Il contratto a favore del terzo
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7 Lug 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Il contratto a favore del terzo

Il contratto e i terzi; la promessa del fatto del terzo; il divieto contrattuale di alienazione; il negozio rifiutabile, il contratto a favore di terzo.

 

Nozione di terzo 

Il concetto di terzo, anche in materia contrattuale, non può determinarsi che in maniera negativa (MESSINEO, GAZZONI). Può dirsi, in via generale, che «terzo» è chi non è parte del contratto e non è parificato alla parte (come l’erede e l’avente causa o subacquirente), nonché chi è estraneo al rapporto costituito, regolato o estinto dal contratto.

 

 

Il terzo e il contratto

In applicazione del principio di relatività del contratto, gli effetti sono limitati alle sole parti, per cui il contratto non produce effetti rispetto al terzo per il principio pacta tertiis neque nocent neque iuvant. Si tratta di un principio che poggia sul concetto di libertà che, in materia di autonomia patrimoniale, impedisce all’autonomia dei singoli di imporre limiti alla libertà di comportamento di un terzo rimasto assolutamente estraneo alla contrattazione, e che poggia altresì sul divieto di ingerenza nell’altrui sfera giuridica, in considerazione della reciproca indipendenza tra le situazioni patrimoniali dei singoli.

 

Costituiscono applicazioni del principio di relatività degli effetti:

 

— la promessa del fatto del terzo (art. 1381): nel caso in cui si promette, mediante un contratto, l’obbligazione o il fatto di un terzo, quest’ultimo non assume alcun obbligo, perché la sua sfera giuridica resta estranea all’attività negoziale nella quale sono stati dedotti fatti relativi alla sua persona; è, invece, il promittente a restare obbligato per la promessa e a dovere indennizzare l’altro contraente se il terzo non si obbliga o non compie il fatto;

 

— il divieto contrattuale di alienazione (art. 1379): il patto con il quale una parte si obbliga verso l’altra a non alienare una data cosa per un certo tempo (ammesso dalla legge solo se risponde ad un rilevante interesse di una delle parti ed è contenuto entro convenienti limiti di tempo) non ha effetto nei confronti dei terzi, eventuali acquirenti ed estranei; colui che si è obbligato a non vendere e vende dovrà risarcire il danno alla controparte ma la vendita, come tale, è valida ed efficace.

 

Gli effetti che il contratto non può, di regola, produrre nei confronti dei terzi sono, però, gli effetti diretti, cioè quelli essenziali o accessori, immediati o differiti, che trovano la loro causa produttiva direttamente nel contratto. In una compravendita, ad esempio, gli effetti diretti sono il trasferimento della proprietà del bene (o di altro diritto) e le obbligazioni che nascono dal contratto (quindi anche le obbligazioni accessorie di cui all’art. 1476, quali quelle di garantire il compratore dall’evizione o dai vizi della cosa). In tal senso, dal contratto non possono sorgere obblighi a carico dei terzi. Vi sono, invece, effetti ricollegabili al contratto soltanto indirettamente (effetti riflessi), i quali possono ripercuotersi pure sui terzi; ad esempio, il trasferimento della proprietà di una cosa locata ha conseguenze riflesse sul soggetto estraneo al contratto di compravendita (terzo) che, come conduttore dell’immobile, avrà di fronte un nuovo locatore.

 

 

Il negozio rifiutabile 

Anche in tema di effetti diretti il dogma della relatività ha subito nel tempo una progressiva attenuazione perché, se è vero che esso mira soprattutto ad esonerare il terzo da conseguenze del contratto che potrebbero rivelarsi dannose, ove il contratto fosse volto a realizzare esclusivamente un effetto favorevole per il terzo apparirebbe davvero eccessivo precludere senz’altro tale effetto in ragione della tutela della libertà del soggetto. Al fine di salvaguardare l’eventuale interesse del terzo a non essere destinatario di un beneficio altrui risulta, infatti, sufficiente, prescindendo dal consenso del destinatario, riconoscere a costui la possibilità di un rifiuto. È questa, d’altra parte, la soluzione adottata dal legislatore nel disciplinare la figura del contratto a favore del terzo (art. 1411), secondo un paradigma di carattere generale che costituisce la conferma di come il nostro ordinamento abbia ammesso che il contratto possa produrre effetti favorevoli in capo ad un soggetto rimasto assolutamente estraneo alle contrattazioni, salva la facoltà del rifiuto (cd. negozio rifiutabile).

 

 

Il contratto a favore di terzi

Effetti diretti del contratto nei confronti del terzo possono prodursi se i contraenti stipulano un contratto a favore del terzo ex art. 1411. Si ha contratto a favore di terzo quando «una parte (stipulante) designa un terzo quale avente diritto alle prestazioni dovute dalla controparte (promittente)» (BIANCA). Es.: un genitore decide di stipulare un’assicurazione sulla vita a favore di suo figlio. A tale scopo egli si rivolge ad una società assicuratrice, la quale si assume di versare l’importo dell’assicurazione al figlio nel caso di morte del genitore. In questo esempio, il genitore è lo stipulante, la società assicuratrice è il promittente e il figlio è il beneficiario del diritto di credito derivante dal contratto di assicurazione stipulato a suo vantaggio.

 

In particolare bisogna evidenziare che:

 

— lo stipulante deve avere un interesse che giustifichi l’atto dispositivo. Esso può essere anche morale (RESCIGNO), ma comunque meritevole di tutela ex art. 1322 (MAJELLO). Se l’interesse manca o è illecito, la disposizione è nulla, ma rimane fermo il contratto, per cui la prestazione è dovuta allo stipulante (BIANCA);

 

— il beneficio del terzo non può risolversi in un vantaggio di fatto, meramente economico (es.: un trasporto o cure mediche), bensì deve consistere nell’attribuzione della titolarità di un diritto ad esigere dall’obbligato l’esecuzione della prestazione promessa;

 

— la modificazione della sfera giuridica del terzo determinata dall’attribuzione del diritto può avere la natura più varia (acquisto di un credito, di un diritto reale, liberazione da un debito).

 

Partendo dalla considerazione che il contratto a favore del terzo non tollera obblighi a carico del terzo, BIANCA ritiene preferibile escludere dal suo ambito di applicazione l’attribuzione della proprietà e dell’usufrutto, che comportano degli oneri per il loro titolare e quindi un potenziale pregiudizio. Si obietta (GAZZONI) che il terzo è comunque libero di decidere se adempiere o meno l’onere, subendo in quest’ultimo caso solo la perdita del diritto attribuito; così, solo l’imposizione di obblighi è certamente da escludere.

 

 

Disciplina

Per quanto concerne la disciplina le principali regole sono:

 

– il terzo acquista automaticamente il diritto verso il promittente sin dal momento della stipulazione del contratto, ma non ne diviene parte;

 

– il terzo ha l’onere di dichiarare se vuole profittare del beneficio. Fino al momento in cui non abbia emesso tale dichiarazione, egli rischia di perdere o di vedere modificato il suo diritto giacché la legge espressamente prevede la possibilità che nel frattempo lo stipulante revochi o modifichi la stipulazione;

 

– la dichiarazione del terzo di voler profittare della stipulazione non esclude tuttavia la possibilità che lo stipulante revochi il beneficio «se la prestazione deve essere fatta al terzo dopo la morte dello stipulante» (art. 1412, co. 1°). In tal caso la revoca può essere fatta anche con una dichiarazione testamentaria ed è esclusa solo quando lo stipulante vi abbia rinunciato per iscritto;

 

– in caso di «rifiuto» del terzo o di «revoca» dello stipulante, la prestazione rimane a beneficio dello stipulante, «salvo che diversamente risulti dalla natura del contratto o dalla volontà delle parti» (art. 1411, co. 3°);

 

– premessa la distinzione tra rapporto di valuta, intercorrente tra stipulante e terzo, e rapporto di provvista, che si stabilisce tra stipulante e promittente, quest’ultimo ai sensi dell’art. 1413, può opporre al terzo solo le eccezioni fondate sul contratto dal quale il terzo deriva il suo diritto (ossia le eccezioni fondate sul rapporto di provvista) e non invece quelle fondate su altri eventuali rapporti tra lui e lo stipulante. Ad esempio, il promittente può rifiutare di eseguire la prestazione al terzo beneficiario se il contratto, in virtù del quale egli ha assunto l’impegno, è nullo, annullabile, risolubile o rescindibile.

 

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