Per quanto tempo è responsabile l’avvocato?
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3 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Per quanto tempo è responsabile l’avvocato?

Prescrizione dell’azione disciplinare nei confronti dell’avvocato: nel caso in cui il professionista trattenga somme destinate al proprio cliente il termine dei sei anni inizia a decorrere dalla cessazione della condotta illecita.

 

Per quanto tempo è responsabile un avvocato per un illecito commesso nell’espletamento del proprio mandato? Il che, in termini giuridici, si traduce con la seguente domanda: quando si prescrive l’azione disciplinare nei confronti del professionista? La risposta è stata fornita qualche giorno fa dalle Sezioni Unite della Cassazione [1]. In generale, se l’azione civile per ottenere il risarcimento del danno si prescrive in cinque anni, quella disciplinare per l’illecito deontologico ha un termine di prescrizione di sei anni (così come recentemente modificato [2]).

 

Il problema potrebbe porsi con riferimento al momento a partire dal quale inizia a decorrere tale termine. E qui bisogna distinguere:

 

  • per tutti gli illeciti che si consumano con una semplice condotta e in tale condotta esauriscono tutti i loro effetti, la prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui è stato realizzato detto illecito: si pensi all’avvocato che violi il segreto professionale comunicando a terzi i fatti privati di un proprio cliente;
  • per tutti gli illeciti, invece, che consistono in una condotta protratta nel tempo, la prescrizione inizia a decorrere solo dal giorno in cui tale condotta cessa. Si pensi al caso in cui l’avvocato riscuota, per conto del proprio cliente, una somma di denaro, ma anziché consegnargliela, la tenga per sé: in tal caso i sei anni di prescrizione iniziano a decorrere solo da quando l’avvocato restituisca i soldi al legittimo beneficiario; se non lo fa, l’azione può essere esercitata in qualsiasi momento, senza termini di scadenza, non essendo mai iniziato a decorrere il termine di prescrizione perché gli effetti l’illecito non è mai cessato.

 

Pertanto, affermano le Sezioni Unite della Cassazione, l’indebita ritenzione di somma spettante al cliente configura un illecito deontologico “permanente” e, come tale, imprescrittibile, salvo che il professionista faccia cessare l’illecito consegnando la somma a chi di dovere; solo da tale momento iniziano a decorrere i sei anni per la prescrizione dell’azione disciplinare. La legge infatti stabilisce che l’azione disciplinare nei confronti dell’avvocato si prescrive nel termine di 6 anni, che decorrono dal giorno di realizzazione dell’illecito, oppure, se questo consista in una condotta protratta [3] dalla data di cessazione della condotta stessa.

 

 

La vicenda

Un avvocato riscuoteva, per conto del proprio cliente, una cospicua somma di denaro, senza però consegnargliela. L’azione disciplinare nei suoi confronti veniva esercitata dopo i cinque anni (all’epoca non era entrato in vigore ancora il nuovo termine di sei anni) dal ricevimento di tali somme. Il legale si opponeva contestando la prescrizione dell’azione. La Cassazione rigettava la richiesta del professionista perché il termine di inizio della prescrizione non doveva considerarsi il giorno dell’illecito, ma quello della cessazione dello stesso, trattandosi di illecito consistente in una condotta “continuata”.

 

Ricordiamo che l’avvocato è tenuto a mettere immediatamente a disposizione del proprio cliente le somme riscosse per conto di questo. In caso contrario si verifica non solo un illecito civile, ma anche una violazione deontologica, per tale sua natura destinata a protrarsi fino alla restituzione delle somme. Ne consegue che il protrarsi di tale condotta impedisce l’inizio del decorso della prescrizione.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza 7 – 30 giugno 2016, n. 13379
Presidente Rordorf – Relatore Iacobellis

Svolgimento del processo

L’avv. L.C. ha proposto ricorso per la cassazione della decisione del CNF n. 166/2015 con la quale è stato rigettato il ricorso dal medesimo proposto avverso la decisione dei COA di Campobasso dell’8/4/2013, con la quale esso ricorrente era stato ritenuto responsabile dell’indebita ritenzione di somme riscosse per conto di un cliente- Banco di Sicilia-, così violando gli articoli 7, comma 1 (Dovere di fedeltà), 8 (Dovere di diligenza), 38 comma 1 (Inadempimento al mandata) 41, commi 1, 2 e 3 (Gestione di denaro altrui), con irrogazione della sospensione dall’esercizio della professione per mesi 11. Il CNF riteneva infondata l’eccezione di prescrizione formulata dal C. sul rilievo che la violazione deontologica risultava Integrata da una condotta protrattasi nel tempo, richiamando in proposito l’orientamento espresso con le decisioni n. 208 dei 28/12/2012, n. 55 del 10/4/2013, n. 132 dei 8/9/2011, nonché di queste SS.UU. n. 14620 dell’1/10/2003. Il ricorso è fondato su unico motivo. Nessuna attività difensiva ha svolto il CNF.

Motivi della decisione

Assume il ricorrente la violazione

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