Viaggio annullato per malattia, soldi restituiti al turista
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4 Lug 2016
 
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Viaggio annullato per malattia, soldi restituiti al turista

La malattia improvvisa, che obbliga il viaggiatore a disdire la vacanza, è una causa che consente il recesso dal contratto e la restituzione del prezzo pagato.

 

In caso di malattia improvvisa e grave, verificatasi prima della partenza per una vacanza, il turista che non possa più mettersi in viaggio ha diritto alla restituzione dei soldi pagati per il biglietto e per la permanenza nella struttura alberghiera. Questo perché il codice civile [1] stabilisce che, tutte le volte in cui, nella normale dinamica di un contratto, una prestazione diventa impossibile il contratto stesso si scioglie. In pratica, la malattia che non consenta di uscire di casa (come ad esempio la polmonite) o, comunque, di viaggiare (si pensi alla frattura che imponga una sedia a rotelle), è sicuramente una causa che impedisce l’esecuzione del contratto e quindi consente ad entrambe le parti di sciogliersi dai rispettivi impegni negoziali. È quanto chiarito dal Giudice di Pace di Verona con una recente sentenza [2].

 

Vacanze più tutelate per chi ha prenotato un viaggio: anche se non è stata contratta una polizza di assicurazione per il caso di disdetta della vacanza, il contratto con il tour operator si può ugualmente risolvere qualora sopravvenga una impossibilità oggettiva per una causa non imputabile al debitore, tanto da rendere impossibile l’esecuzione della prestazione. In questo caso, si legge nella sentenza in commento, l’Agenzia Viaggi è tenuta a restituire, al cliente, i soldi già versati nonché gli interessi.

 

È chiaro che l’impossibilità definitiva deve risultare documentata agli atti con il certificato medico depositato dal consumatore, meglio se di una struttura pubblica. Il certificato deve contenere la diagnosi di una grave malattia che renda impossibile mettersi in viaggio per l’acquirente del pacchetto.

 

A ben vedere non esiste, per il caso di malattia sopravvenuta, una norma che regoli espressamente la sorte del contratto con il tour operator e che stabilisca la possibilità di ottenere il rimborso del prezzo eventualmente anticipato. Tuttavia, secondo il giudice veneto questa disposizione si può già dedurre dalle norme presenti all’interno del nostro codice civile che regolano, come detto, il caso di impossibilità definitiva e impossibilità temporanea della prestazione. Solo l’impossibilità definitiva risulta una causa di estinzione autonoma del contratto e consente il recesso unilaterale del cliente.

 

L’istituto del recesso, osserva il giudice di pace, esiste proprio per dare la possibilità a una parte di ritirarsi dal rapporto contrattuale liberandosi dai relativi obblighi: si può parlare di recesso, continua il magistrato onorario, quando una parte del contratto risulta regolarmente in grado di ottemperare alle obbligazioni mentre l’altra non lo sia più e, pertanto, le comunica la propria intenzione di svincolarsi dall’impegno. Da ciò deriva che tutti gli obblighi prestabiliti nel contratto di sciolgono e chi dei due ha già ottenuto una parte della prestazione (ad es. un anticipo del prezzo) deve restituirla.


[1] Art. 1256 cod. civ.

[2] G.d.P. Verona, sent. n. 957/2016 del 5.04.2016.

 


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