Permesso edilizio: come, quale, quando e per che cosa
Lo sai che?
4 Lug 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Permesso edilizio: come, quale, quando e per che cosa

PDC, SCIA, CIL, CILA, Super-DIA. Una giungla di autorizzazioni da chiedere a seconda dell’intervento da realizzare: costruzione o ristrutturazione di una casa.

 

Si fa presto a dire permesso edilizio. In realtà, chi vuole costruire una casa o ristrutturare un edificio già esistente deve sapere che esistono diversi tipi di autorizzazioni da chiedere, a seconda del tipo di lavoro da eseguire. La normativa che regola alcuni di questi permessi è stata aggiornata di recente. Vediamo quali sono i vari casi e che cosa fare per avere il permesso edilizio più indicato.

 

 

Il permesso di costruire

Il permesso di costruire [1] è un’autorizzazione amministrativa rilasciata dal Comune per la trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio. I lavori devono essere conformi alla pianificazione urbanistica (Piano Regolatore) e possono riguardare:

  • La nuova costruzione di un fabbricato;
  • La ristrutturazione urbanistica;
  • La ristrutturazione edilizia che comporti una modifica in tutto o in parte nella forma e nella volumetria di un fabbricato;
  • La modifica della destinazione d’uso e della forma di un edificio sottoposto a vincoli ai sensi della legge [2].

Le Regioni possono, comunque, stabilire altri casi in cui è necessario il permesso, a seconda delle caratteristiche del territorio.

 

La domanda per avere un permesso di costruire va presentata allo Sportello Unico per l’Edilizia [3] allegando:

  • L’attestazione del titolo di legittimazione;
  • La relazione firmata da un tecnico abilitato;
  • I progetti richiesti dal regolamento edilizio;
  • L’asseverazione delle conformità urbanistiche, edilizie, di sicurezza ed igienico-sanitarie.

Finché non sarà operativa la semplificazione approvata dal Governo, i tempi per avere un permesso di costruire vanno dai 60 giorni per i Comuni con meno di 100.000 abitanti ai 120 giorni per quelli più grandi. Tuttavia, la riforma Madia consentirà di accorciare drasticamente le procedure grazie al modello unico PDC, che sarà operativo dal 2017: basterà un’autocertificazione per assolvere tutti gli adempimenti, online e in tempo reale.

 

 

La SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività)

Altro tipo di autorizzazione edilizia è la Segnalazione Certificata di Inizio Attività, nota come SCIA. Interessa i lavori che non rientrano nell’attività edilizia libera o che non sono soggetti ad avere un permesso di costruire:

  • Interventi di manutenzione straordinaria;
  • Opere interne per le quali non è necessario presentare comunicazione di inizio lavori;
  • Opere di restauro e risanamento;
  • Ristrutturazione edilizia;
  • Cambio di destinazione d’uso;
  • Installazione di nuovi impianti tecnologici;
  • Recinzioni e muri di cinta.

 

La SCIA deve essere presentata allo Sportello Unico Edilizia dal proprietario dell’immobile oppure dal direttore dei lavori, dal progettista o dall’impresa che esegue l’intervento. E’ necessario allegare i dati dell’impresa e le autorizzazioni pertinenti.

Conclusi i lavori, bisogna chiedere allo Sportello Unico Edilizia il certificato di conformità e di agibilità.

 

Come nel caso del permesso di costruire, dal 2017 sarà possibile espletare queste pratiche online e in tempo reale con il modello unico nazionale.

 

Non conviene fare i “furbetti”: la mancata presentazione della SCIA comporta pesanti sanzioni:

  • Se presentata spontaneamente durante i lavori (e non prima) la sanzione è di 2.000 euro.
  • In caso di omessa presentazione o di errori sugli interventi edilizi di recupero, la sanzione è pari al contributo di costruzione previsto, comunque non interiore a 1.000 euro.
  • La sanatoria SCIA per mancata presentazione o per difformità per le altre tipologie comporta una sanzione da 500 euro a 5.000 euro più il contributo di costruzione se dovuto.

Inoltre, se l’amministrazione competente, a lavori iniziati, rileva delle violazioni di legge, eccesso di potere o incompetenza, potrà bloccare l’attività entro 60 giorni (non più entro 30 giorni come in passato).

 

 

La Comunicazione Inizio Lavori (CIL)

Certi interventi di edilizia libera richiedono la comunicazione di inizio lavori (CIL)[4]. Si tratta delle opere per esigenze temporanee da rimuovere entro 90 giorni, dei lavori di pavimentazione, finitura di spazi interni, intercapedini interrate e non accessibili e cisterne di raccolta acqua. E’ necessaria la comunicazione di inizio lavori anche per l’installazione di pannelli solari o fotovoltaici e per la realizzazione di aree ludiche senza fini di lucro e di elementi di arredo nelle pertinenze.

 

Altri interventi di edilizia libera, invece, richiedono che la comunicazione di inizio lavori sia asseverata da un tecnico abilitato (CILA). Si tratta di:

  • Interventi di manutenzione straordinaria;
  • Apertura di porte interne o spostamento di pareti, sempre che non venga toccata la struttura dell’edificio;
  • Modifiche sulla superficie coperta del fabbricato adibito ad esercizio di impresa (ma non sulle parti strutturali);
  • Modifiche della destinazione di uso dei locali adibiti ad esercizio di impresa.

 

La CILA deve asseverare che i lavori sono conformi agli strumenti urbanistici, ai regolamenti edilizi, alle normative antisismiche e sul rendimento energetico e non interessano le parti strutturali dell’edificio.

Per entrambe le comunicazioni di inizio lavori (CIL e CILA) è già operativo il modello unico nazionale, accessibile sul sito del Dipartimento per la Funzione Pubblica (http://www.funzionepubblica.gov.it/), che consente di espletare la pratica online risparmiando tempo e fatica.


[1] Artt. 10 a 20 D.P.R. 380/2001.

[2] D.lgs. 42/2004 e succ. modifiche.

[3] Art. 13 legge 134/2012.

[4] Art. 6 comma 2 D.P.R. 380/2001

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti