Affidamento fiduciario e tutela dei beni dai creditori
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9 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Affidamento fiduciario e tutela dei beni dai creditori

Contratto di affidamento fiduciario per tutelare il patrimonio: chi può usufruirne, come funziona, quali vantaggi comporta, qual è il regime tributario.

 

ll contratto di affidamento fiduciario è un accordo con cui un soggetto, l’affidante fiduciario, destina determinati beni, detti “beni affidati”, a uno o più soggetti beneficiari in forza di un programma, la cui attuazione è assegnata a un soggetto, l’affidatario fiduciario; quest’ultimo si assume l’impegno di attuare il programma e di amministrare conseguentemente i beni affidati. Le parti contraenti sono dunque affidante e affidatario.

Una volta terminato il programma, i beneficiari ricevono i beni affidati liberi da vincoli; il contratto può avere diverse cause: di garanzia, di gestione, di segregazione, etc. e rappresenta un’ottima alternativa sia al trust che al vincolo di destinazione, in quanto il suo funzionamento risulta più semplice ed elastico. I vincoli, difatti, riguardano il programma, cioè l’attività compiuta sui beni e non i beni stessi, pertanto l’affidatario ha ampia discrezionalità nella gestione e nell’amministrazione del patrimonio.

Inoltre, pur trattandosi di una nuova tipologia di contratto (è stato teorizzato per la prima volta nel 2012, in un decreto di nomina di Curatore Speciale del Giudice Tutelare di Genova), parliamo comunque di una fattispecie appartenente al diritto italiano e non ad un altro ordinamento estero, come il trust: di conseguenza, la sua stipula non richiede approfondite conoscenze di norme giuridiche diverse da quelle italiane, né incontra resistenze da parte del nostro ordinamento.

 

 

Affidamento fiduciario: come funziona il contratto

Il contratto di affidamento fiduciario è atipico, di durata, a favore di terzi ed ha ad oggetto un trasferimento di beni (mobili o immobili) tra vivi: in particolare, l’affidatario riceve dall’affidante un diritto di proprietà temporaneo e nell’interesse altrui sui beni oggetto del programma.

Il diritto di proprietà non corrisponde a un arricchimento o a una tutela dell’affidatario, in quanto è finalizzato alla tutela dei beneficiari che riceveranno il patrimonio, una volta terminato il programma.

Il programma deve però risultare meritevole di tutela secondo i principi del nostro ordinamento giuridico [1].

 

I terzi beneficiari possono essere già individuati dal contratto (affidamento fiduciario trasparente) o da individuare (affidamento fiduciario opaco); può trattarsi di persone fisiche o giuridiche, e possono essere distinti in beneficiari delle utilità, cioè coloro a cui vengono attribuiti i vantaggi derivanti dai beni affidati ed in beneficiari dei beni affidati, cioè coloro a cui vengono trasferiti i beni affidati.

L’affidatario può coincidere con l’affidante, a meno che questi non sia contemporaneamente beneficiario; possono essere presenti anche più affidatari.

Per il contratto non è stabilita una particolare forma, anche se, ai fini della certezza e dell’opponibilità del vincolo, è necessario un atto scritto con data certa: la stessa forma è necessari anche per i trasferimenti modificativi dei beni affidati. Se si tratta di beni immobili o mobili registrati, poi, è consigliabile la trascrizione del contratto di affidamento, in cui si renda nota la destinazione del bene, con un’unica nota che contenga due unità negoziali:

 

– la prima riferita al trasferimento del bene dall’affidante all’affidatario;

– la seconda contro lo stesso affidatario, al fine di rendere noto il vincolo di destinazione.

 

 

Affidamento fiduciario: tutela dei beni

I beni affidati (come già esposto, mobili o immobili) appartengono, di norma, all’affidante, che ne trasferisce la proprietà soltanto temporaneamente, in virtù del programma, per poi farli trasferire ai beneficiari.

Tuttavia, nulla vieta che i beni appartengano già all’affidatario, o che si tratti di beni futuri dell’affidatario, o, ancora, di beni futuri dell’affidante o di beni di terzi che saranno trasferiti all’affidatario o all’affidante. Tutti i beni risultano segregati rispetto al patrimonio personale dell’affidante, dell’affidatario e dei beneficiari: eventuali creditori di questi soggetti non possono dunque rivalersi sui beni oggetto del contratto, se la causa dei crediti non è attinente al programma di destinazione.

I creditori possono invece rivalersi sul patrimonio affidato, ma solo su questo, per le obbligazioni contratte dall’affidatario nella realizzazione del programma: non possono dunque rivalersi sul patrimonio personale dell’affidatario, dell’affidante o dei beneficiari.

 

 

Affidamento fiduciario: regime fiscale

Per quanto riguarda la gestione del contratto di affidamento fiduciario dal punto di vista fiscale, questa è diversa a seconda delle tipologie di contratto, opaco o trasparente.

Nel primo caso, i beni affidati hanno autonoma soggettività tributaria [2]: in pratica, il patrimonio diventa un unico soggetto passivo di imposta, tenuto al pagamento dell’IRES (imposta sul reddito delle società).

L’affidatario, allora, è tenuto a determinare il reddito dei beni affidati per ciascun periodo d’imposta.

Se successivamente i redditi maturati sono distribuiti ai beneficiari, questi non sono tassati in capo a questi ultimi, in quanto diversamente si verificherebbe una doppia imposizione fiscale.

Nel caso di affidamento fiduciario trasparente, i redditi prodotti dai beni sono tassati direttamente in capo ai beneficiari ed il patrimonio non acquista soggettività tributaria: i redditi sono dunque considerati come maturati direttamente in capo ai destinatari, in misura pari al diritto di ciascun beneficiario. In pratica, dal punto di vista della tassazione dei redditi relativi ai beni affidati, è come se il contratto di affidamento non esistesse e questi fossero già stati trasferiti ai beneficiari.

 

 

Cattiva gestione dell’affidatario

L’affidatario ha molta autonomia, ma deve gestire i beni ed attuare il programma con i criteri di buona fede e correttezza, nonché di diligenza del buon padre di famiglia. Ha la facoltà di rinunciare all’incarico a favore di un altro affidatario.

In caso di mala gestione, non è possibile risolvere il contratto per inadempimento, ma l’affidatario può inoltre essere revocato dall’affidante. A seguito della revoca, si deve procedere alla nomina di un nuovo affidatario, senza che il contratto si interrompa mai e senza che il patrimonio affidato venga mai a trovarsi privo di titolare: annullare il contratto, difatti, comprometterebbe le finalità dell’affidamento fiduciario ed andrebbe proprio contro gli interessi tutelati.

Anche i beneficiari, in caso di cattiva gestione o di violazione delle obbligazioni da parte dell’affidatario, possono agire direttamente contro quest’ultimo e richiedere il risarcimento dei danni eventualmente subiti. Possono inoltre esercitare l’azione di adempimento.

Lo principio è applicato nel caso in cui la gestione e l’attuazione del programma si rivelino troppo onerose per l’affidatario: questi non può mai richiedere la risoluzione per eccessiva onerosità, ma può domandare un compenso o rinunciare all’incarico in favore di un altro affidatario.


[1] Art. 1322 Cod. Civ.

[2] Art. 73, Co.2, Tuir.

 


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Commenti
10 Ago 2016 Giampaolo Ramponi

In sostanza è un trust all’italiana o molto simile, più semplice direi