Ispezioni fiscali: la Finanza può leggere le email senza mandato
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5 Lug 2016
 
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Ispezioni fiscali: la Finanza può leggere le email senza mandato

Non c’è bisogno del mandato del giudice per accedere al computer e acquisire la posta elettronica nel computer del soggetto sottoposto a controllo fiscale.

 

Nell’ambito di una verifica fiscale, la Guardia di Finanza può accedere nel computer del soggetto sottoposto a controllo e acquisire le sue email di contenuto commerciale anche senza l’autorizzazione del giudice; tuttavia, è necessario che dette email siano state già aperte dal destinatario poiché, in caso contrario, c’è bisogno del mandato dell’autorità giudiziaria. È quanto chiarito dalla Commissione Tributaria Provinciale di Trento con una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine.

 

 

COME AVVENGONO ACCESSI E ISPEZIONI FISCALI

 

Cos’è l’accesso della Guardia di Finanza

L’accesso è l’azione che consente agli impiegati dell’Agenzia delle Entrate e ai militari della Guardia di Finanza, appositamente incaricati, di entrare nei locali indicati dalla legge [2].

Il potere di accesso può essere esercitato anche senza e contro il consenso del contribuente, giacché è indispensabile per lo svolgimento delle successive operazioni di controllo. L’accesso si concretizza, infatti, nella facoltà di penetrare e procedere, anche contro la volontà del contribuente in luoghi destinati all’esercizio di attività commerciali, agricole, artistiche e professionali, ad ispezioni documentali, verificazioni e ricerche e ad ogni altra rilevazione ritenuta utile per l’accertamento dell’imposta e per la repressione dell’evasione e delle altre violazioni. Il potere di accesso non può venir meno in caso di opposizione da parte del contribuente, in quanto la dilazione può consentire la distruzione, l’occultamento, la regolarizzazione di scritture, libri, registri e documenti.

 

Gli impiegati procedenti hanno l’obbligo di redigere processo verbale di ogni accesso. L’eventuale opposizione all’accesso, da parte del contribuente, sarà constatata nel relativo processo verbale.

La norma dispone che l’accesso nei locali destinati all’esercizio di arti e professioni debba essere eseguito in presenza del titolare dello studio o di un suo delegato.

 

La Guardia di Finanza procede di propria iniziativa o su richiesta dei singoli Uffici finanziari con le stesse facoltà loro attribuite dalle singole leggi d’imposta in virtù delle medesime norme. In particolare, la Guardia di Finanza coopera con gli Uffici finanziari per l’acquisizione ed il reperimento degli elementi utili ai fini dell’accertamento dei redditi e per la repressione delle violazioni delle leggi sulle imposte dirette

 

 

Autorizzazioni necessarie per l’accesso della Finanza

Gli impiegati dell’Agenzia delle Entrate ed i militari della Guardia di Finanza designati della esecuzione della verifica – devono essere muniti di apposita autorizzazione che ne indica lo scopo, rilasciata dal capo dell’Ufficio o dal comandante del reparto da cui dipendono.

Per gli impiegati degli Uffici finanziari, le autorizzazioni devono essere rilasciate dal direttore dell’Agenzia delle Entrate nella cui circoscrizione ha sede il soggetto da sottoporre a verifica.

Per la Guardia di Finanza è prescritto il “foglio di servizio” nel quale è trascritto, per ogni luogo presso il quale è previsto l’intervento, il relativo ordine di accesso.

 

L’autorizzazione rilasciata dal direttore dell’Agenzia delle Entrate o il foglio di servizio rilasciato dall’ufficiale o sottufficiale comandante di reparto o altro ufficiale delegato devono essere esibiti al contribuente o alla persona che lo rappresenta, unitamente alle tessere personali di riconoscimento degli stessi verificatori, al momento dell’accesso.

Attraverso le descritte formalità al contribuente è data la possibilità di avere esatta cognizione della identità dei verificatori e di conoscere l’ambito operativo entro il quale gli stessi possono agire.

 

Esistono tre differenti modalità di accesso in relazione alla destinazione dei locali e alle autorizzazioni necessarie:

 

1) è necessaria la sola autorizzazione del direttore dell’Agenzia Entrate (o il foglio di servizio della Guardia di Finanza) per l’accesso:

– nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali o agricole;

– nei locali destinati all’esercizio di arti e professioni;

– presso soggetti (in genere professionisti) che detengono in tutto o in parte le scritture contabili del contribuente. Presso terzi che detengono le scritture contabili del contribuente si può accedere soltanto se quest’ultimo esibisce un’attestazione del soggetto detentore, recante la specificazione delle scritture. Il terzo detentore può opporsi all’accesso.

 

2) occorre l’autorizzazione della Procura della Repubblica o a quella del direttore dell’Agenzia delle Entrate (o del foglio di servizio della Guardia di Finanza) per l’accesso:

– nei locali adibiti ad abitazione principale, ancorché vi si esercitino attività commerciali, professionali e agricole (si deve tutelare il diritto all’inviolabilità del domicilio privato). Per locali adibiti anche ad abitazione vanno intesi quelli effettivamente destinati a tale uso; perciò il contribuente deve materialmente e contestualmente abitare negli stessi locali in cui esercita l’attività commerciale o agricola. Non sarà necessaria l’autorizzazione della Procura della Repubblica per accedere in uno stabilimento industriale che abbia “incorporata” anche l’abitazione del custode, del direttore, del proprietario;

 

3) occorrono le stesse autorizzazioni previste al punto 2) per accedere:

– nei locali diversi da quelli destinati all’esercizio di attività commerciali, agricole, artistiche o professionali, cioè abitazioni, locali privati di enti che non svolgono alcuna attività commerciale o agricola, circoli privati, associazioni non commerciali, ecc. Deve, però, sussistere la circostanza di gravi indizi di violazioni.

 

 

Cos’è la verifica fiscale?

Si tratta di un’attività di controllo, che, in ambito tributario, è diretta a rilevare la rispondenza dei dati contabili e fiscali con le disposizioni stabilite dalle leggi del settore. Serve ad acquisire e reperire ogni elemento utile all’accertamento dei redditi, dell’Iva e dei tributi indiretti, nonché alla repressione delle violazioni.

Si esplica mediante ispezioni documentali e rilevamenti dell’attività del contribuente e si conclude con la compilazione di specifici atti.

 

Intrapresa la verifica fiscale, gli impiegati dell’Agenzia delle Entrate o i militari della Guardia di Finanza, dopo aver esibito “l’autorizzazione all’accesso” od il “foglio di servizio” e le relative tessere di riconoscimento, chiedono al titolare dell’azienda o al suo rappresentante di esibire tutti i libri, registri e documenti contabili (e sociali) obbligatori.

 

 

Sequestri di scritture e documenti possono avvenire soltanto quando:

– non sia possibile riprodurne o farne constare il contenuto nel verbale;

– il contribuente contesti il contenuto del verbale;

– il contribuente rifiuti di sottoscrivere il verbale.

 

 

POTERI E LIMITI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE E DELLA GDF

 

Limiti al potere di accesso, ispezione e verifica

Gli accessi, le ispezioni e le verifiche fiscali nei locali destinati all’esercizio dell’attività devono essere giustificati da esigenze effettive di indagine e controllo sul luogo.

Gli stessi, salvo casi eccezionali ed urgenti adeguatamente documentati, devono avvenire durante l’orario ordinario di esercizio dell’attività e con modalità tali da arrecare la minore turbativa possibile al regolare svolgimento delle attività:

la durata massima è di 30 giorni lavorativi (prorogabili per altri 30 giorni nei casi, individuati e motivati dal dirigente dell’Ufficio, di particolare complessità dell’indagine).

La permanenza del personale che svolge la verifica nei locali del contribuente oltre il termine di 30 giorni non preclude la possibilità di utilizzare i documenti, le informazioni e gli altri elementi probatori, acquisiti oltre la scadenza dei termini, che possono quindi essere posti a fondamento della pretesa fiscale.

 

 

Legittima l’acquisizione delle email

Secondo la sentenza in commento è legittima l’acquisizione, in corso di verifica, delle e-mail di contenuto commerciale ricevute e inviate dal soggetto sottoposto a controllo, anche senza l’autorizzazione del giudice, ciò in quanto il potere di ispezione documentale [3] si estende anche ai computer dell’azienda. Tuttavia – seppur non chiarito in modo espresso nella citata sentenza – è legittima l’acquisizione delle e-mail senza l’autorizzazione preventiva solamente qualora queste siano state già “aperte” dal destinatario; al contrario è necessaria l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria per l’acquisizione delle e-mail ancora non lette.

 

Nel corso dei controlli, i verificatori hanno il potere, tra l’altro, di esaminare e acquisire “tutti i libri, registri, documenti e scritture, compresi quelli la cui tenuta e conservazione non sono obbligatorie, che si trovano nei locali in cui l’accesso viene eseguito”. Tale potere è anche esteso alle informazioni contenute nelle apparecchiature informatiche installate nel locali in cui è svolto l’accesso. Così è legittima l’acquisizione anche i supporti informatici (come hard-disk interni o esterni, chiavette Usb, dvd, ecc.) e i dati presenti nell’hard-disk dei computer.

 

Per legge, i verificatori della GdF possono forzare l’apertura di buste sigillate, borse, casseforti, mobili e simili e per l’esame di documenti relativamente ai quali è eccepito il segreto professionale solamente “previa autorizzazione del procuratore della repubblica o dell’autorità giudiziaria più vicina”. Ma detta autorizzazione è necessaria solo in caso di “apertura coattiva”, ossia che richiede l’uso della forza o, comunque, di una minima attività materiale di un supporto che, originariamente, viene trovato chiuso o sigillato. Ne consegue che se il supporto non è chiuso, come nel caso di una lettera già aperta che si trovi sulla scrivania del soggetto controllato, non è più necessaria l’autorizzazione del giudice.

 

Non è neanche necessaria previa autorizzazione qualora il contribuente proceda volontariamente ad aprire, per esempio, la cassaforte o la corrispondenza o quanto i verificatori si trovino di fronte a un cassetto aperto.

 

Gli stessi principi possono applicarsi per le email posto che la legge non disciplina questo particolare tipo di verifica. Da un lato le e-mail possono essere inquadrate quale corrispondenza dall’alto quali dati contenuti sui supporti informatici. Al riguardo una circolare della Guardia di finanza [4] ha precisato che, per l’acquisizione delle e-mail in corso di verifica è necessario “tenere presenti” le particolari disposizioni [5] in tema di acquisizione ed esame di documenti contenuti in plichi sigillati o per i quali è opposto il segreto professionale. Per tale ragione le “e-mail già aperte e visionate dal destinatario sono direttamente acquisibili dai verificatori” mentre per quelle ancora non lette o per le quali è eccepito il segreto professionale è necessaria la previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria.


[1] CTP Trento, sent. n. 117/1/2016.

[2] Con le modalità stabilite dall’art. 52, D.P.R. 633/1972.

[3] Disciplinato dall’art. 52 del dpr 633/1972 (valevole anche ai fini delle imposte dirette ex art. 33 dpr 600/1972).

[4] GdF circolare n. 1/2008.

[5] Art. 52 co. 3, dPRE n. 633/1972.

 


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