Nell’Isee vanno indicati anche i prestiti?
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5 Lug 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Nell’Isee vanno indicati anche i prestiti?

Finanziamenti e debiti del contribuente e dei suoi familiari: possono essere dichiarati nell’Isee per abbassare l’ammontare del patrimonio?

 

Un prestito transitato nel conto corrente ha aumentato la giacenza media, però l’Isee non considera il debito corrispondente, né gli altri conti in rosso: è corretto?

 

La valutazione del patrimonio mobiliare del nucleo familiare che viene effettuata nella dichiarazione Isee (o meglio Dsu, dichiarazione sostitutiva unica: si tratta della dichiarazione che serve a “misurare la ricchezza” di una famiglia, indispensabile per ricevere prestazioni e agevolazioni) sicuramente non è equa, ma dal punto di vista normativo è corretta [1].

Entrano a far parte della giacenza media del conto corrente, difatti, tutte le somme ed i valori che transitano nel conto, a qualunque titolo percepiti, compresi gli importi erogati come prestito, quindi da restituire. Al contrario, non diminuiscono il patrimonio mobiliare della famiglia i debiti o i conti correnti “in rosso”: l’unico debito considerato dalla dichiarazione, utile a diminuire il patrimonio della famiglia ai fini Isee, è il mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale.

 

 

Isee: che cosa dichiarare nel patrimonio mobiliare

Bisogna innanzitutto specificare che all’interno del patrimonio mobiliare della Dsu vanno dichiarati non solo i conti correnti ordinari, ma anche le carte prepagate con e senza Iban, i conti correnti postali ed i depositi i conti di pagamento, i conti vincolati/liberi, i conti bancari transitori ed i libretti nominativi ed al portatore, sia bancari che postali. Vanno inoltre dichiarati titoli, azioni, obbligazioni e, in generale, ogni componente attiva mobiliare posseduta.

Se, da un lato, le componenti attive aumentano il patrimonio mobiliare ed il patrimonio della famiglia in generale ai fini Isee, le componenti passive, dall’altro lato, non lo diminuiscono, in quanto non vengono considerate (eccezion fatta, come già esposto, per il mutuo prima casa).

Le somme che transitano nei conti a titolo di finanziamento, però, vengono pienamente considerate come incremento della ricchezza, anche se di ciò non si tratta, ma di valori che devono essere restituiti.

 

 

Conto corrente e giacenza media

Nel dettaglio, è inserito nella dichiarazione Isee il valore più alto tra la giacenza media (cioè la media degli importi a credito del cliente nell’arco di un anno) e il saldo al 31 dicembre dell’anno precedente.

Per calcolare la giacenza media, è necessario:

 

– calcolare le giacenze giornaliere per ogni giorno dell’anno (se la giacenza resta invariata per un periodo, deve essere moltiplicata per i giorni in cui è rimasta costante);

sommare gli importi ottenuti;

dividere il risultato per 365 giorni.

 

Per semplificare i calcoli, è anche possibile sommare i numeri creditori totali riportati nell’estratto conto, sino a coprire tutto l’anno (se l’estratto è trimestrale, basta sommare i numeri creditori totali dei 4 trimestri) e dividere il tutto per 365.

 

Se l’ammontare del conto corrente al 31 dicembre è superiore rispetto alla giacenza media, nella Dsu deve essere inserito il saldo a fine anno, mentre nel caso contrario si deve inserire la giacenza media: questa regola non deve essere applicata solo se la diminuzione patrimoniale dipende dall’acquisto di un immobile.

 

 

Franchigia

In base a quanto esposto non c’è spazio, dunque, per i debiti, perché i calcoli non considerano le componenti passive. A favore dei contribuenti è prevista però una franchigia pari a 6.000 euro, che si detrae dal totale del patrimonio mobiliare. La franchigia è aumentata di 2.000 euro per ogni componente del nucleo familiare successivo al primo, fino ad un tetto massimo di 10.000 euro; la soglia è ulteriormente incrementata di 1.000 euro per ogni figlio facente parte del nucleo successivo al secondo.


[1] Dpcm 159/2013.

 


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