Malattia, come si calcola l’indennità per i lavori part time?
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9 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Malattia, come si calcola l’indennità per i lavori part time?

Lavoratori a tempo parziale orizzontale, verticale, misto e a chiamata: calcolo dell’indennità di malattia corrisposta dall’Inps.

 

I lavoratori in regime di part time hanno diritto alle prestazioni di malattia alle stesse condizioni previste per i dipendenti a tempo pieno: tuttavia, nel caso del part time orizzontale l’indennità percepita è più bassa, in quanto proporzionata all’orario ridotto, mentre nel part time verticale o misto deve utilizzarsi un differente metodo di calcolo.

 

 

Indennità di malattia: calcolo

In via generale, l’indennità di malattia erogata dall’Inps è pari ad una percentuale della retribuzione media giornaliera, riferita al mese precedente al verificarsi della patologia: normalmente non è dovuta nei primi 3 giorni di assenza, detti periodo di carenza, mentre è pari al 50% sino al 20° giorno di assenza ed al 66,66% dal 21° giorno, sino ad un massimo di 180 giorni.  Per alcuni particolari settori è prevista un’erogazione a carico dell’Inps in misura differente; i singoli contratti collettivi, poi, prevedono delle integrazioni a calcolo dei datori di lavoro, sino ad arrivare al 100% della retribuzione.

 

 

Indennità di malattia: part time orizzontale

Se il lavoratore ha un contratto part time orizzontale, cioè presta la propria attività in tutte le giornate lavorative, ma per un numero di ore più basso rispetto a quelle ordinarie, valgono le modalità di calcolo utilizzate per la generalità dei dipendenti.

Il trattamento economico, tuttavia, risulta più basso rispetto a quello dei lavoratori full time, in quanto risulta ridotta la retribuzione media giornaliera.

 

 

Indennità di malattia: part time verticale

I calcoli dell’indennità di malattia risultano più complessi, invece, in caso di part time verticale o misto. In queste ipotesi, difatti, l’attività non è prestata in tutte le giornate lavorative, ma può essere prevista solo alcuni giorni alla settimana, alcune settimane al mese o addirittura alcuni mesi all’anno.

Proprio in quanto la prestazione non è svolta in tutte le giornate lavorative, il riferimento, per il calcolo della retribuzione media giornaliera, al periodo di paga immediatamente precedente potrebbe creare notevoli disparità. Di conseguenza, l’Inps, con una nota circolare [1], ha precisato che ci si deve riferire alla retribuzione dovuta, cioè teorica (al netto dei ratei di tredicesima e quattordicesima), nei 12 mesi precedenti la malattia: la retribuzione media giornaliera si ottiene dividendo tale importo per le giornate retribuite in via convenzionale, 360 per gli operai e 312 per gli impiegati.

Dato che devono essere computati anche i ratei delle mensilità aggiuntive, però, bisogna dividere l’importo di queste mensilità per 300, se operai, o 360 se impiegati e sommare i due risultati.

 

 

Indennità di malattia lavoratori discontinui

Nel caso in cui la prestazione lavorativa sia svolta in giorni non prefissati e non determinabili, come avviene per i lavoratori a chiamata o intermittenti, la retribuzione media giornaliera si ricava dividendo la retribuzione del mese precedente per il numero delle giornate feriali del mese (per gli operai) o di calendario (per gli impiegati); non devono dunque esser considerate le giornate effettivamente retribuite.

 

 

Part time verticale e malattia durante una fase lavorativa o una pausa contrattuale

Se, per i lavoratori in regime di part time verticale o misto, la malattia inizia durante una fase di previsto lavoro, questa è indennizzata per l’intera durata, cioè anche per le giornate per le quali non è prevista la prestazione lavorativa.

Se, invece, la patologia si verifica durante un periodo di pausa contrattuale, l’indennizzabilità è differente a seconda del giorno di insorgenza (entro o oltre 60 giorni dall’ultima giornata lavorata).

 

 

Part time e periodo di comporto

Se il lavoratore ha un contratto a tempo parziale orizzontale, il calcolo del periodo di comporto, cioè del periodo massimo per il quale si ha diritto alla conservazione del posto, è uguale a quello dei lavoratori a tempo pieno.

Per i lavoratori con contratto part time verticale o misto, il periodo di comporto è riproporzionato al numero delle ore lavorate.


[1] Inps Circ n. 41/2006.

 


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