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Lo sai che? Pubblicato il 5 luglio 2016

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Lo sai che? Alcoltest: come contestare la multa e il procedimento penale

> Lo sai che? Pubblicato il 5 luglio 2016

Guida in stato di ebbrezza: se l’etilometro segna “volume insufficiente” il procedimento penale deve concludersi con l’assoluzione.

 

Una sentenza della Cassazione, particolarmente garantista nei confronti di chi si mette alla guida in stato di ebbrezza, rischia di diventare una facile scusa per contestare la multa e il procedimento penale; difatti la prova del cosiddetto “palloncino” (o meglio chiamato alcoltest) può essere facilmente contestata se il risultato dell’apparecchio elettronico risulta essere “volume insufficiente”, il che capita quando l’automobilista soffia in modo insufficiente nel boccale dell’etilometro, fornendo poca aria per poter effettuare il controllo del quantitativo di alcol nel sangue.

Volume insufficiente: soffiare poco salva dalla multa?

In passato l’orientamento della Cassazione si era mostrato più rigido nei confronti dei furbetti del palloncino che, per falsare il risultato della prova, soffiavano poca aria all’interno dell’etilometro. I giudici avevano infatti ritenuto che la misurazione effettuata dall’alcoltest si deve considerare ugualmente valida anche se il conducente ha soffiato un volume d’aria insufficiente [1]. In pratica, secondo tale orientamento, per quelli che tentano di imbrogliare il test dell’alcol, si possono configurare due diverse ipotesi:

  • o la multa si considera ugualmente valida se la quantità di aria è comunque sufficiente a consentire all’apparecchio di restituire un risultato apprezzabile;
  • oppure il comportamento dell’automobilista viene bollato come rifiuto a sottoporsi all’alcoltest e, in questi casi, si applica la sanzione più grave. Sempre ovviamente che l’interessato non produca un valido certificato medico dal quale si evinca una effettiva patologia respiratoria.

 

 

Quando l’alcoltest è nullo

Con la sentenza dello scorso 7 giugno [2], invece, la Cassazione sovverte la precedente interpretazione e avverte: se il tasso di alcol nel sangue è sopra la norma, ma gli scontrini danno “volume insufficiente”, l’alcoltest è nullo e, quindi, con esso anche la multa. Risultato: il procedimento penale deve chiudersi con la dichiarazione di innocenza dell’imputato.

Nello specifico, i giudici precisano che, in tema di alcoltest, qualora entrambi gli scontrini rilasciati dall’etilometro indichino la dicitura “volume insufficiente” pur indicando la quantità di alcol presente nel sangue, il giudice, se vuole condannare l’automobilista, deve fornire una valida motivazione delle ragioni per le quali l’insufficienza del volume di aria non ha invalidato il risultato del test; tale motivazione non può però limitarsi alla semplice dichiarazione che la presenza di un risultato numerico sull’apparecchio ne dimostra il corretto funzionamento. Insomma, secondo la sentenza in commento, la dicitura “volume insufficiente” potrebbe essere un valido sospetto che l’etilometro non funzionasse correttamente. E poiché in presenza di un ragionevole dubbio non si possono applicare le sanzioni, ne consegue che un “risultato anomalo” dell’alcoltest potrebbe far venire meno la legittimità della multa.

Inoltre la sola presenza dell’alito vinoso non basta a ritenere colpevole l’automobilista del reato in esame. Gli agenti ben potrebbero eseguire altri accertamenti vista la stranezza registrata. O se ritengono che, volontariamente, l’automobilista abbia immesso poca potenza nel soffiare nell’apparecchiatura, ben potrebbero incriminare l’imputato per rifiuto di sottoporsi all’alcoltest. Al contrario, prendere per buoni i risultati forniti dalle misurazioni nonostante siano concomitanti con la dicitura “volume insufficiente” rende la multa facilmente impugnabile.

Insomma, per i giudici la dicitura “volume insufficiente” riportata sugli scontrini dell’alcoltest può non bastare ad affermare la responsabilità penale del conducente, anche in presenza di elementi sintomatici, quali l’alito vinoso, l’andatura a zig zag e gli occhi lucidi.

Per raggiungere la ragionevole certezza circa la responsabilità del conducente per guida in stato di ebbrezza è necessario dimostrare in giudizio il corretto funzionamento dell’etilometro, non essendo sufficienti motivazioni generiche.

Le conseguenze della sentenza

La sentenza in commento è particolarmente importante, perché sposta anche l’onere della prova a favore dell’automobilista: non sarà più quest’ultimo, nel difendersi dalla contravvenzione o nel procedimento penale, a dover provare il mancato funzionamento dell’etilometro, ma l’accusa che dovrà dimostrarne l’efficienza.

Anche la valutazione degli indici sintomatici diventa più rigorosa. Se da un lato è possibile contestare la guida in stato di ebbrezza anche senza l’uso dell’alcoltest, solo l’osservazione del comportamento dell’automobilista e delle sue condizioni psicofisiche deve comunque condurre oltre ogni ragionevole dubbio alla conclusione che il conducente abbia superato la soglia più grave. Non bastano alito vinoso e guida incerta a raggiungere la prova se il volume d’aria espirato è insufficiente a determinare la soglia più alta.

note

[1] Cass. sent. n. 19164/2016 del 9.05.2016; sent. n. 43357/2015; sent. n. 35303/2013;

[2] Cass. sent. n. 23520/2016 del 7.06.2016.

Sentenza n. 23520/16 Depositata il 07/0672016

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IZZO Fausto Dott. PICCIALLI Patrizia

– Presidente –
– Consigliere –

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE IV PENALE

Dott. GRASSO
Dott. DOVERE
Dott. CENCI
ha pronunciato la seguente: SENTENZA

Sul ricorso proposto da:
B.V., N. IL (…);
Contro la sentenza n. 208/2015 CORTE APPELLO di TRIESTE, del 27/05/2015;
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 19/02/2016 la relazione fatta dal Consigliere Dott. SALVATORE DOVERE;
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. CEDRANGOLO Oscar, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

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Fatto

RITENUTO IN FATTO
1. Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte di Appello di Trieste ha confermato la condanna alla pena ritenuta equa, pronunciata nei confronti di B.V. dal Tribunale di Pordenone per il reato di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c).
Secondo l’accertamento condotto nei gradi di merito, il B. era stato osservato la notte del (…) da agenti della polizia stradale mentre alla guida di un’autovettura manteneva una marcia a zigzag ed era quindi stato fermato per un controllo. A contatto con gli operanti il B. mostrava di avere alito vinoso, e veniva sottoposto alla prova dell’etilometro che, nelle previste due prove, segnalava volume insufficiente ma anche i valori di 1,15 g/l e di 1,12 g/l.
Entrambi i giudici territoriali hanno ritenuto che tanto fornisse la prova della guida in stato di ebbrezza, secondo la prospettazione contenuta nella imputazione. In particolare la Corte di Appello non condivideva le deduzioni difensive, per le quali l’indicazione di volume insufficiente denotava l’irregolare funzionamento dell’apparecchio e si era verificata l’alterazione del risultato dell’accertamento a causa dell’assunzione di un colluttorio a base di alcool fatta dal B..
2. Ricorre per cassazione nell’interesse dell’imputato il difensore di fiducia avv. Fabio Capraro. 2.1. Con un primo motivo deduce violazione di legge. La Corte di Appello ha violato il principio giurisprudenziale per il quale, in presenza di registrazione di volume insufficiente fornita in entrambe le prove dall’apparecchiatura, è richiesta la concomitante presenza di elementi sintomatici in grado di dare dimostrazione di uno stato di ebbrezza penalmente rilevante (Cass. n. 35303/2013); citando un precedente di questa Corte (sent. n. 15174/2015) si afferma che a fronte della espirazione di aria non sufficiente gli operatori potevano eseguire ulteriori prove. 2.2. Con un secondo motivo si deduce violazione di legge per non aver tenuto conto la Corte di Appello che il D.M. 22 maggio 1990, n. 196, art. 6, comma 3 indica nei gas presenti nell’alito umano possibili fattori interferenti con la misurazione dell’alcol nel sangue e per aver quindi ritenuto privo di rilevanza l’uso di un colluttorio da parte del B..
2.3. Con un ultimo motivo deduce vizio motivazionale laddove la Corte di Appello ha negato il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche sulla base del comportamento processuale del B. ed ha rigettato la richiesta di sostituzione della pena principale con quella del lavoro di pubblica utilità, essendo stata prodotta una generica lettera del Comune di Cordenons di

Giuseppe
Salvatore – rel. Consigliere –

– Consigliere – Daniele – Consigliere –

disponibilità ad accettare il B. per lo svolgimento di lavoro di pubblica utilità. L’esponente rammenta che per la giurisprudenza di questa Corte non è posto in capo all’imputato l’onere di documentare la disponibilità di un ente allo svolgimento di lavoro di p.u. e che sulla scorta di ciò con l’atto di appello ci si era doluti della motivazione esibita dal primo giudice; ma la Corte di Appello non ha dato replica al rilievo.

2.4. Con un ultimo motivo si chiede l’applicazione dell’art. 131-bis cod. pen..
2.5. In data 17.2.2016 è stata depositata memoria con la quale si ribadisce in particolare il rilievo della insufficienza della prova di uno stato di ebbrezza penalmente rilevante in presenza di un responso dell’apparecchiatura quale quello caratterizzante la vicenda in esame, tanto più alla luce della sentenza di questa sezione n. 23/2016, per la quale in mancanza dell’accertamento sul tasso alcolemico richiede una motivazione che renda evidente il superamento delle soglie penalmente rilevanti.

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DIRITTO

3. Il ricorso è fondato nel primo, assorbente, motivo.
3.1. Questa Corte ha già affrontato il caso caratterizzato dalla risposta volume insufficiente fornita dall’apparecchiatura utilizzata per l’alcoltest, seguita dalla indicazione di parametri numerici espressivi del rapporto grammo/litro. Invero, con descrizione di traiettorie interpretative non convergenti.
Un primo orientamento è espresso da Sez. 4, sent., n. 35303 del 13.6.2013, dep. il 21.8.2013, Natale, n.m., per la quale “l’indicazione, su entrambi i tagliandi rilasciati dall’etilometro, della dicitura volume insufficiente, contrasta insanabilmente con la contestuale indicazione, pure presente sugli scontrini, relativa al valore relativo al tasso alcolemico registrato, evenienza quest’ultima che presuppone l’effettuazione di una corretta misurazione del campione di aria alveolare espirato”. Pertanto incorre in vizio motivazionale il provvedimento che non consideri l’incompatibilità logica tra i dati rilasciati dalla apparecchiatura, in entrambe le misurazioni effettuate, e il corretto funzionamento della macchina; sì da risultare parimenti manifestamente illogico ritenere affidabili i dati relativi al tasso alcolemico emergenti da tali prove. Neppure la contestuale presenza di sintomi quali alitosi alcolica, eloquio impastato, instabilità e occhi lucidi può ritenersi idoneo a dimostrare che lo stato di ebbrezza sia tale da far rientrare la condotta di guida nell’ambito applicativo del reato di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c) o in altra ipotesi penalmente rilevante contenuta nella norma di cui all’art. 186 C.d.S., a seguito delle modifiche introdotte con L. 29 luglio 2010, n. 120.
In altre decisioni si è rimarcato che, “premessa la volontarietà della condotta necessaria ai fini del controllo, la mancata adeguata espirazione, cui consegue emissione di scontrino indicante la dicitura “volume insufficiente” (ma con indicazione del tasso alcolemico), in assenza,…, di fattori condizionanti l’emissione di aria (quali patologie atte a incidere sulle capacità respiratorie del soggetto), non può essere ritenuta tale da rendere l’esito dell’esame di alcoltest inattendibile. Ne consegue che nella descritta situazione, alternativamente, o gli esiti dell’esame sono ritenuti idonei a fondare il giudizio di responsabilità per il reato contestato, secondo l’esito del test effettuato, o conducono a ritenere configurabile il reato di cui all’art. 186, comma 7, in ragione della dimostrata indisponibilità del soggetto a sottoporsi validamente all’accertamento” (Sez. 4, n. 1878 del 24/10/2013 – dep. 17/01/2014, Di Giovanni, Rv. 258179; similmente Sez. 4, n. 22239 del 29/01/2014 – dep. 29/05/2014, Politanò, Rv. 259214).
Ad avviso di questo Collegio i citati orientamenti risultano conciliabili sul piano dell’onere motivazionale del giudice. A ben vedere tanto l’affermazione di una sicura inattendibilità del risultato del test che quella di una sostanziale irrilevanza dell’indicazione volume insufficiente non esibiscono le fondamenta tecniche e/o scientifiche sulle quali dovrebbero pur poggiare. Non si svolge alcuna considerazione in ordine alle modalità di funzionamento dell’apparecchiatura, chiarendo così come sia possibile l’emissione della duplice attestazione; non si spiega quale

relazione sia stata concepita tra queste. La stessa affermazione per la quale l’indicazione volume insufficiente è irrilevante ai fini dell’idoneità dimostrativa del parametro numerico espresso dall’apparecchiatura, ma non quando ricorrano patologie atte a incidere sulle capacità respiratorie del soggetto, risulta contraddittoria, perchè delle due l’una: o il volume insufficiente, quale che ne sia la causa, non inficia il rilievo del tasso alcolimetrico, oppure se questo è influenzabile da patologie che si ripercuotono sulla capacità respiratoria, e ciò si rivela con l’indicazione volume insufficiente, allora non può escludersi una relazione diretta tra questa e il rilievo numerico. Non condivisibile è poi l’alternativa che si pone tra irrilevanza dell’indicazione volume insufficiente e integrazione del reato di rifiuto dell’accertamento, posto che in un caso quel che importa è l’avvenuto accertamento della guida in stato di ebbrezza e non i motivi per i quali non si è realizzato l’accertamento; nel secondo rileva il comportamento ostativo del conducente, che deve essere con certezza causa del mancato accertamento; certezza manchevole ove quest’ultimo dipenda da un malfunzionamento dell’apparecchiatura.

Si vede bene, quindi, come non possa sfuggirsi alla necessità di inserire il dato tecnico volume insufficiente in una compiuta descrizione delle modalità di funzionamento dell’apparecchiatura, onde portare una ragionevole giustificazione al giudizio di non incidenza (o il suo opposto) sulla misurazione del tasso alcolimetrico. Ciò implica che il giudice di merito è tenuto a rendere adeguata motivazione in ordine alle ragioni per le quali l’insufficienza del volume ha/non ha inficiato il risultato del test espresso dai parametri numerici; tale non potendo essere la tautologica affermazione per la quale la formulazione del risultato numerico dimostra il corretto funzionamento dell’apparecchio.

Giova puntualizzare che la presenza di sintomi dello stato di ebbrezza può avere rilievo solo ove questi siano in grado di attestare oltre ogni ragionevole dubbio il superamento della soglia che rende il comportamento penalmente rilevante; un’evenienza statisticamente remota ma non per questo soltanto teorica. Ne consegue la tendenziale inidoneità del dato sintomatologico, quand’anche associato all’evenienza che qui si esamina, a dare dimostrazione della integrazione di una condotta penalmente rilevante, quando non sia possibile escludere che l’indicazione volume insufficiente abbia reso inattendibile la misurazione del tasso alcolemico.

Per tale motivo la sentenza impugnata va annullata, con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Trieste per nuovo giudizio che faccia applicazione dei principi qui formulati.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Trieste per nuovo giudizio.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 19 febbraio 2016.

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