Canna fumaria, distanza dal confine
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6 Lug 2016
 
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Canna fumaria, distanza dal confine

Canna fumaria lontano dal confine nonostante il muro divisorio e il silenzio del regolamento comunale: installazioni di separazione inadeguate contro le immissioni di fumi rischiose per la salute.

 

Va arretrata rispetto al confine della proprietà la canna fumaria che non rispetta le distanze legali e le cui immissioni sono intollerabili a tal punto da creare un pericolo per la salute, anche se essa è conforme alle prescrizioni dello strumento urbanistico comunale. Secondo infatti il codice civile [1], chi presso il confine, anche se su questo si trova un muro divisorio, vuole fabbricare forni, camini, magazzini di sale, stalle e simili, o vuol collocare materie umide o esplodenti o in altro modo nocive, oppure impiantare macchinari, per i quali può sorgere pericolo di danni, deve osservare le distanze minime stabilite dai regolamenti e, in mancanza, quelle necessarie a preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza.

 

Secondo una recente sentenza della Cassazione [2], il rispetto delle distanze previste per fabbriche e depositi nocivi e pericolosi dal codice civile, nella cui regolamentazione rientrano anche i comignoli con canna fumaria, è collegata a una presunzione di assoluta nocività e pericolosità che prescinde da ogni accertamento concreto nel caso in cui vi sia un regolamento comunale che stabilisca la distanza medesima; pertanto non è possibile una prova contraria, in quanto la canna fumaria si considera sempre pericolosa.

Invece, nel caso in cui manchi una regolamentare da parte del Comune si ha una presunzione di nocività “relativa”, che può cioè essere superata se la parte interessata al mantenimento del manufatto dimostri che, mediante opportuni accorgimenti, può ovviarsi al pericolo od al danno del fondo vicino.

 

Nel caso in questione, quindi, come correttamente rilevato dalla Corte di merito, nel silenzio dei regolamenti si era verificato come l’istallazione di accorgimenti atti a scongiurare il danno alla salute dell’attore fosse inidonea e, diceva la Cassazione, correttamente il Tribunale aveva disposto l’arretramento della canna fumaria.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 10 maggio – 30 giugno 2016, n. 13449
Presidente Bianchini – Relatore Falabella

Svolgimento del processo

Con atto di citazione notificato il 3 dicembre 2002 G.B. conveniva M.D. davanti al Tribunale di Nocera Inferiore, chiedendo la conferma del provvedimento d’urgenza che aveva ordinato l’arretramento della canna fumaria, posta al servizio dello stabile del convenuto, fino al rispetto della distanza di un metro e mezzo dal confine e la condanna di controparte al risarcimento del danno.
Si costituiva M.D. , il quale chiedeva il rigetto della domanda e, in via riconvenzionale, la condanna dell’attrice ad arretrare le tegole di copertura del tetto, il balcone del piano primo e la soletta di controtendenza del secondo piano; chiedeva altresì che fosse ordinato all’attore di rimuovere il manufatto di sostegno di un’insegna pubblicitaria ed il condizionatore apposto sul muro del fabbricato.
Pronunciando sentenza, il Tribunale di Nocera Inferiore condannava il convenuto ad arretrare la canna fumaria e le tegole di copertura del tetto, oltre che ad apporre un dispositivo idoneo a permettere il deflusso dell’acqua piovana.
M.F. , nella qualità di erede di M.D. , proponeva appello contro la sentenza di cui sopra, chiedendone la riforma.

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[1] Art. 890 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 13449/2016.

 


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