Pubblici dipendenti e mansioni superiori: lo stipendio aumenta
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6 Lug 2016
 
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Pubblici dipendenti e mansioni superiori: lo stipendio aumenta

Anche il lavoratore assunto presso una pubblica amministrazione ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro: possibile rispettare il precetto erogando un compenso aggiuntivo.

 

Come nel comparto privato, anche il pubblico dipendente che svolga mansioni di livello superiore a quelle per le quali è stato inquadrato ha diritto a ottenere, dalla pubblica amministrazione, le differenze retributive commisurate alla natura del lavoro svolto. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

È la nostra stessa Costituzione a stabilire [2] che il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Detto principio della retribuzione proporzionata e sufficiente è applicabile anche al pubblico impiego senza limitazioni.

Tuttavia, l’applicazione di tale principio non significa necessariamente un rigido automatismo in base al quale spetta al pubblico dipendente un trattamento economico esattamente corrispondente alle mansioni superiori, ma ben si può rispettare la costituzione anche mediante la corresponsione di un compenso aggiuntivo rispetto alla qualifica di appartenenza.

 

Infatti, ricorda la Corte di Cassazione, nel pubblico impiego privatizzato, il divieto di corresponsione della retribuzione corrispondente a mansioni superiori, inizialmente previsto dalla legge [3] è stato ormai soppresso dal 1998 [4], con efficacia retroattiva.

 

Nel 2007, le Sezioni Unite della Cassazione [5] hanno affermato che in materia di pubblico impiego contrattualizzato l’impiegato cui sono state assegnate, al di fuori dei casi consentiti, mansioni superiori ha diritto ad una retribuzione proporzionata e sufficiente [2], sempre che le mansioni superiori siano state svolte, sotto il profilo quantitativo e qualitativo, nella loro pienezza e sempre che, in relazione all’attività spiegata, siano stati esercitati i poteri ed assunte le responsabilità correlate.

 

Non di questo avviso sono stati i vari tribunali amministrativi regionali secondo cui tale precetto non si applicherebbe al pubblico impiego: prevarrebbe, in questo caso, rispetto al principio costituzionale della retribuzione proporzionata e sufficiente, l’altro principio – sancito sempre dalla Costituzione – di efficienza e buon andamento della pubblica amministrazione [6] nel rispetto dell’esigenza di conservazione di un assetto della pubblica amministrazione rigido e trasparente.

 

La Corte Costituzionale si è schierata dalla parte del lavoratore, sposando l’interpretazione della Cassazione e specificando che sussiste l’obbligo di integrare il trattamento economico del dipendente nella misura della quantità del lavoro effettivamente prestato a prescindere dall’eventuale irregolarità dell’atto o dell’assegnazione o meno dell’impiegato a mansioni superiori.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 24 febbraio – 4 luglio 2016, n. 13579
Presidente Napoletano – Relatore De Gregorio

Svolgimento del processo

Con sentenza n. 497 in data 23 – 27 maggio 2013 la Corte di Appello di ANCONA rigettava l’interposto gravame dell’INPS avverso le sentenze del giudice del lavoro di MACERATA (n. 494 8 novembre – 2010/23 dicembre 2011, non definitiva, e n. 178/11 del 12 aprile 2011 – 20 gennaio 2012, notificate il 21 febbraio 2012), che avevano accolto la domanda di C.G. , ma limitatamente al trattamento retributivo spettante dal primo luglio 1998 al 31 ottobre 2001, commisurato alle mansioni effettivamente svolte e corrispondenti alla qualifica di C4, con conseguente condanna dell’Istituto, all’esito di apposita c.t.u. contabile, al pagamento in favore dell’attore della complessiva somma di 16.987,28 oltre interessi legali dal 29 marzo 2011 al saldo, quali differenze dovute su quanto già percepito, dando atto tra l’altro che con ordine di servizio n. 15 del 10 aprile 2001 allo stesso funzionario, rag. C. , era stato assegnato l’incarico provvisorio di posizione organizzativa di coordinamento del processo abilitante dell’area risorse umane e strumentali, incarico durato sino alla formale revoca del 31 ottobre 2001.
Avverso la suddetta

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[1] Cass. sent. n. 13579/16 del 4.07.2016.

[2] Art. 36 Cost.

[3] Art. 56, comma 6, d.lgs. n. 29/1993, come modificato dal d.lgs. n. 80/1998.

[4] Dal d.lgs. n. 387/1998.

[5] Cass. S.U. sent. n. 25837/2007.

[6] Artt. 96 e 97 Cost.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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