Separazione: no addebito al coniuge che scopre di essere gay
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6 Lug 2016
 
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Separazione: no addebito al coniuge che scopre di essere gay

Omosessualità: nessun addebito al coniuge che scopre, solo dopo le nozze, di essere gay; la scoperta successiva al matrimonio non implica responsabilità.

 

Se un soggetto, solo dopo essersi sposato, scopre di essere omosessuale e, nel riferirlo al coniuge, gli rappresenta la volontà di volersi separare, non per questo gli può essere addebitata la responsabilità per la rottura del matrimonio: in questi casi, infatti, non scatta il cosiddetto addebito. È quanto chiarito dal Tribunale di Perugia con una recente sentenza [1].

 

Ricordiamo, innanzitutto, che prima di pronunciare l’addebito della separazione il giudice deve accertare che la crisi coniugale sia dovuta proprio ed esclusivamente “al comportamento volontariamente e consapevolmente contrario ai doveri nascenti dal matrimonio di uno o di entrambi i coniugi”. Ovviamente, a fornire la prova di ciò deve essere il coniuge che chiede, a carico dell’altro, l’addebito: è questi che deve dimostrare che il legame, prima solido, sia stato compromesso dal comportamento in contestazione e non da altro. Una regola, quest’ultima che tuttavia non vale solo nel caso di tradimento dove, una volta dimostrato il rapporto adulterino, scatta in automatico la presunzione che sia stato proprio tale comportamento la causa della rottura del legame: non c’è bisogno, quindi, della dimostrazione del nesso causale tra tradimento e intollerabilità della convivenza.

 

Stabilito ciò, il giudice chiarisce che la separazione non può essere addebitata al coniuge che durante il matrimonio scopre di essere omosessuale.

 

Nel caso di specie, un uomo chiedeva la separazione con addebito nei confronti dell’ex moglie la quale aveva iniziato a nutrire un’amicizia piuttosto forte con un’altra donna. È piuttosto verosimile – afferma il Tribunale – che la ricorrente stessa abbia avuto un rapporto di amicizia con la giovane, “connotato da sentimenti particolarmente affettuosi e, forse, da attrazione»” rapporto che, però, non è sfociato in una relazione. Ed è quindi “del tutto probabile che la scoperta di provare attrazione o sentimenti di forte attaccamento verso una donna abbia comportato” nella ricorrente “uno stravolgimento emotivo importante”. È dunque possibile – prosegue il giudice di Perugia – che la consapevolezza “di una omosessualità prima mai colta né sperimentata (quanto meno a livello cosciente)” abbia impedito alla moglie di “giocare la sua ordinaria funzione di complementarietà e rafforzamento dell’unione coniugale”.

 

Di conseguenza, l’allontanamento affettivo e sentimentale dal coniuge da parte di chi abbia scoperto di essere gay non si può considerare colpevole, e cioè connotato da coscienza e volontà di venir meno ai doveri nascenti dal matrimonio, essendo “frutto – specifica la sentenza – di una maturazione personale”.


La sentenza

TRIBUNALE DI PERUGIA Prima Sezione Civile REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Perugia, in composizione collegiale, riunito in Camera di Consiglio nelle persone dei sigg.ri magistrati:

dott. Aldo Criscuolo

dott. Claudio Baglioni dott.ssa Ilenia Miccichè

ha pronunciato la seguente

Presidente Giudice Giudice est.

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n. 6269/10 R.G., trattenuta in decisione all’udienza del 12.01.16, avente ad oggetto: separazione giudiziale, promossa da:

(A), C.F. …, nata a … (..) il …, residente in …, via … n. .., rappresentata e difesa, giusta delega a margine della comparsa di costituzione di nuovo difensore depositata il 10.03.16, dall’avv. …, presso il cui studio in …, via … n. .., è domiciliata;

Ricorrente

Contro

(B), C.F. …, nato a … il …, residente in …, via … n. .., elettivamente domiciliato in …, via … n. .., presso lo studio dell’avv. …, che lo rappresenta e difende in virtù di procura speciale stesa a

margine della memoria di costituzione nella fase presidenziale;

Resistente

con l’intervento del Pubblico Ministero presso il Tribunale di Perugia.

Conclusioni delle parti:

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[1] Trib. Perugia, sent. n.1160 del 30.05.2016.

 


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