Videosorveglianza in condominio: riprese valide nel processo penale
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6 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Videosorveglianza in condominio: riprese valide nel processo penale

Le immagini riprese dalla telecamera presente in condominio possono essere utilizzate in caso di accertamento di un reato.

 

Se un condomino viene pescato dalla telecamera di condominio a commettere un reato, le immagini che lo incastrano possono essere utilizzate contro di lui nel processo penale: non importa, infatti, che la videosorveglianza non sia stata prima autorizzata dal giudice. È quanto chiarito dalla Cassazione in una recente sentenza [1].

 

Il condominio è spesso un luogo ove si consumano piccoli e grandi dispetti tra proprietari; tali atti, purtroppo, sfociano spesso in reati, ossia in comportamenti che non solo costituiscono un illecito civile – fonte di risarcimento del danno – ma anche un reato, passibile di sanzione. Si pensi al caso di furto della corrispondenza o lettura non autorizzata delle lettere introdotta nella cassetta di posta del vicino; danneggiamento dei beni del condominio o dei singoli proprietari come la porta di ingresso, l’ascensore, le scale, l’imbrattamento dei muri; il danneggiamento di un’auto parcheggiata in modo non consono e la foratura delle ruote. Esiste anche la possibilità che si configuri un vero e proprio stalking condominiale quanto tali comportamenti vengono ripetuti con l’intento di infastidire uno o più specifici condomini: atti persecutori perseguibili certamente con sanzioni più gravi rispetto a quelle previste per il singolo illecito.

 

In questo caso, la presenza di un sistema di videosorveglianza in condominio potrebbe fungere da dissuasore di tali comportamenti. Ma che valore avrebbero poi, sul piano processuale, tali riprese? Possono essere utilizzate come prove per incastrare il colpevole, benché si tratti di impianti la cui installazione, incidendo sui luoghi di privata dimora (come tali tutelati dalla privacy) non è stata previamente autorizzata dal giudice? Secondo la Corte non ci sono limiti all’utilizzo di tale documentazione fotografica: si tratterebbe infatti di “prove atipiche”, comunque utilizzabili nel processo penale.

 

Le riprese delle telecamere di sorveglianza del condominio sono quindi una valida prova per mettere alle spalle chi commette un reato, benché si tratti di uno dei condomini dello stesso palazzo in cui è collocata la videocamera. Quando c’è un reato, le immagini della videosorveglianza, non contenendo “atti comunicativi” (cioè filmati che non immortalano comunicazioni verbali o scritte, cenni di assenso o rifiuto ovvero espressioni fisiognomiche ma solo «mere condotte», che non hanno nessun valore esprimente), non rientrano nella categoria delle intercettazioni; pertanto, se effettuate in luoghi pubblici, aperti o esposti al pubblico, come nel caso del condominio, possono essere utilizzate quali “prove atipiche”; di conseguenza non c’è bisogno di autorizzazione all’utilizzo da parte dell’autorità giudiziaria.


[1] Cass. sent. n. 25307/2016 del 17.06.2016.

 


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