Causa per invalidità civile: quali spese processuali
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6 Lug 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Causa per invalidità civile: quali spese processuali

Le cause per invalidità civile e indennità di accompagnamento Legge 104 hanno ad oggetto prestazioni assistenziali e, ai fini della liquidazione delle spese processuali, il valore della lite è pari a due annualità di indennità dovuta.

 

Ai fini della liquidazione delle spese processuali, come si determina il valore delle cause relative a prestazioni assistenziali, come nell’ipotesi di accertamento dell’invalidità civile e dell’indennità di accompagnamento?

 

La risposta è in una recente sentenza della Cassazione [1] che riprende il principio affermato dalle Sezioni Unite [2] in materia: le prestazioni assistenziali sono assimilabili a quelle alimentari e, pertanto, se il titolo è controverso, il relativo valore della causa si determina in base alle somme dovute per due anni.

 

Per la determinazione del valore della causa, necessario per la conseguente individuazione delle tariffe forensi applicabili, occorre guardare ai criteri previsti dal codice di procedura civile.

 

Per le prestazioni assistenziali, in particolare, la norma di riferimento è quella relativa a prestazioni alimentari e rendite [3].

 

È sorto però il dubbio se le prestazioni assistenziali (come l’indennità di accompagnamento in caso di invalidità civile) debbano considerarsi prestazioni alimentari per cui, se il titolo è controverso, il valore della causa si determinerebbe in base all’ammontare delle somme dovute per due anni; oppure, se debbano considerarsi come rendite perpetue, temporanee o vitalizie per cui il valore, in caso di titolo controverso, si determinerebbe cumulando rispettivamente venti annualità o massimo dieci.

 

La differenza non è di poco conto in quanto il calcolo della tariffa forense su un valore di venti o dieci annualità è certamente molto più elevato rispetto a quello effettuato su due annualità dell’indennità di accompagnamento.

 

Le Sezioni Unite hanno definitivamente sciolto il nodo interpretativo affermando che le prestazioni in materia di invalidità civile sono assimilabili a quelle di natura alimentare e pertanto il valore della causa ad esse relativa deve calcolarsi cumulando le somme dovute a titolo di indennità per due anni.

 

I giudici sono giunti a tale conclusione, distinguendo tra le prestazioni previdenziali e quelle assistenziali.

 

 

Differenza tra prestazioni previdenziali e prestazioni assistenziali

Prestazioni previdenziali e prestazioni assistenziali hanno una loro natura che le distingue dalle figure sia delle “prestazioni alimentari periodiche” sia delle “rendite temporanee o vitalizie”. Tuttavia, rispetto ai criteri stabiliti dal codice di procedura ai fini della determinazione del valore della causa, occorre verificare una ragionevole assimilabilità all’una o all’altra ipotesi, nel rispetto dell’evidente intento del legislatore (di rendere più accessibili i giudizi di natura alimentare) e, prima ancora, del dettato costituzionale.

 

La Costituzione [4] sancisce il “diritto al mantenimento e all’assistenza sociale” del “cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari […], i lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Tra i diritti vengono sanciti quelli degli invalidi e dei minorati all’istruzione e alla formazione professionale.

 

Dalla norma costituzionale discende, quindi, una tutela effettiva, costituzionalmente vincolata, del diritto alla previdenza, considerato alla stregua di un diritto fondamentale, imprescrittibile e irrinunciabile.

 

Il diritto alla previdenza pone riparo allo stato di bisogno del lavoratore e della sua famiglia, in conseguenza di una serie di eventi idonei ad incidere sulla capacità lavorativa e sulla possibilità di produrre reddito, ma tiene conto, almeno parzialmente del “merito” che dal lavoro (ma anche dalla contribuzione) deriva e che trova riscontro nel tenore di vita raggiunto dal lavoratore al termine della sua vita lavorativa.

 

In definitiva la Costituzione garantisce:

 

1) ai cittadini inabili e bisognosi il minimo esistenziale necessario per vivere;

 

2) ai lavoratori “non soltanto la soddisfazione dei bisogni alimentari di pura sussistenza materiale, bensì anche il soddisfacimento di ulteriori esigenze relative al tenore di vita”.

 

Dunque:

 

– le prestazioni di assistenza sociale sono fondate e parametrate totalmente ed esclusivamente sullo stato di bisogno e sulla necessità di assicurare “i mezzi necessari per vivere“;

 

– le prestazioni previdenziali da un lato presuppongono un rapporto assicurativo, che è assente nelle prime, e dall’altro sono strutturate e finalizzate in funzione di una tutela più ampia e diversamente strutturata, prevista per i lavoratori assicurati.

 

A ben vedere, quindi, soltanto le prestazioni assistenziali hanno totalmente e propriamente una natura alimentare, e pertanto devono considerarsi pienamente assimilabili alle prestazioni alimentari ai fini del criterio per la determinazione del valore della causa per la liquidazione delle spese.

 


[1] Cass. sent. n. 13526 del 1.7.16.

[2] Cass. Sez. Unite, sent. n. 10454 del 21.5.15: “Ai fini della determinazione del valore della causa per la liquidazione delle spese di giudizio, nelle controversie relative a prestazioni assistenziali va applicato il criterio previsto dall’art. 13, comma primo, c.p.c., per cui, se il titolo è controverso, il valore si determina in base all’ammontare delle somme dovute per due anni“.

[3] Art. 13 c.p.c., c. 1 e 2.

[4] Art. 38 Cost.

 


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