Scatti di carriera: si contano anche i congedi di maternità
Lo sai che?
6 Lug 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Scatti di carriera: si contano anche i congedi di maternità

È discriminatorio negare alla lavoratrice lo scatto solo perché ha preso i congedi parentali e di maternità: necessario riconoscere la qualifica superiore per garantire la parità di trattamento tra uomo e donna.

 

Alle donne che, nell’arco della propria carriera lavorativa, sono diventate mamma e, pertanto, hanno usufruito dei relativi congedi di maternità e parentali, vanno riconosciuti detti periodi ai fini del conteggi del tempo utile a far maturare lo scatto di anzianità e, quindi, la progressione di carriera. È quanto chiarisce il Tribunale di Venezia con una recente sentenza [1].

 

 

Parità di trattamento sul lavoro tra donne e uomini

Va riconosciuta la progressione di carriera alla lavoratrice anche se questa ha preso, nel corso degli anni, diversi congedi di maternità: non si può infatti discriminare, negli “scatti”, la donna rispetto ai colleghi uomini solo perché questa è stata assente dal lavoro per le cause previste e giustificate dalla legge a tutela della maternità e della famiglia. Deve dunque ritenersi discriminatorio il mancato riconoscimento, da parte dell’azienda, della progressione di carriera – prevista dal contratto collettivo – alla mamma se questa si risolve nell’omessa valutazione dei periodi di assenza dal lavoro per congedo parentale o per congedo di maternità.

Diversamente, il datore di lavoro finirebbe per rallentare la carriera della donna rispetto all’uomo e rispetto alle altre donne che non hanno figli, proprio in ragione della maternità, senza che vi sia una giustificazione seria. Rallentamento che sarebbe, per tanto, illecito e contrario alla costituzione.

 

La dipendente ha dunque diritto, oltre al passaggio di livello, alle differenze retributive più interessi e rivalutazione monetaria.

 

Senza contare che la direttiva europea del 2006 [2] impone di assicurare la par condicio fra uomo e donna: normativa che la stessa Corte di giustizia UE ha interpretato in modo rigoroso, vietando al datore di lavoro di interpretare la normativa nazionale in modo da realizzare discriminazioni fondate sul sesso. Al contrario, la parità di genere deve essere sempre garantita e, con essa, nel caso specifico, anche la promozione alla lavoratrice che abbia usufruito della maternità.


La sentenza

Tribunale di Venezia, sez. Lavoro, sentenza 4 maggio 2016
Giudice Coppetta Calzavara

In fatto e in diritto

Con ricorso depositato in data 261212014 la ricorrente, come sopra in epigrafe indicata, chiedeva che (1) fosse accertato e dichiarato il suo diritto a vedersi computati i periodi di assenza per congedo di maternità e congedo parentale ai fini della progressione di carriera; (2) che fosse accertata e dichiarata la natura discriminatoria e/o illegittima della mancata attribuzione in suo favore della qualifica di impiegato di 4° livello ai sensi della contrattazione collettiva per il personale di terra del trasporto aereo e delle attività aeroportuali a decorrere dal 111112010 ovvero dalla diversa data, antecedente o successiva, ritenuta equa e di giustizia; (3) che per l’effetto anche ai fini della rimozione degli effetti di natura discriminatoria, fosse accertato e dichiarato il diritto della ricorrente all’inquadramento al 4° livello impiegatizio a decorrere dal 1111/2010 ovvero dalla diversa data, anche antecedente, ritenuta equa e di giustizia, ai- sensi delle disposizioni della disciplinata della contrattazione collettiva per il personale di terra del trasporto aereo e delle attività aeroportuali richiamata in atti; (4) conseguentemente fosse condannata la società convenuta al

Mostra tutto

[1] Trib. Venezia, sent. n. 336/2016 del 5.07.2016.

[2] Direttiva UE n. 2006/1954.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti