Lite temeraria: cos’è e chi ne risponde?
Lo sai che?
9 Ago 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Lite temeraria: cos’è e chi ne risponde?

Punita la condotta di chi agisce in giudizio pur essendo consapevole del proprio torto e senza rendersi conto delle conseguenze dei propri atti: chi è responsabile nel caso di lite temeraria?

 

In sede di processo, si parla di lite temeraria quando si agisce (o resiste) in giudizio con mala fede e colpa grave, ossia con consapevolezza del proprio torto o con intenti dilatori o defatigatori, cioè con la mancanza della pur minima avvedutezza e consapevolezza delle conseguenze dei propri atti.

 

Vari sono i casi di temerarietà della lite: essa può sussistere quando si è coscienti dell’infondatezza della domanda, determinata dal comportamento processuale tenuto dalla parte nel processo e dalla condotta extraprocessuale, in presenza del c.d. abuso del diritto di azione, in mancanza di normale prudenza in chi agisca a tutela di un diritto cautelare o esecutivo che il Giudice accerti come inesistente.

 

Facciamo un esempio concreto: non ricordando se Tizio ha effettivamente pagato il corrispettivo per un servizio da me fornitogli alcuni mesi fa, anziché effettuare una previa verifica circa l’effettiva corresponsione delle somme dovute, ricorro immediatamente all’Autorità Giudiziaria domandando l’emissione di un decreto ingiuntivo.

 

 

Lite temeraria: chi è responsabile?

In casi di tal genere è prevista responsabilità in solido tra avvocato e parte soccombente: sono, quindi, chiamati a rispondere per una medesima obbligazione e obbligati ciascuno ad adempiere per l’intero. Ciò significa che il soggetto creditore può giustamente pretendere il pagamento dall’uno o dall’altro degli obbligati per l’importo totale del suo credito [1].

 

Il tutto è evidentemente mirato a velocizzare il processo, semplificarne e accelerarne la fase esecutiva e smaltire l’arretrato, spingendo gli avvocati a filtrare, nel momento in cui viene conferito l’incarico, le questioni fondate da quelle manifestamente infondate.

 

Da quanto detto, si comprende che per l’avvocato il dovere di informazione, all’atto del conferimento dell’incarico, assume un ruolo preminente, sussistendo la necessità di condividere con il proprio cliente la scelta sul “modo” di attuare il diritto di difesa.

 

 

Lite temeraria: chi prova il danno?

Per quanto riguarda la liquidazione dei danni, è la parte che chiede il risarcimento a dover provare esistenza ed entità del danno.


[1] Art. 96 cod. proc. civ., che prevede che: “Se risulta che la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice, su istanza dell’altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al risarcimento dei danni, che liquida, anche di ufficio, nella sentenza.

Il giudice che accerta l’inesistenza del diritto per cui è stato eseguito un provvedimento cautelare o trascritta domanda giudiziaria, o iscritta ipoteca giudiziale, oppure iniziata o compiuta l’esecuzione forzata, su istanza della parte danneggiata condanna al risarcimento dei danni l’attore o il creditore procedente, che ha agito senza la normale prudenza. La liquidazione dei danni è fatta a norma del comma precedente.

In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’art. 91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata”.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti