L’estinzione del contratto
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9 Lug 2016
 
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Edizioni Simone
 


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L’estinzione del contratto

Estinzione del contratto: rescissione del contratto concluso in stato di pericolo; l’azione generale di rescissione.

 

Si ha estinzione del contratto in tutti i casi in cui questo perde definitivamente la propria efficacia, cancellandosi così dal mondo del diritto. Le due fondamentali figure di estinzione sono l’annullamento (che si verifica quando esiste una causa di invalidità del contratto) e la risoluzione (che si ha quando il contratto si estingue per un evento impeditivo del rapporto) (BIANCA). Il vincolo contrattuale può poi sciogliersi per rescissione: questa, pur dipendendo da una causa di invalidità del contratto, ha in comune con la risoluzione il fatto di dipendere da un difetto del sinallagma e pertanto anch’essa ricorre solo nei contratti a prestazioni corrispettive.

 

 

La rescissione

La rescissione (rectius, rescindibilità) è una forma di invalidità del contratto posta principalmente a tutela di chi contrae a condizioni inique per il suo stato di bisogno o di pericolo (BIANCA). Il codice ha disciplinato due figure di rescissione (artt. 1447-1448):

 

rescissione del contratto concluso in stato di pericolo;

 

rescissione per lesione. La rescissione è, dunque, diretta alla rimozione giudiziale del contratto, che è solo «provvisoriamente efficace, a causa della sua irregolarità che risulta dall’iniquità derivante dall’approfittamento di una situazione di anomala alterazione della libertà negoziale» (BIANCA).

 

 

Rescissione del contratto concluso in stato di pericolo

L’art. 1447 prevede l’ipotesi in cui una delle parti ha assunto obbligazioni a condizioni inique perché si trovava nella «necessità, nota alla controparte, di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona». I presupposti necessari per rescindere il contratto sono:

 

— lo stato di pericolo in cui si trovava uno dei contraenti al momento della conclusione del contratto. A tale proposito è utile precisare che il contratto non è rescindibile se il pericolo di un danno attuale e grave non riguardi le persone, ma le cose; che lo stesso invece può essere rescisso anche qualora il soggetto stesso si sia posto volontariamente e per colpa nella situazione pericolosa. La gravità del pericolo è relativa perché valutata in relazione alla persona che la subisce. Lo stato di pericolo o necessità è previsto anche dall’art. 2045 c.c. in tema di responsabilità extracontrattuale e dall’art. 54 c.p. Pur essendo diverse, tali fattispecie hanno in comune la strumentalità dell’atto con il quale ci si sottrae al pericolo. Secondo alcuni autori (BIANCA), ai fini della rescissione, non è indispensabile che il pericolo sia reale, essendo sufficiente a menomare la libertà di contrattare del soggetto anche il solo pericolo putativo;

 

— l’iniquità delle condizioni a cui il contraente in pericolo ha dovuto soggiacere per salvarsi dallo stato di pericolo;

 

— la conoscenza dello stato di pericolo da parte di colui che ne ha tratto vantaggio (e al quale può essere attribuito dal giudice un giusto compenso per l’opera svolta). I primi due presupposti hanno carattere oggettivo, il terzo soggettivo.

 

 

L’azione generale di rescissione per lesione

Ai sensi dell’art. 1448, il contratto è rescindibile quando è stato stipulato a condizioni di grave sproporzione (cd. lesione ultra dimidium) in dipendenza dello stato di bisogno di una parte, conosciuto dall’altro contraente che ne ha approfittato per trarne vantaggio. I presupposti dell’azione in esame sono:

 

la lesione ultra dimidium: ossia la sproporzione fra le due prestazioni superiore alla metà (il valore della prestazione cui è tenuta la parte danneggiata deve essere di oltre il doppio del valore della controprestazione); la lesione deve essere accertata con riferimento al momento della conclusione del contratto (art. 1448): tuttavia il contratto non è più rescindibile se, a causa di circostanze sopravvenute, la sproporzione è venuta a mancare al momento della presentazione della domanda di rescissione;

 

lo stato di bisogno della parte danneggiata, che va interpretato non come assoluta indigenza o incapacità patrimoniale, ma come situazione di difficoltà economica, anche transitoria, che incida sulla libera determinazione del contraente. In ogni caso, gli interessi minacciati devono essere strettamente patrimoniali, se sono personali si rientra nella rescissione per stato di pericolo;

 

l’approfittamento dello stato di bisogno si risolve in una condizione psicologica di mera conoscenza (male fede soggettiva) delle circostanze cui si ricollega la rescindibilità del contratto; non si richiede necessariamente un comportamento attivo, ovvero un’iniziativa fraudolenta della parte, in quanto può essere sufficiente anche un contegno semplicemente passivo.

 

Inoltre, si sottolinea che l’azione generale di rescissione per lesione prevista dall’art. 1448 c.c. richiede la simultanea ricorrenza dei tre requisiti sopra evidenziati (eccedenza di oltre la metà della prestazione rispetto alla controprestazione, esistenza di uno stato di bisogno e approfittamento). Fra i tre elementi predetti non sussiste alcun ordine di priorità o precedenza, per cui, in caso di mancanza o di mancata dimostrazione dell’esistenza di uno dei tre elementi, diventa superfluo indagare sulla sussistenza degli altri due, e l’azione di rescissione deve essere senz’altro respinta.

 

 

Disciplina

Per quanto concerne la disciplina, si precisa che:

 

— legittimata all’esercizio dell’azione di rescissione è la parte danneggiata (e l’erede ma non l’avente causa a titolo particolare). La sentenza che accoglie la domanda ha natura costitutiva, poiché priva il contratto della sua efficacia;

 

— l’azione si prescrive nel breve termine di un anno, che decorre dalla conclusione del contratto (art. 1449, co. 1°). Se ricorrono gli estremi di un reato il termine di prescrizione coinciderà con quello del reato. La rescindibilità non può essere opposta in via di eccezione quando, trascorso un anno dalla conclusione del contratto, l’azione sia prescritta (art. 1449, co. 2°): ciò significa che al di là di tale termine, il negozio rescindibile è valido; — il contratto rescindibile non ammette convalida (art. 1451) per cui la parte danneggiata, anche se dichiara espressamente di rinunciare all’azione di rescissione ovvero esegue spontaneamente la prestazione, avrà pur sempre la possibilità di agire in giudizio ed ottenere la restituzione della prestazione eseguita; — la rescissione comporta come conseguenza la liberazione dall’obbligo di adempiere alle prestazioni dedotte e la restituzione delle prestazioni eseguite. Tale azione produce effetti retroattivi tra le parti: non pregiudica invece i diritti acquistati dai terzi purché — ove si tratti di immobili — gli atti relativi siano stati trascritti prima della domanda giudiziale di rescissione.

 

 

Fondamento

Il fondamento della rescissione viene ravvisato nella «violazione di un sostanziale criterio di reale giustizia o di equità, più che della libertà del volere alla cui tutela effettivamente, ma indirettamente, esso mira».

(TRABUCCHI): ad es., nello stato di pericolo, la situazione di menomazione in cui si trova un contraente si rivela una condizione iniqua sotto il profilo dell’assenza di libertà di trattativa. In particolare, si osserva (GAZZONI) come il legislatore abbia preteso «che l’eventuale squilibrata contrattazione (di per sé non rilevante) non sia però dovuta a fattori ed a condizioni che, anche quando non direttamente imputabili ad un contraente, permettano a costui di porsi in condizioni di supremazia nelle trattative».

 

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