Conteggio dei giorni: cosa si intende per dies a quo e dies ad quem?
Lo sai che?
6 Lug 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Conteggio dei giorni: cosa si intende per dies a quo e dies ad quem?

Quando ci viene dato un termine per compiere una certe operazione, è importante saper conteggiare i giorni, tendo conto del dies a quo e del dies ad quem: ecco come farlo correttamente.

 

Si sente spesso parlare di dies a quo e di dies a quem, soprattutto in ambito giuridico e processuale, quando si deve calcolare un termine: in questi casi è infatti necessario fare molta attenzione ai giorni del calendario che devono essere considerati nel conteggio e questi due concetti ci aiutano a capire come si fa.

 

Come si calcola il giorno di scadenza quando una legge, un provvedimento amministrativo o una sentenza del giudice impongono di svolgere una determinata attività entro un particolare termine? Quando, ad esempio si dice che una lettera di disdetta va inviata alla controparte entro 10 giorni dalla scadenza, come si calcola tale termine? Chiaramente il problema non sussiste quando viene espressamente indicato il giorno preciso di scadenza: è quanto accade nei bandi di concorso dove si trova esplicitamente enunciata la data di scadenza (ad esempio, “la scadenza del bando è fissata al 30 luglio 2016”).

Diverso il discorso, invece, quando viene sì indicato il termine di scadenza, ma non in modo così lineare come nel caso precedente: pensiamo a quanto accade quando viene indicato il numero di giorni oltre il quale scatta la “scadenza” (per esempio: “il bando scade dopo un mese dalla sua pubblicazione“). In ipotesi di questo genere, è necessario comprendere quali giorni, nel conteggio, vadano computati e quali no. A riguardo, si fa riferimento ai termini dies a quo e dies ad quem. Vediamo cosa si intende con tali espressioni.

 

 

Dies a quo e dies ad quem: che cosa si intende?

I latini antichi affermavano: “Dies a quo non computatur in termino, dies ad quem computatur”, frase contenente il principio secondo il quale nel computo dei termini “a giorni”, il giorno iniziale (cosiddetto dies a quo) non si calcola, mentre  il giorno finale (cosiddetto dies ad quem) si deve calcolare.

 

Tali espressioni sono utilizzate ancora oggi, soprattutto nei manuali di diritto: vediamo cosa si intende.

In effetti, l’espressione “dies a quo” significa “il giorno dal quale” e viene usata per indicare il giorno a partire dal quale si computa un determinato termine. ll dies a quo, di regola, non viene contato per calcolare un determinato termine.

 

Ad esempio, un termine di 7 giorni che decorre dall’11 settembre scadrà il 18 settembre e non il 17 come accadrebbe se si dovesse computare anche il giorno iniziale dal quale il termine comincia a decorrere.

 

Volendo fare un esempio in ambito giuridico, il termine entro il quale si può appellare una sentenza è di 30 giorni dalla notifica della stessa presso il domicilio eletto dalla parte soccombente. Il giorno in cui la notifica è avvenuta non si conta e il termine inizia a decorrere dal giorno dopo: quindi, se la sentenza è stata notificata il 30 giugno, si inizia a computare dal giorno dopo (1° luglio) e il termine scade il 30 luglio che è il dies ad quem.

 

Per quando riguarda il “dies ad quem”, significa “il giorno al quale”: si intende il giorno nel quale scade un determinato termine.

 

 

Come si calcola il decorso e la scadenza un termine?

Di norma, il dies a quo non si calcola, a differenza del dies ad quem.  Per esempio: ipotizziamo un termine di 10 giorni, a partire dal 4 febbraio (dies a quo), si inizia a contare dal 5 febbraio (primo giorno) e così via, fino al 14 febbraio (dies a quem) che si calcola. Dunque, i 10 giorni scadono il 14 febbraio.


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti