Spese legali: chi paga?
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6 Lug 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Spese legali: chi paga?

In materia di spese processuali, si applica il principio della soccombenza: la parte sconfitta sopporta le spese che ha sostenuto e rimborsa quelle della parte vittoriosa. Il giudice può anche compensarle.

 

Le spese legali sono, sostanzialmente, quelle sostenute dalla parte vittoriosa per le attività effettuate dal proprio difensore nel processo.

Non vi rientrano, invece, le spese vive sostenute dalla parte vittoriosa per introdurre la causa o per pagare il compenso dell’ausiliario del giudice – il consulente tecnico d’ufficio – eventualmente nominato, in quanto esse sono ritenute accessori del danno o comunque di quanto richiesto dall’attore e, come tali, entrano a far parte del totale al quale è condannato il soccombente.

 

Il principio fondamentale in tema di regolamento delle spese di un giudizio civile è quello secondo cui le spese seguono la soccombenza [1], nel senso che la parte vittoriosa ha diritto, oltre che ad ottenere quanto richiesto nella propria domanda (o quanto stabilito, in misura maggiore o minore, dal giudice), anche la cosiddetta ripetizione delle spese processuali.

 

E’ utile ricordare che la condanna alle spese ben può essere emessa, a carico della parte soccombente, anche se difetti una esplicita richiesta in tal senso della parte vittoriosa.

 

 

Spese legali: cos’è la compensazione?

Vi sono alcune ipotesi nelle quali il principio in questione trova un temperamento, nel senso che il giudice può disporre la compensazione delle spese processuali [2], consentendo alla parte soccombente di ridurre, almeno in parte, la propria esposizione debitoria nei confronti della parte vittoriosa.

Spieghiamoci meglio: compensare le spese processuali significa che ognuno paga quelle di sua spettanza. Facciamo un esempio: faccio dei lavori alla facciata del condominio, rovinandola. Il condominio mi fa causa e la vince per cui il giudice mi condanna a ripristinare tutto come era prima. Se il giudice compensa le spese processuali significa che io pago il mio avvocato e il condominio paga il suo. Ognuno, inoltre, si paga le spese sostenute per bolli e versamenti vari.

 

 

Spese legali: quando si applica la compensazione?

In realtà, l’esercizio del potere di disporre la compensazione è stato nel tempo sottoposto ad un controllo sempre più stringente: in un primo momento essa era disposta in presenza di altri giusti motivi, esplicitamente indicati nella motivazione, successivamente in presenza di altre gravi ed eccezionali ragioni, sempre esplicitamente indicate nella motivazione. Oggi la possibilità di compensazione è stata fortemente limitata alla soccombenza reciproca o al caso di assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti. Il giudice dovrà sempre motivare la decisione in tal senso [3].

In questi casi, come si può comprendere è stato rafforzato, quale strumento regolatore delle spese di lite, il principio generale della soccombenza: ognuno, quindi, paga il proprio avvocato in caso di compensazione ma la regola generale resta quella secondo cui chi perde paga.

 

 

Spese legali: che significa responsabilità aggravata?

Infine, la legge prevede la responsabilità aggravata: la parte soccombente che abbia agito o resistito in giudizio con malafede o colpa grave può essere condannata, su istanza dell’altra parte, al risarcimento dei danni che il giudice liquida, anche d’ufficio, nella sentenza. Perché il giudice possa disporre la condanna al risarcimento occorre che l’interessato, oltre alla domanda, fornisca la prova del proprio danno e dell’elemento soggettivo della condotta di colui che l’ha cagionato, il che non è agevole come possa sembrare.


[1] Art. 91 cod. proc. civ.

[2] Art. 92 cod. proc. civ.

[3] D.l. n. 132, del 12.09.2014, convertito in l. n. 162, del 10.11.2014.

 


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