La risoluzione per impossibilità sopravvenuta e per eccessiva onerosità
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9 Lug 2016
 
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Edizioni Simone
 


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La risoluzione per impossibilità sopravvenuta e per eccessiva onerosità

Risoluzione contrattuale per prestazione divenuta impossibile o eccessivamente onerosa.

 

Se la prestazione diviene impossibile per una causa non imputabile ad una delle parti, l’obbligazione si estingue e il debitore è liberato (art. 1256). Di conseguenza la controprestazione resta priva di giustificazione causale e perciò dà luogo alla risoluzione del contratto. Tale risoluzione opera di diritto. È necessario che l’impossibilità sia totale (art. 1463). A tal proposito si distingue tra:

 

– il caso in cui l’impossibilità sopravvenuta si riferisca ad una delle prestazioni di un contratto ad efficacia obbligatoria: in tale ipotesi, la controparte ha diritto ad ottenere la restituzione della prestazione (qualora questa sia stata già eseguita) ovvero è liberata dall’obbligo di eseguirla (se non sia stata ancora eseguita) (art. 1463). Es.: se il bene locato è stato distrutto per un evento fortuito, per cui il locatore non è in grado di consegnarlo, questi dovrà restituire la somma percepita ovvero, se questa non gli è stata ancora corrisposta, non potrà pretenderne il versamento;

 

– il caso in cui invece essa riguardi una delle prestazioni di un contratto a efficacia reale: in tale seconda ipotesi, invece, ai sensi dell’art. 1465, co. 1°, il compratore è ugualmente tenuto ad eseguire la controprestazione né può pretendere la restituzione qualora l’abbia già eseguita. La ragione di questa disciplina va ravvisata nel principio dell’immediata efficacia traslativa del consenso per cui accade che l’acquirente può essere proprietario ancora prima che la cosa sia stata consegnata: se la cosa perisce per causa non imputabile al venditore, il compratore è comunque obbligato a versare il prezzo.

 

Se, invece, l’impossibilità della prestazione è soltanto parziale, l’art. 1464 attribuisce alla controparte la scelta tra:

 

— il diritto ad una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta;

 

— il diritto a recedere dal contratto, nel caso in cui la prestazione residua non sia più idonea a soddisfare il suo interesse.

 

 

La risoluzione per eccessiva onerosità

Nei contratti di durata, che comportano un’esecuzione differita o protratta nel tempo, può domandare la risoluzione del contratto la parte la cui prestazione sia divenuta eccessivamente onerosa a causa di avvenimenti straordinari ed imprevedibili (art. 1467).

 

In particolare, nei contratti con prestazioni corrispettive, è ammessa la risoluzione alle seguenti condizioni:

 

— che si tratti di contratti ad esecuzione continuata o periodica, ovvero ad esecuzione differita;

 

— che una delle prestazioni sia divenuta eccessivamente onerosa prima che il contratto abbia avuto esecuzione e purché il debitore non sia in mora (si ricordi che se è a carico del contraente moroso l’impossibilità sopravvenuta della prestazione dovuta, a maggior ragione è a suo carico l’onerosità sopravvenuta durante la mora). Deve poi trattarsi di una onerosità eccessiva, tale cioè da creare un grave squilibrio tra prestazione e controprestazione. L’onerosità infine deve riguardare una prestazione non ancora adempiuta; — che la sopravvenuta onerosità non rientri nell’alea normale del contratto. Non sembra opportuno infatti che si rimetta in discussione un vincolo, quando le parti abbiano preventivamente accettato un rischio particolare (es.: assicurazione) che entra a far parte del contenuto del contratto;

 

— che la sopravvenuta onerosità sia dovuta al verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili (es.: guerra). Si ritiene oramai unanimemente che anche la svalutazione monetaria sia evento idoneo a giustificare la risoluzione quando sia imprevedibile, superi cioè il normale andamento del fenomeno inflattivo. Si ricordi che imprevedibilità e straordinarietà devono essere valutate oggettivamente, in rapporto all’uomo medio e in relazione alla natura del negozio e alle condizioni del mercato;

 

— che infine la parte, contro cui è domandata la risoluzione, non riesca ad evitarla «offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto». L’offerta di riduzione ad equità, che non differisce da quella prevista dall’art. 1450 in materia di rescissione, deve provenire dalla parte contro cui la risoluzione è richiesta e su di essa si pronuncia discrezionalmente il giudice.

 

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