Avvocati: le spese pazze del CNF
Miscellanea
7 Lug 2016
 
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Avvocati: le spese pazze del CNF

Tra i capitoli di bilancio che hanno portato la forte perdita, ci sono il finanziamento a “Il Dubbio” e le indennità ai consiglieri.

 

Se la barca affonda e i salvagenti sono pochi, ci sarà sempre qualcuno che indosserà il galleggiante al posto di un altro: una massima che, in tempi di crisi, serve per ricordare che non sempre ci si può salvare tutti e che, anzi, chi è ai posti di comando ha un posto riservato nella scialuppa di salvataggio. In barba al vecchio detto secondo cui il capitano è l’ultimo a lasciare la barca (anzi, le recenti cronache dei nostri mari ci hanno dimostrato che, a volte, è proprio il capitano la causa del colo a picco).

 

Cambiando completamente discorso, secondo un articolo apparso su Italia Oggi questa mattina, il CNF starebbe spendendo in modo “pazzo” i soldi degli avvocati italiani. Non un bel ritorno di immagine – specie dopo il recente scandalo sui cospicui compensi autoliquidati – per un organo che rappresenta un’avvocatura in forte crisi e a rischio estinzione. Si pensi che il reddito medio dei professionisti più giovani (fino a 34 anni) è di circa 14 mila euro; dai 35 a 40 anni si arriva a poco più di 20 mila euro e tra i 40 e i 44 anni la media è di 29.346 euro l’anno.

 

Perché sarebbero “pazze” le spese del CNF? Quest’anno il bilancio del Consiglio Nazionale Forense si chiuderà con un disavanzo di circa un milione e mezzo di euro (per la precisione 1.599.000 euro), a fronte di entrate pari a 8.121.000 e di uscite per 9.720.000. Sono due i capitoli di bilancio che pesano su questa forte perdita:

 

– da un lato l’aumento delle “spese per organi dell’ente” stanziate per 2.200.000 euro, di cui ben 1.200.000 euro destinati all’aumento dei costi di trasferta per tutti i Consiglieri nonché alle indennità di missione e al nuovo regime indennitario riconosciuto ai Consiglieri nazionali: una spesa quest’ultima che, almeno in linea teoria, potrebbe ripetersi anche nel futuro;

 

– dall’altro lo stanziamento di 1.100.000 euro per finanziare un’iniziativa editoriale vecchia come la preistoria quale è “Il Dubbio”, quotidiano generalista – tutt’altro che tecnico, come invece l’avvocatura ambisce ad essere – edito dalla società edizioni Diritti e Ragione Srl costituita il 10 dicembre scorso su impulso della Fai, la Fondazione dell’avvocatura italiana. Della scelta di spendere così tanto denaro per un giornale che gli avvocati pagheranno due volte (la prima con il finanziamento, la seconda con l’acquisto “forzato” da parte dei Consigli dell’Ordine territoriali) abbiamo già parlato a sufficienza in “Il CNF messo… “in Dubbio” dagli avvocati”.

Tale spesa viene ritenuta “straordinaria”, ma nulla garantisce che la donazione non possa ripetersi negli anni successivi, tenuto soprattutto conto del momento di crisi dell’editoria tradizionale che ha messo in ginocchio finanche i quotidiani nazionali più noti (per sette dei quali la percentuale di reso è superiore al 50%).

 

Come farà il CNF a fronteggiare questo disavanzo? Gli organi di vertice hanno promesso che, per il momento, non aumenteranno i contributi annuali degli iscritti, ma utilizzeranno gli avanzi di gestione precedenti (che per il 2015 ammontano a quasi 4 mln di euro). Ma se il vizio di spendere più di quello che si guadagna contagerà anche i bilanci degli anni futuri, il rischio di un incremento per le spese degli avvocati è tutt’altro che scongiurato.

 

Non è tutto. A gravare sui conti del Cnf sono anche la multa di 912 mila euro erogata dall’Antitrust e confermata dal Consiglio di stato ad inizio 2016, a cui si è aggiunta la sanzione per inottemperanza di importo simile. E questo perché, nonostante la condanna subita dall’Agcm in materia di violazione delle norme sulla concorrenza e sui divieti agli avvocati di pubblicità, il Consiglio dell’Ordine non ha inteso – a spese degli iscritti, ovviamente – adeguarsi alla decisione, andando per la sua strada e incassando una sanzione salatissima.

 

Secondo quando scrive Italia Oggi, “nonostante il Consiglio nazionale nei mesi scorsi abbia fatto sapere che le riserve per il pagamento del tutto sono già state accantonate e le sanzioni già state pagate con riserva di ripetizione, al momento, tale tesi – in base a quanto risulta a ItaliaOggi – non convince l’Autorità garante che, alla luce degli interessi di mora e della sanzione per inottemperanza, ha ormai quantificato l’esborso dovuto in circa 1,8 milioni di euro”. Ed ancora: “Un quadro contabile complessivo che di per sé potrebbe configurarsi come una mera questione interna ma che, in realtà, ha generato una vera e propria reazione a catena all’interno di una categoria che non ha visto di buon occhio l’impiego dei propri sforzi economici attraverso la contribuzione annuale in iniziative non strettamente indispensabili e che, come dimostrano i dati diffusi da Cassa forense negli ultimi report, non gode certo di ottima salute”.


 


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