Email del coniuge: apertura e lettura non autorizzata
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7 Lug 2016
 
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Email del coniuge: apertura e lettura non autorizzata

Anche se la password è già memorizzata e l’accesso all’account di posta elettronica avviene senza forzatura delle credenziali scatta ugualmente il reato di violazione della corrispondenza altrui.

 

Leggere le email altrui è sempre reato: e ciò vale sia che ciò avvenga tra estranei che tra marito e moglie; il fatto che la coppia sia sposata, che conviva e che acceda a internet dalla stessa postazione non toglie il fatto che ognuno dei due abbia una sfera di privacy invalicabile, che non può essere lesa neanche se il titolare dell’indirizzo email abbia, per distrazione, lasciato aperta la pagina internet del proprio account o abbia memorizzato le password di accesso nel programma di posta elettronica. Se anche dovesse bastare un click al partner per aprire la casella email (tramite browser o client), senza dover ricercare le password, l’illecito resta sempre integrato. È questo l’orientamento costante dei giudici, da sempre rigorosi in tema di violazione dell’altrui corrispondenza, in quanto tutelata dalla Costituzione.

 

La questione è stata ulteriormente chiarita da una recente sentenza della Corte di Appello di Taranto [1]. Secondo i giudici pugliesi di secondo grado, integra il reato di violazione della corrispondenza altrui [2] la condotta del coniuge che apre, senza autorizzazione, le email del partner anche se quest’ultimo, dopo l’ultima sessione al computer comune di casa, ha lasciato memorizzate nella cache del computer, la password e la user, consentendo così a chiunque un facile accesso al proprio account dalla medesima postazione. Difatti, non è necessariamente condizione per integrare il reato in commento il fatto di forzare le credenziali di accesso alla posta elettronica altrui, cercando di recuperare la password: basta semplicemente il fatto che l’apertura e la lettura dei messaggi avvenga senza autorizzazione.

 

La sentenza è molto importante perché chiarisce un equivoco in cui spesso cadono le persone che convivono sotto lo stesso tetto, sia sotto il vincolo del matrimonio che della convivenza: la ricerca non autorizzata delle email altrui e dei messaggini sul cellulare, anche se per cercare le prove dell’altrui infedeltà e farle valere in giudizio, è illecito sanzionato due volte:

  • una prima sanzione è costituita dall’impossibilità di utilizzare tali documenti come prova in un’eventuale causa di separazione, anche se servano per confermare l’altrui comportamento illecito, irrispettoso dei doveri del matrimonio, come appunto nel caso del coniuge fedifrago. Il giudice che si trovi, nel fascicolo di una delle due parti, la stampa delle email altrui che comprovino la relazione adulterina, è chiamato a non considerare affatto tali allegati e a decidere come se essi non fossero mai esistiti (o meglio, acquisiti al processo);
  • una seconda sanzione è il fatto che tale condotta costituisce reato e, quindi, il coniuge leso nella privacy può ben sporgere querela nei confronti del compagno irrispettoso della propria riservatezza.

 

Questi principi valgono non solo quando l’account di posta elettronica è protetto, ma anche quando sia stato lasciato sprotetto da password e altre protezioni da parte del relativo proprietario. Secondo infatti la pronuncia della Corte di Appello di Taranto, visionare senza autorizzazione la casella mail del partner, fruendo dello strumento di compilazione automatica, che consente di memorizzare la password una volta inserita, configura il reato di violazione di corrispondenza.

 

La Corte ha così confermato la condanna per una donna che nel giudizio di separazione aveva prodotto copia del testo di una mail riservata del marito ottenuta in maniera fraudolenta.

 


La sentenza

Corte d’Appello di Taranto – Sezione penale – Sentenza 1 aprile 2016 n. 24

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DI APPELLO DI LECCE

SEZIONE DISTACCATA DI TARANTO

SEZIONE PENALE

composta dai signori:

Dr. Vito FANIZZI Presidente

Dr.ssa Margherita GRIPPO Consigliere estensore

Dr.ssa Alessandra FERRARO Consigliere

all’udienza del 12/01/2016

ha pronunciato la seguente

SENTENZA DIBATTIMENTALE

nel processo penale a carico di:

MA.BE., nata il (…) a San Paolo (Brasile) elettivamente domiciliata presso l’avv. Ma.Ru. del foro di Taranto

– CONTUMACE –

appellante avverso la sentenza n. 942/2014 emessa il 07/04/2014 dal Tribunale di Taranto – con la quale, imputata di reato di cui all’art. 616 c.p. poiché prendeva cognizione e rivelava, producendole nel giudizio di separazione, corrispondenza informatica in data 25.1.2011, 26.1.2011 destinata al coniuge Vi.Do., sul suo indirizzo di posta

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[1] C. App. Taranto, sent. n. 24/2016.

[2] Art. 616 cod. pen.

 


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