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Lo sai che? Pubblicato il 7 luglio 2016

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Lo sai che? Accesso agli atti amministrativi per curiosità

> Lo sai che? Pubblicato il 7 luglio 2016

Vorrei sapere se, per un semplice motivo di curiosità, si può accedere agli atti amministrativi inerenti un’autorizzazione rilasciata dalla P.A. a un altro soggetto.

 

Il diritto di accesso agli atti amministrativi è radicalmente cambiato con la recente introduzione del nuovo FOIA (Freedom Of Information Act) il quale capovolge la tradizionale impostazione della legge, impostazione in base alla quale, per poter autorizzare l’accesso agli atti relativi a un procedimento della pubblica amministrazione, era necessario dimostrare un interesse specifico (interesse che, tuttavia, è anche bene dirlo, veniva interpretato con una certa elasticità). Così, ad esempio, nel caso di un concorso, veniva consentito l’accesso agli altri candidati o agli esclusi dalla gara; nel caso di una concessione edilizia veniva accordato ai vicini di casa o, comunque, a tutti coloro che riuscivano a dimostrare l’esistenza di un interesse contrario alla realizzazione dell’opera.

Oggi, dicevamo, il nuovo accesso agli atti amministrativi ha un’impostazione opposta: il diritto alla trasparenza e all’ostensione degli atti viene riconosciuto sempre e a chiunque ne faccia richiesta, salvo che il soggetto, relativamente al quale le informazioni ineriscono, dimostri di avere un controinteresse meritevole di tutela come, ad esempio, un interesse di natura commerciale (si pensi al segreto industriale per il know how di produzione di un prodotto). Per confermare tale impostazione, il legislatore ha previsto che ora il silenzio dell’amministrazione alla richiesta del cittadino non si considera più come “rigetto dell’istanza” (cosiddetto silenzio rigetto), bensì accoglimento (cosiddetto silenzio assenso).

Il risultato è che il diritto di accesso agli atti amministrativi viene oggi concesso a tutti, anche ai semplici curiosi che non vantino uno specifico interesse di natura economica o morale. Tanto è confermato dall’obbligo, che ora compete a ogni amministrazione, di pubblicare sul proprio sito internet tutte le informazioni che possano essere di pubblico interesse, come ad esempio i compensi erogati per consulenze, i vincitori di un bando, ecc.

Il che significa che il diritto a informare la collettività prevale sempre sulle esigenze di privacy dell’interessato, il quale, tuttavia, potrà opporsi alla esibizione a terzi degli atti relativi a un proprio procedimento, dimostrando le specifiche e preminenti ragioni che dovrebbero portare a ritenere prioritaria la tutela della sua riservatezza.

Più nel dettaglio, con la riforma le banche dati delle amministrazioni si aprono ai cittadini che ora possono ottenere documenti per i quali non c’è obbligo di pubblicazione da parte degli enti. L’ostensione di quanto richiesto deve avvenire entro trenta giorni in forma gratuita e l’eventuale rifiuto va motivato in modo chiaro. I limiti all’accesso sono giustificati laddove risultano in gioco dati sensibili, proprietà industriali, indagini giudiziarie o la sicurezza nazionale. Non è necessario identificare in modo estremamente puntuale dati o documenti richiesti. Contro il diniego si può ricorrere al responsabile trasparenza, al difensore civico o al Tar.

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