Vendite sottoposte a condizione
Professionisti
9 Lug 2016
 
L'autore
Edizioni Simone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Vendite sottoposte a condizione

Vendita con patto di riscatto, vendita dei beni di consumo, vendita rateale con riserva di proprietà.

 

 

Vendita con patto di riscatto

Ricorre quando il venditore si riserva il diritto di riavere la proprietà della cosa alienata mediante la restituzione del prezzo (art. 1500). Si tratta, secondo parte della dottrina (GRECO, COTTINO), di una vendita sottoposta a condizione risolutiva potestativa, la quale, risolvendo retroattivamente il contratto, produrrebbe l’immediato ritorno del bene nel patrimonio del venditore. Secondo altra tesi (BIANCA), invece, il riscatto andrebbe configurato come diritto potestativo di recesso. L’istituto risponde all’esigenza di consentire al venditore di procurarsi danaro contante, con la possibilità di riavere il bene. Il patto di restituire un prezzo superiore a quello stipulato per la vendita è nullo per l’eccedenza (art. 1500). La legge, inoltre, stabilisce un termine massimo per il riscatto e a tale termine si riducono quelli eventualmente più lunghi apposti dalle parti (art. 1501): due anni, per i beni mobili; cinque anni, per i beni immobili. Il venditore può esercitare il diritto di riscatto anche nei confronti dei successivi acquirenti (purché il patto sia trascritto).

 

 

 

Vendita rateale con riserva di proprietà

È una forma particolare di vendita in cui le parti stabiliscono che il prezzo venga pagato frazionatamente entro un certo tempo: la cosa viene consegnata subito, ma la proprietà passa al compratore solo dopo il pagamento dell’ultima rata del prezzo medesimo (art. 1523). In sostanza, l’effetto reale della vendita è sottoposto alla condizione sospensiva del pagamento integrale, mentre gli altri effetti (consegna, godimento della cosa etc.) si verificano immediatamente, in conseguenza della conclusione del contratto. La legge ha voluto tutelare il compratore contro patti vessatori in passato assai diffusi in questo tipo di vendita. Ha così dichiarato inefficace la clausola secondo cui il mancato pagamento di una sola rata dà luogo alla risoluzione, se questa rata non superi l’ottava parte del prezzo (art. 1525). Inoltre, se il contratto è risolto per inadempimento del compratore, questi ha diritto alla restituzione delle rate pagate, salvo un equo compenso al venditore per l’uso della cosa, oltre al risarcimento del danno (art. 1526). Colui che acquista a rate non può alienare il bene fino a quando non ne ha acquistato la proprietà: l’alienazione integra, anzi, gli estremi del delitto di appropriazione indebita (art. 646 c.p.).

 

 

La vendita dei beni di consumo

Il D.Lgs. 2-2-2002, n. 24 — di attuazione della direttiva 1999/44/CE su taluni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo — aveva introdotto nel Libro IV del codice civile gli articoli da 1519bis a 1519nonies al fine di disciplinare taluni aspetti dei contratti di vendita (al contratto di vendita sono equiparate permuta e somministrazione) e delle garanzie concernenti i beni di consumo. Gli articoli citati sono stati abrogati e recepiti nel D.Lgs. 6-9-2005, n. 206 (Codice del Consumo) che disciplina attualmente la materia. Possono definirsi beni di consumo tutti i beni mobili, anche da assemblare, ad esclusione di:

 

– beni oggetto di vendita forzata o venduti da autorità giudiziarie;

 

– acqua e gas (a meno che non siano confezionati per la vendita in quantità o volume determinati);

 

– energia elettrica.

 

In particolare, in caso di vendita di beni di consumo, il venditore ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita ed è responsabile nei confronti del consumatore stesso per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene. In caso di difetto di conformità, il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene ovvero ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto secondo le regole di cui all’art. 130, D.Lgs. 206/2005.

 

Il consumatore decade dai diritti previsti dalle norme in esame se non denuncia al venditore il difetto di conformità entro due mesi dalla scoperta (ma la denuncia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del difetto o l’ha occultato). Il venditore finale (responsabile verso il consumatore) ha diritto di regresso nei confronti del produttore o di un precedente venditore o intermediario cui sia imputabile il difetto di conformità. Qualsiasi patto, anteriore alla comunicazione al venditore del difetto di conformità, finalizzato a limitare o escludere, i diritti riconosciuti dalla normativa in esame, è nullo. La nullità può essere fatta valere solo dal consumatore e può essere rilevata d’ufficio dal giudice.

 

Manuale-di-Istituzioni-di-Diritto-Privato

 

 


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti