Stalking: a quali luoghi lo stalker non può avvicinarsi?
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7 Lug 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Stalking: a quali luoghi lo stalker non può avvicinarsi?

Stalking: il giudice deve specificare i luoghi ai quali lo stalker non può avvicinarsi perché abitualmente frequentati dalla vittima.

 

L’ordine allo stalker “di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa” è troppo generico: il giudice deve indicare in modo specifico e dettagliato i luoghi oggetto del divieto perché solo in tal modo la misura cautelare può essere efficace e giusta.

 

È quanto precisato da una recente sentenza della Cassazione [1].

 

Come noto, in caso di reato di atti persecutori, il giudice può imporre, in via cautelare, allo stalker il divieto di avvicinamento “a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa”, e l’obbligo di “mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa”.
Il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa deve necessariamente indicare in maniera specifica e dettagliata i luoghi oggetto della proibizione, perché solo in tal modo il provvedimento assicura sia l’esigenza di praticabilità della misura sia la necessità di contenere le limitazioni imposte all’indagato/imputato nei confini strettamente necessari alla tutela della vittima.

 

La misura cautelare in questione, per poter essere efficace, deve:

 

a) determinare una compressione della libertà di movimento dell’onerato nella misura strettamente necessaria alla tutela della vittima;

 

b) assicurare una sufficiente determinatezza, affinché sia ben chiaro all’obbligato quali comportamenti deve tenere e sia eseguibile il controllo sulla corretta osservanza delle prescrizioni a lui imposte.

 

Il divieto di avvicinamento “a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa” e l’obbligo di “mantenere una determinata distanza da tali luoghi”, hanno il fine di assicurare alla vittima uno spazio fisico libero dalla presenza dello stalker.

 

La prescrizione deve essere riempita di un contenuto specifico prevedendo i luoghi ai quali lo stalker non deve avvicinarsi.

Tale previsione corrisponde a:

 

–  un’esigenza pratica: rendere noto all’obbligato quali sono i luoghi da evitare, alla cui determinatezza è collegata la stessa praticabilità della misura;

 

– un’esigenza di giustizia: contenere le limitazioni imposte all’obbligato nei limiti strettamente necessari alla tutela della vittima e di assicurare a quest’ultima la certezza di uno spazio libero dalla presenza del prevenuto.

 

L’indicazione generica del luogo “interdetto” all’obbligato non è allora funzionale alle esigenze suddette, perché non consentirebbe all’obbligato di sapere in anticipo quali siano i luoghi da evitare – peraltro normalmente destinati a variare a seconda delle esigenze e delle abitudini della persona. Inoltre la misura assumerebbe un’elasticità eccessiva, dipendente dalle decisioni (o anche dal capriccio) dell’offeso, a cui verrebbe rimesso, sostanzialmente, di stabilire quali sono i luoghi vietati.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 27 gennaio – 6 luglio, n. 27905
Presidente Lapalorcia – Relatore Miccoli

Ritenuto in fatto

1. Con ordinanza del 28 ottobre 2015 il Tribunale di Napoli, sezione riesame, ha accolto l’appello del Pubblico Ministero avverso l’ordinanza emessa dal GIP dello stesso Tribunale, con la quale non era stata applicata la misura del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (P.A. ) nei confronti di R.N. , indagato per il delitto di cui all’articolo 612 bis cod. pen..
Il Tribunale ha ritenuto sussistente il quadro di gravità indiziaria sulla scorta delle dichiarazioni della persona offesa – che ha riferito di una serie continuativa di atti molesti oltre che di minacce gravi e di aggressioni fisiche – e di alcune persone informate sui fatti.
2. Con atto sottoscritto dal suo difensore ha proposto ricorso per cassazione il R. , deducendo in primo luogo la nullità del provvedimento per vizi di motivazione in ordine alla valutazione della sussistenza di gravi indizi.
Il ricorrente sostiene che l’ordinanza si sarebbe limitata a una riproposizione di quanto affermato dal Pubblico Ministero, con descrizione del profilo indiziario in modo generico, ripetendo mere formule di stile.

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[1] Cass. sent. n. 27095 del 6.7.2016.

 


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