Le singole ipotesi di vendita obbligatoria e contratti negoziati fuori dai locali commerciali
Professionisti
8 Lug 2016
 
L'autore
Edizioni Simone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Le singole ipotesi di vendita obbligatoria e contratti negoziati fuori dai locali commerciali

Vendita alternativa, vendita di cose generiche, vendita di cosa futura; contratti negoziati fuori dalle sedi commerciali e vendite a distanza.

 

 

Vendita alternativa

Tale tipo di vendita ricorre quando due o più cose sono dedotte nel contratto, ma una sola di esse dovrà essere trasferita al compratore. Il trasferimento del diritto si verifica quando viene esercitata la facoltà di scelta con conseguente individuazione del bene. Una volta effettuata la scelta e comunicata all’altra parte, l’effetto traslativo si realizza senz’altro, senza necessità della materiale consegna.

 

 

Vendita di cose generiche

La vendita di cose generiche ha ad oggetto il trasferimento di cose determinate solo nel genere. Per potersi verificare l’effetto traslativo occorre la individuazione, e cioè la determinazione in concreto (mediante pesatura, misurazione etc.) dell’oggetto della vendita. L’individuazione è un autonomo atto giuridico che non va confuso con l’identificazione, attinente all’oggetto. La dottrina è divisa sulla natura giuridica dell’individuazione come: fatto, atto materiale, negozio giuridico. In realtà è preferibile la tesi dell’atto dovuto, che generalmente richiede l’accettazione dell’altra parte (BIANCA). Una volta compiuta ed accettata l’individuazione, i beni escono dal patrimonio giuridico dell’alienante e questi non può più operare sugli stessi, nemmeno con la revoca. Tuttavia può sostituirli nell’interesse dell’altra parte se viziati.

 

 

Vendita di cosa futura

Nella vendita di cosa futura, l’effetto traslativo si realizza, per gli alberi e i frutti del fondo, quando essi siano, rispettivamente, tagliati o separati; per gli altri beni, invece, non appena siano venuti ad esistenza (art. 1472). In questo tipo di vendita l’alienante è obbligato a realizzare l’attività strumentale eventualmente necessaria a far venire ad esistenza la cosa. Ovviamente è ipotesi diversa quella in cui le parti si siano assunte il rischio dell’evento futuro, nel senso che la cosa potrebbe non venire ad esistenza, o presentare mancanze qualitative: in tal caso la vendita, quale contratto aleatorio (emptio spei), è comunque efficace.

 

 

Vendita di cosa altrui

E’ vendita di cosa altrui quella avente ad oggetto una cosa che, al momento della stipulazione del contratto, non appartiene al venditore, ma fa parte del patrimonio di un terzo. A norma dell’art. 1478 essa ha effetti solo tra gli stipulanti, nel senso che fa sorgere a carico del venditore l’obbligo di procurarsi la cosa e di consegnarla, quindi, al compratore. Il compratore diventa proprietario nel momento stesso in cui il suo venditore acquista la proprietà del bene dal titolare di essa, e da tale momento non potrà più essere rifiutato il pagamento del prezzo. Importanti sono le conseguenze del mancato acquisto del bene da parte del venditore; al riguardo prevede l’art. 1479 che:

 

— se il compratore era consapevole dell’altruità della cosa, egli non avrà diritto alla risoluzione del contratto, ma solo al risarcimento dei danni conseguenti all’inadempimento;

 

— se invece il compratore era in buona fede (ignorava, cioè, che la cosa fosse di altri), avrà diritto alla risoluzione del contratto.

 

 

Contratti negoziati fuori dalle sedi commerciali e vendite a distanza

Gli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alla Comunità Europea hanno indotto il legislatore ad intervenire a tutela del consumatore, introducendo una normativa specifica in tema di vendite stipulate fuori dai locali commerciali, di vendite a distanza e, più in generale, di contratti conclusi dal consumatore. Il D.Lgs. 15 gennaio 1992, n. 50 aveva dato attuazione, nel nostro ordinamento, alla Direttiva CEE n. 85/577 in materia di contratti negoziati fuori dei locali commerciali, apprestando al consumatore un’efficace tutela con il riconoscimento della possibilità di disdire il contratto attraverso l’esercizio di uno «jus poenitendi». Anche questa normativa è stata abrogata e recepita nel D.Lgs. 6-9-2005, n. 206 recante il Codice del consumo. Le nuove norme si applicano ai contratti tra un professionista ed un consumatore, per la fornitura di beni o la prestazione di servizi, stipulati:

 

— durante la visita del professionista al domicilio del consumatore o di un altro consumatore ovvero sul posto di lavoro del consumatore o nei locali nei quali il consumatore si trovi, anche temporaneamente;

 

— durante un’escursione organizzata dal professionista al di fuori dei propri locali commerciali;

 

— in area pubblica o aperta al pubblico, mediante la sottoscrizione di una nota d’ordine, comunque denominata;

 

per corrispondenza o, comunque, in base ad un catalogo che il consumatore ha avuto modo di consultare senza la presenza del professionista.

 

I contratti di vendita a distanza sono, invece, contratti aventi per oggetto beni o servizi stipulati tra un professionista e un consumatore nell’ambito di un sistema di vendita o di prestazione di servizi a distanza organizzato dal professionista che, per tale contratto, impiega esclusivamente una o più tecniche di comunicazione a distanza fino alla conclusione del contratto compresa. Gli strumenti di tutela predisposti dal legislatore consistono: nella prescrizione di una adeguata informazione del consumatore che deve essere confermata per iscritto nell’introduzione di limitazioni all’utilizzo delle tecniche di comunicazione a distanza maggiormente invasive; in una intensa tutela giurisdizionale. Sia in caso di contratti negoziati fuori dai locali commerciali che a distanza il consumatore ha diritto di recesso senza alcuna penalità e senza obbligo di specificare i motivi, entro il termine di dieci giorni lavorativi.

 

Manuale-di-Istituzioni-di-Diritto-Privato

 


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti