CTU: chi paga il compenso?
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8 Lug 2016
 
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Maura Corrado
 


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CTU: chi paga il compenso?

Quando due o più parti vanno in causa, se il giudice dispone una consulenza tecnica d’ufficio per la valutazione delle prove, chi deve pagare il compenso del CTU?

 

Tra le varie spese processuali, si inseriscono anche quelle per il compenso dovuto al consulente tecnico del giudice. Il consulente, è bene ricordarlo, è un ausiliario del giudice che lo aiuta a valutare le prove fornite dalle parti ed è nominato quando per tale valutazione sono necessarie specifiche competenze tecniche che il giudice non possiede [1]. Casi molto frequenti in cui se ne dispone la nomina sono, ad esempio, le cause aventi ad oggetto la responsabilità medica, oppure quelle inerenti danni da infiltrazioni e simili.

 

 

Consulente tecnico: chi lo paga?

Domanda molto frequente è la seguente: chi paga il compenso del consulente? Anche qui la risposta non è univoca: dipende.

 

Partiamo col dire che l’attività del consulente tecnico di ufficio è finalizzata alla realizzazione del superiore interesse della giustizia: proprio per questo, il relativo compenso è posto solidalmente a carico di tutte le parti, restando solo i rapporti interni tra queste regolati dal principio della soccombenza [2].

 

Che cosa vuol dire? Significa che, in buona sostanza, il compenso del CTU è posto:

 

a) a carico di entrambe le parti se la causa finisce con la compensazione delle spese, meccanismo in base al quale – appunto – le spese restano a carico di tutte le parti;

 

b) a carico della sola parte soccombente se la sentenza definisce il giudizio modificando espressamente la statuizione sulle spese contenuta nel decreto di liquidazione del compenso del CTU (si tratta del provvedimento con cui il magistrato incaricato del giudizio stabilisce quanto è dovuto al consulente);

 

c) a carico di entrambe le parti con diritto di rivalsa della parte vincitrice su quella soccombente (nel senso che quest’ultima può agire nei confronti della prima per recuperare le somme pagate) se la sentenza definisce il giudizio condannando il soccombente al pagamento delle spese senza però modificare il decreto di liquidazione del compenso del CTU.

 

 

Consulente tecnico: quando il compenso è soggetto a ritenuta d’acconto?

La parte che corrisponde il compenso al CTU può essere un sostituto d’imposta, ossia colui che sostituisce in parte o del tutto il contribuente nei rapporti con la pubblica amministrazione e per oneri fiscali. Egli agisce trattenendo le imposte dovute, sia a titolo di debito che a titolo di credito, dal contribuente direttamente dai compensi e da altre fonti di reddito ed erogandole alle casse dello Stato: si tratta, ad esempio, del datore di lavoro, dell’istituto previdenziale che eroga la pensione, del committente del lavoratore autonomo ma anche del curatore fallimentare, del condominio, delle società che erogano dividendi. In questo caso, al più volte richiamato compenso deve essere applicata la ritenuta d’acconto, nella misura di legge con obbligo di versamento della stessa entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è stata effettuata.


[1] Art. 61 cod. proc. civ.

[2] Cass., sent. n. 23522, del 05.11.2014.

 


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Commenti
9 Lug 2016 Vincenzo Orlando

L’articolo non è corretto nella parte in cui afferma che il compenso in favore del CTU resta a carico della parte soccombente, anche nel caso in cui quest’ultima sia insolvente, essendo ormai consolidato l’indirizzo giurisprudenziale che il credito del CTU, in quanto ausiliare del giudice, sia a carico di tutte le parti in solido, salvo facendo il diritto di regresso della parte vittoriosa nei confronti di quella soccombente.