La rateizzazione delle tasse blocca la confisca
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7 Lug 2016
 
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La rateizzazione delle tasse blocca la confisca

Riforma fiscale: impossibile la confisca nei confronti dell’evasore che ha richiesto di pagare a rate il debito con il fisco.

 

È illegittima la confisca se è stato sottoscritto un piano di rateazione per il pagamento dell’imposta dovuta: secondo la nuova norma, infatti, è sufficiente l’impegno a versare per escludere integralmente la misura.

Chi si pente verrà perdonato: non è una frase del Nuovo Testamento, ma il Vangelo secondo l’Agenzia delle Entrate (almeno secondo come i giudici ritengono debba interpretarsi la recente riforma fiscale): difatti, stando a una sentenza di poche ore fa della Cassazione [1], l’eventuale accordo con il fisco per pagare a rate il debito con l’erario impedisce che sull’evasore possa essere effettuata la confisca dei beni e, quindi, del conto corrente.

 

In particolare, dopo la riforma fiscale del 2015 non potrà più essere disposta la confisca sui beni del contribuente in presenza di un semplice accordo sulla rateizzazione che consegua, ad esempio, a un accertamento con adesione o a una conciliazione giudiziale o, ancora, a una transazione.

 

Che succede quindi se la Procura della Repubblica dovesse disporre la confisca? Si potrebbe chiedere immediatamente il dissequestro sulla base delle recenti riforme [2]. Difatti il contribuente può impegnarsi a versare all’erario le somme dovute anche in presenza di un sequestro: in tal caso, la confisca non opera per la parte che il contribuente si impegna a pagare a rate (nonostante appunto, la presenza di un sequestro).

 

L’assunzione dell’impegno, nei soli termini riconosciuti e ammessi dalla legislazione tributaria di settore (accertamento con adesione, conciliazione giudiziale, transazione fiscale, attivazione di procedure di rateizzazione, automatica o a domanda), è di per sé sufficiente a impedire la confisca (diretta o per equivalente, la norma non fa distinzioni) dei beni che ne sarebbero oggetto poiché ritenuta comunque satisfattiva dell’interesse al recupero delle somme evase (o non versate) che dovrebbero essere ugualmente ottenute dall’esproprio dei beni del contribuente (in caso di confisca diretta), o dell’imputato, se diverso (in caso di confisca).

 

La sentenza assume particolare rilievo poiché sembra modificare in senso favorevole al contribuente, una prima interpretazione della nuova norma.

Inizialmente, infatti, la Cassazione [3], aveva rilevato che in presenza di un piano rateale di versamento la confisca fosse consentita per gli importi non ancora corrisposti, escludendo dalla misura sanzionatoria la sola parte versata.

La nuova pronuncia, invece, sembra escludere integralmente la confisca in presenza di un piano di rateazione, a prescindere cioè da quanto già corrisposto e quanto ancora pendente.

 

 

La differenza tra confisca penale e sequestro penale

Il sequestro è un provvedimento che può essere disposto dal pubblico ministero o dalla parte civile, se vi è il timore che vengano a mancare le garanzie che l’imputato possa pagare la pena pecuniaria e le obbligazioni civili derivanti dal reato commesso.

La confisca invece è una misura di sicurezza patrimoniale che tende a prevenire la commissione di nuovi reati mediante l’espropriazione a favore dello Stato di cose che, provenendo da fatti illeciti penali o in altro modo collegandosi alla loro esecuzione, manterrebbero viva l’idea e l’attrattiva del reato.


[1] Cass. sent. n. 28225 del 7.07.2016.

[2] Art. 12 bis del d.lgs. 74 del 2000.

[3] Cass. sent. n. 5728/2016.

 


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