La permuta, il riporto, il contratto estimatorio
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9 Lug 2016
 
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Edizioni Simone
 


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La permuta, il riporto, il contratto estimatorio

Nozione e disciplina della permuta, del riporto, del contratto estimatorio.

 

 

Permuta

Il contratto di permuta ha per oggetto il reciproco trasferimento della proprietà di cose o di altri diritti da un contraente all’altro (art. 1552). È un contratto consensuale, con effetti reali, che si distingue dalla vendita, poiché invece di realizzare lo scambio di cosa contro prezzo, realizza lo scambio di cosa contro cosa, mobile o immobile.

 

La permuta trova nel codice vigente una scarna disciplina specifica, stante il generico rinvio alle norme stabilite per la vendita, in quanto compatibili (art. 1555). Può aversi permuta anche fra cose di valore diseguale, ed in tal caso colui che riceve la cosa di valore maggiore dovrà corrispondere un conguaglio in danaro all’altro contraente. Si avrà, invece, vendita nell’ipotesi in cui la somma versata a conguaglio superi il valore della cosa conferita in scambio (così MESSINEO).

A differenza che nella vendita, inoltre, le spese del contratto gravano su entrambe le parti, in misura eguale, e non sul solo compratore (art. 1554).

 

 

Il riporto

Altro contratto traslativo è il riporto, con il quale una parte (riportato) trasferisce in proprietà ad un’altra (riportatore) titoli di credito di una data specie per un determinato prezzo; al tempo stesso, il riportatore si obbliga a trasferire al riportato altrettanti titoli della stessa specie (obbligazione di genere) dietro rimborso del prezzo (che può essere anche aumentato o diminuito nella misura convenuta), alla scadenza di un termine ulteriore (art. 1548).

Il «di più» rispetto al prezzo — che il riportatore riceve, di regola, all’atto di riconsegnare i titoli — si chiama «riporto»; se, invece, il rimborso è inferiore al prezzo ricevuto, la differenza si chiama «deporto». Si ha riporto «alla pari» quando la somma restituita ammonta a quella ricevuta. Il riporto, che è un contratto reale (si perfeziona, infatti, con la consegna dei titoli), serve a procurare temporaneamente denaro a chi possiede titoli, e a procurare temporaneamente titoli a chi ne ha bisogno per utilizzarli a breve scadenza, e costituisce la principale operazione di borsa, anche se può praticarsi al di fuori di questa.

 

 

Il contratto estimatorio

Si ha contratto estimatorio quando «una parte (tradens, affidante) consegna determinate cose mobili — stimate per un certo prezzo — all’altra (accipiens, affidatario) e questa si obbliga a pagarne il prezzo di stima, ma ha la facoltà di liberarsi da tale obbligo, restituendo integra la cosa entro un termine stabilito» (art. 1556). Questo contratto trova larga applicazione per merci di prezzo assai elevato o soggette a variabili umori della clientela, o ancora, di ampia diffusione e di rapida obsolescenza (giornali, riviste).

In particolare, con il ricorso a tale forma contrattuale:

 

— l’alea del dettagliante (accipiens) è ridotta, perché egli non rischia giacenze di magazzino o invenduto;

 

— il lucro di questi (costituito dalla differenza tra il prezzo di aestimatio e quello incassato) è minore rispetto all’ipotesi di acquisto puro e semplice degli stessi beni.

 

Si ricordi in particolare che:

 

– i rischi per la perdita o il deterioramento delle cose cadono sull’accipiens, il quale non è liberato dall’obbligo di pagare il prezzo, anche se la perdita o il deterioramento hanno reso impossibile la restituzione della cosa per causa a lui non imputabile (art. 1557);

 

– durante il termine contrattuale la disponibilità delle cose spetta all’accipiens; il tradens, tuttavia, ne conserva la proprietà fino al pagamento (art. 1558);

 

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