Avvocati: ecco quanto pagheranno per Il Dubbio
Editoriali
8 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Avvocati: ecco quanto pagheranno per Il Dubbio

Il CNF messo in dubbio dagli avvocati, in uno sfondo da guerra civile, dove l’80% dei professionisti non è rappresentato e non riesce ad arrivare a fine mese.

 

Monta la rabbia e la protesta degli avvocati contro gli sprechi del CNF: in un’epoca in cui molti professionisti fanno fatica ad arrivare a fine del mese e a mantenere i costi dello studio legale, da un lato il Consiglio Nazionale applica “alla lettera” le norme deontologiche nei confronti degli avvocati che sfruttano i nuovi media e le reti di comunicazione per farsi conoscere e tentare di non affogare tra le spese (leggi “Sanzione all’avvocato che rilascia un’intervista”), dall’altro però finanzia progetti milionari, come il giornale Il Dubbio, che di “dubbio” hanno solo l’utilità, vecchi come un’economia che ormai ha già chiuso i battenti da dieci anni (leggi “Il Cnf messo… in Dubbio dagli avvocati”). Il tutto, in uno scenario ormai da “guerra civile” all’interno della categoria dove l’80% non è affatto rappresentato ed è costituito da piccoli studi con due o tre professionisti e un reddito medio che non supera i 30 mila euro annui a testa.

 

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il forte impegno economico dell’organo rappresentativo dell’avvocatura nell’iniziativa editoriale In Dubbio. Iniziativa che gli avvocati pagheranno due volte: la prima con i soldi spesi dal Cnf attraverso la FAI, la Fondazione Avvocatura Italiana, e girati a “Diritto e Ragione Srl”, la società di editoria che produce il giornale cartaceo (sì, avete letto bene, “cartaceo”!); la seconda con l’acquisto delle copie che i Consigli nazionali si sono impegnati a effettuare.

 

A riguardo la proposta di abbonamento annuale che il Consiglio nazionale forense ha presentato per promuovere sul territorio l’iniziativa editoriale “Il Dubbio” è di 3 euro l’anno per ciascun iscritto al singolo Ordine di appartenenza.

 

Secondo quanto riporta questa mattina il giornale “Italia Oggi”, mentre alcuni COA preferiscono versare solo la cifra corrispondente agli abbonamenti richiesti, il meccanismo proposto dal CNF prevedeva che il Consiglio di ciascun ordine deliberasse di effettuare una spesa complessiva frutto della moltiplicazione dei tre euro per ciascun iscritto. Prosegue l’articolo di Beatrice Migliorini con queste parole:

 

Esborso che, in via indiretta sarebbe andato a gravare sui singoli legali degli ordini. Questi, infatti, ogni anno versano una quota di iscrizione di cui, una parte (la maggiore) è trattenuta a livello locale. Una cifra che, nel caso di specie, sarebbe stata usata per la sottoscrizione degli abbonamenti «in blocco». La parte minore della quota, invece, è versata al Cnf che, a sua volta, ha utilizzato tali introiti, o le rendite di eventuali investimenti di queste, per finanziare il giornale. Ogni avvocato, quindi, avrebbe sostanzialmente pagato due volte. Il tutto senza avere espresso in modo diretto il proprio interessamento al giornale, cosa che, in base a quanto emerso da alcune delibere degli Ordini (Milano, Firenze, Bari e Bergamo tra i primi) non hanno avuto modo di fare nemmeno i singoli presidenti locali che sono stati messi a conoscenza dell’iniziativa del Cnf sostanzialmente a giochi fatti. In assenza di delibera, invece, ciascun soggetto interessato avrebbe, comunque, potuto rivolgersi al rispettivo Coa per la sottoscrizione dell’abbonamento ad un prezzo vantaggioso. Un quadro di insieme a cui sono collegati almeno altri due profili critici: la tutela della privacy e la legittimità dell’operazione di per se stessa”.

 

Qualcuno si è ribellato. Lo hanno fatto gli stessi avvocati, dalla pagina Facebook “In Dubbio” condotta dagli avvocati Michele Iapicca – del Foro di Cosenza – e Salvatore Lucignano – del foro di Napoli – e il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bari, Firenze e Bergamo che hanno inviato una segnalazione al garante per le Comunicazioni. È intervenuto anche il Garante per la privacy, il quale ha detto che “l’abbonamento d’ufficio degli iscritti ai singoli ordini al giornale «Il Dubbio» è in contrasto con le regole sul trattamento dei dati personali poiché l’abbonamento dei professionisti al quotidiano generalista può essere legittimamente effettuato solo previa acquisizione da parte della società editrice, quale titolare del trattamento, del consenso opportunamente informato, degli stessi che può essere acquisto anche per il tramite dei singoli Consigli dell’ordine”.

 

L’impasse giuridico viene risolto, tuttavia, evitando la consegna a casa del giornale ma lasciando agli avvocati anche l’onere di scaricare il giornale online: come dire che, in questo modo, la società risparmia anche le spese di stampa e spedizione. Insomma, un giornale cartaceo che si può leggere solo su internet… un bel controsenso. Che ragione allora c’era di creare una società editoriale apposita che provvedesse alla stampa di qualcosa che sulla carta non verrà mai letto? Ma questo è solo uno dei tanti controsensi di questa iniziativa milionaria.

 

Ma c’è un altro profilo di critica verso Il Dubbio: si tratta di un giornale non tecnico, ma generalista, anche politico (addirittura sono presenti anche notizie di sport) e che quindi non rappresenta più l’avvocatura in sé o, peggio, il singolo iscritto, ma l’idea politica dei suoi fondatori, che non necessariamente è quella dei professionisti. Idea che però viene diffusa coi soldi degli iscritti. Un’iniziativa che non ha delle caratteriste strettamente tecniche o finalità prettamente formative e che rischia di porsi in contrasto con le finalità statutarie del Cnf stesso, nonostante, formalmente, il giornale faccia capo alla Fondazione dell’avvocatura italiana.


 


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