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Lo sai che? Pubblicato il 8 luglio 2016

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Lo sai che? Casa in prestito dai genitori: meglio un comodato scritto

> Lo sai che? Pubblicato il 8 luglio 2016

Se i genitori prestano al figlio l’appartamento perché vi vada a vivere con la famiglia: come evitare che l’immobile finisca alla moglie in caso di separazione.

L’assegnazione della casa coniugale alla moglie – prevista nell’ipotesi di separazione dei coniugi con figli assegnati alla donna – vale non solo quando l’immobile sia di proprietà del marito, ma anche quando sia stato prestato a quest’ultimo dai relativi genitori: è il caso del cosiddetto comodato.

Facciamo un esempio per comprendere meglio il problema che potrebbe porsi. Mario, genitore di Francesco, presta a quest’ultimo, che si è appena sposato, un appartamento affinché vi vada a vivere con la moglie Giovanna. Francesco e Giovanna hanno un figlio, ma si separano. Il giudice stabilisce che i figli, in affidamento condiviso, vadano tuttavia a vivere con Giovanna. Così decide di assegnare la casa coniugale alla donna, affinché la prole non abbia a soffrire il cambiamento dell’habitat domestico. Questa ipotesi, che è ormai classica nel caso di immobile di proprietà del marito, vale anche nel caso di specie, ossia di immobile ottenuto in comodato dai genitori del marito. Quindi, Mario, genitore di Francesco, nonostante la separazione del figlio da Giovanna, non potrà più tornare nel possesso del proprio immobile, almeno finché il nipotino non diventi indipendente dal punto di vista economico o vada a vivere altrove.

Le norme sul comodato, infatti, stabiliscono che, se al prestito della casa non viene dato un termine (cosiddetto comodato non precario [1]) e l’immobile, nelle intenzioni delle parti, deve servire a soddisfare le esigenze abitative della neo costituita famiglia, non è possibile ottenere indietro la restituzione del bene se non in presenza di un urgente e imprevisto bisogno. Che, ovviamente, andrà dimostrato. Diversamente, la casa di proprietà dei genitori del marito, e a quest’ultimo prestata perché vi vada a vivere con la moglie, viene assegnata alla donna qualora la coppia, che abbia avuto figli, si separi e il giudice affidi la prole a quest’ultima. È quanto stabilisce la giurisprudenza in modo ormai pacifico e, da ultimo, il Tribunale di Palermo [2].

Come risolvere il problema? L’unico modo è stabilire, per iscritto, che il comodato ha un termine di scadenza (cosiddetto comodato precario). Si pensi al caso in cui i genitori stabiliscono che il prestito della casa al figlio si intende solo per i primi cinque anni o finché questi non abbia acquistato una propria casa, in corso di trattativa. In tal caso, il contratto di comodato si scioglie automaticamente al momento della separazione della coppia e la moglie non potrà più rivendicare l’assegnazione della casa coniugale. Infatti, le norme sul comodato precario stabiliscono l’obbligo per il comodatario di restituzione del bene a semplice richiesta del proprietario (cosiddetto comodante) [3].

A riprova di quanto sopra, nella sentenza in commento si legge che: in tema di comodato, il provvedimento di assegnazione in favore del coniuge affidatario di figli minorenni, emesso nel giudizio di separazione, non modifica la natura ed il contenuto del titolo di godimento sull’immobile. Pertanto, anche se il matrimonio fallisce, non può essere chiesta la restituzione dell’immobile in quanto il bene è stato concesso in comodato per soddisfare le esigenze familiari.

note

[1] Artt. 1803-1809 cod. civ.

[2] Trib. Palermo, sent. n. 1972/2016.

[3] Art. 1810 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

Tribunale di Palermo – Sezione II civile – Sentenza 5 aprile 2016 n. 1972

TRIBUNALE DI PALERMO

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Palermo, Seconda Sezione Civile, in persona del Giudice Unico dott.ssa Liana Pernice, ha emesso la seguente

SENTENZA

nella causa civile in primo grado iscritta al n. 4501 del ruolo generale per gli affari contenziosi dell’anno 2011, posta in deliberazione ex art. 281 sexies cod. proc. civ. all’udienza del 5.4. 2016 ed avente ad oggetto “comodato di immobile urbano”

TRA

MA.GR. (…), elettivamente domiciliati in Palermo, nel Piazzale (…), presso lo studio legale del suo procuratore e difensore avv. Cl.Al., per procura in calce all’atto di citazione,

ATTRICE – CONVENUTA IN RICONVENZIONALE

CONTRO

TE.CA. (…), elettivamente domiciliata in Palermo in via (…), presso lo studio legale del suo procuratore e difensore avv. Fr.Pe., per procura a margine della comparsa di risposta del 12.4.2011

CONVENUTA – ATTRICE IN RICONVENZIONALE E NEI CONFRONTI
BA.DO. (…), res.te in Monreale, in via (…), CONVENUTO – CONTUMACE

1. – Fatti controversi

Con atto di citazione notificato il 19.3.2011, nel convenite in giudizio Te.Ca. e Ba.Do. dinanzi al Tribunale di Palermo, Ma.Gr. assumeva:

– di essere proprietaria, di un terreno ubicato in Monreale (Palermo), c.da (…) censito in catasto alla particella (…), per averlo ricevuto in donazione da potere del genitore Ma.Do. giusta atto pubblico in notar An.Le. di Monreale del 19.2.1971;

– che nel 1973 aveva edificato su tale spezzone di terreno un piccolo fabbricato ad uso di civile abitazione di due elevazione fuori terra, realizzando una piccola unità abitativa a piano terra ed un’altra al piano primo;

– che nel 1995 aveva concesso in comodato precario al proprio figlio Ba.Do. l’uso del piccolo appartamento posto al primo piano, senza determinazione di durata e con l’espressa pattuizione che il comodatario avrebbe restituito l’immobile alla comodante a semplice richiesta;

– che per qualche anno il figlio Ba.Do. aveva destinato tale appartamento a propria residenza e successivamente – nell’anno 1999, allorché quest’ultimo ebbe a contrarre matrimonio con Te.Ca. – a residenza provvisoria del proprio nucleo familiare in attesa di trovare una più adeguata sistemazione;

– che avendo deciso di vendere l’immobile per sopraggiunte necessità economiche, aveva richiesto al comodatario, nel 2009, la restituzione dell’immobile ai sensi e per gli effetti dell’art. 1810 cod. civ.;

– che il comodatario Ba.Do. aveva manifestato l’immediata disponibilità al rilascio rappresentando, tuttavia, che nel frattempo era intervenuta la separazione personale dalla coniuge Te.Ca. e che quest’ultima non aveva dato la sua disponibilità a restituire bonariamente l’appartamento alla proprietaria;

– che la Te.Ca. era estranea al rapporto di comodato gratuito, intercorso solo con il figlio e in epoca antecedente al matrimonio, e che tuttavia continuava ad occupare senza titolo l’immobile.

Chiedeva, per tutte le predette ragioni, che fosse dichiarato risolto ex art. 1181 cod. civ. il contratto di comodato e ritenuta sine titulo la occupazione della unità immobiliare. Chiedeva, per l’effetto, la condanna dei convenuti a restituire l’immobile, in suo favore e a risarcire i danni subiti a seguito della ritardata restituzione da, liquidarsi sulla scorta del valore locativo dell’immobile o in alternativa in via equitativa.

Nel costituirsi, con comparsa di risposta depositata il 12.4.2011, Te.Ca. contestava le domande e ne chiedeva il rigetto. Deduceva in particolare che la fattispecie era regolata dalla disciplina di cui agli artt. 1803 e 1809 cod. civ., in considerazione del fatto che l’immobile era stato concesso in comodato per essere destinato a residenza familiare dei coniugi Te. – Ba., e di avere eseguito su di esso lavori di ristrutturazione per Euro 30.000,00, di cui chiedeva, in via riconvenzionale, il rimborso.

Chiedeva lo spostamento dell’udienza ex art. 269 cod. proc. civ., per consentire, previa nomina di un curatore speciale, la chiamata in giudizio dei figli minori, ritenendo che essi avessero titolo per partecipare autonomamente al giudizio. 2. – Istruita con l’ammissione della produzione documentale depositata da ciascuna delle parti, l’assunzione di testi (Ba.Gi., Va.Fa.) e l’espletamento dell’interrogatorio formale del convenuto Ba.Do., la causa – mutata la persona del giudice – era rinviata per la discussione orale e decisione ex art. 281 sexies c.p.c. all’udienza del 5.4.2016.

2. – Merito della lite.

2.1. – La domanda attorea è infondata. All’esito della compiuta istruttoria è emerso che l’immobile di via (…), piano secondo, Monreale, oggetto di causa, è stato pacificamente destinato dai coniugi convenuti, Te.Ca. e Ba.Do., ad abitazione coniugale in vista e in occasione del loro matrimonio celebrato nel 1999. In difetto di contratto di comodato scritto cui fare riferimento, la causa va decisa ricorrendo ai comuni principi sull’onere della prova. In proposito, mentre è un dato acquisito che a partire dalla data di celebrazione del matrimonio dei predetti coniugi, ed in vista di tale matrimonio, l’immobile è stato destinato a loro residenza, è contestata la circostanza allegata dall’attrice, secondo cui, anche prima di tale matrimonio, e precisamente dal 1995, l’immobile era goduto, a titolo di comodato, dal solo Ba.Do.

Orbene, ritiene il Tribunale che la circostanza che il predetto immobile fosse stato in precedenza concesso in comodato verbale, come sostiene l’attrice, al solo Ba.Do., figlio della concedente, anche a ritenerla fondata, sarebbe nella specie irrilevante perché, considerati i rapporti tra le parti, la lunga permanenza Pacifica della famiglia nel predetto immobile( dal 1999 al 2009), è da ritenere che certamente l’immobile a partire dal 1999 è stato concesso in vista del matrimonio e perché venisse destinato alla futura famiglia. Niente vieta, poi, che un tale vincolo di destinazione fosse già stato impresso nel 1995, in vista della futura formazione della famiglia.

E’ circostanza pacifica, poi, che a seguito della separazione di coniugi, l’immobile è stato assegnato alla convenuta, quale coniuge affidatario dei figli Pi., Sa. e Si.

Ebbene, come correttamente evidenziato dal convenuto, il comodato caratterizzato dalla speciale destinazione e nelle esigenze che lo stesso deve soddisfare non può ritenersi precario ex art. 1810 cod. civ. ma comodato ordinario soggetto alla disciplina di cui agli artt. 1803 e ss. cod. civ. Con la conseguenza che il comodante è tenuto a consentirne la continuazione anche oltre l’eventuale crisi coniugale, salva la sopravvivenza di un urgente e imprevisto bisogno (Così, Cass. civ. sez. un. 29.9.2014 n. 20448). E’ stato affermato, ancora, che nell’ipotesi di concessione in comodato da parte di un terzo di un bene immobile di sua proprietà perché destinato a casa familiare, il successivo provvedimento di assegnazione in favore del coniuge affidatario di figli minorenni, emesso nel giudizio di separazione o di divorzio non modifica la natura ed il contenuto del titolo di godimento sull’immobile, ma determina una concentrazione, nella persona dell’assegnatario, di detto titolo di godimento. Con la conseguenza che il comodante è tenuto a consentire la continuazione del godimento per l’uso previsto dal contratto, salvo che il comodante deduca e provi la sopravvenienza di un bisogno urgente e imprevisto, ex art. 1809 cod. civ.: bisogno urgente e imprevisto che deve presentare i caratteri della serietà, della concretezza e dell’imminenza (cfr. Cass. 21.7.2004 n. 15113; conf. Cass. n. 18619/2010; Cass. 4917/2011).

Nel caso di specie, la comodante non ha dedotto né provato la sopravvenienza di un bisogno urgente e imprevisto secondo quanto richiesto dalla normativa sopra richiamata. Men che meno ne ha provato la serietà, la concretezza e l’imminenza. La coincidenza temporale tra la richiesta di cessazione del contratto di comodato con la conseguente restituzione dell’immobile con l’instaurazione del giudizio di separazione dei coniugi Te./Ba., inducono al

contrario a ritenere che l’odierna azione sia in realtà conseguenza del fallimento dell’unione coniugale. Ne consegue che la domanda avanzata dall’attrice deve essere rigettata, mentre non va riconosciuto alcun rilievo a quanto dichiarato in sede di interrogatorio formale da Ba.Do., nei confronti del litisconsorte Te.Ca.

2.2. – Va pure rigettata la domanda riconvenzionale avanzata dalla convenuta Te.Ca., volta ad ottenere il rimborso dei lavori eseguiti sull’immobile oggetto di. comodato, in difetto di prova e, prima ancora, di allegazione di essi.

3. – Spese.

Le spese processuali vanno compensate tra Ma.Gr. e Te.Ca. in ragione della reciproca soccombenza, mentre nulla va disposto con riguardo al Ba.Do. rimasto contumace.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, nella causa civile in primo grado indicata in epigrafe,

ogni diversa istanza, deduzione ed eccezione disattesa:
a). – rigetta tutte le domanda avanzate da Ma.Gr. con atto di citazione notificato il 19.3.2011;

b). – rigetta la domanda riconvenzionale avanzata da Te.Ca. con comparsa di risposta del 12/4/2011;

c). – compensa tra Ma.Gr. e Te.Ca. per intero le spese di lite. d). – nulla per le spese con riguardo a Ba.Do.
Così deciso in Palermo il 5 aprile 2016.
Depositata in Cancelleria il 5 aprile 2016.

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1 Commento

  1. E SE IL PADRE PRESTA LA CASA ALLA FIGLIA IN COMODATO D USO VERBALE E DOPO LA VUOLE CACCIARE? TENENDO CONTO CHE LA FIGLIA VIVE CON DUE FIGLI NON ECONOMICAMENTE AUTOSUFFICIENTI IN QUANTO ANCORA STUDENTI ED ELLA STESSA VIVE CON ASSEGNO DI MANTENIMENTO DA SEPARAZIONE PARI A EURO 650.00 ?

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