Il franchising e il factoring
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12 Ago 2016
 
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Il franchising e il factoring

Il contratto di affiliazione: elementi essenziali; il factoring e la cessione dei crediti di impresa.

 

 

Franchising

Con l’emanazione della L. 6 maggio 2004, n. 129 il contratto di franchising, denominato affiliazione commerciale, ha assunto autonoma configurazione e disciplina, uscendo dal novero dei contratti atipici. Alla base della nuova normativa, come vedremo, vi è l’esigenza di approntare una maggiore tutela per l’affiliato (franchisee) che è la parte più debole del rapporto. Si definisce affiliazione commerciale il «contratto tra due soggetti giuridici, economicamente e giuridicamente indipendenti, in base al quale, una parte concede all’altra la disponibilità, verso corrispettivo, di un insieme di diritti di proprietà industriale o intellettuale relativi a marchi, denominazioni commerciali, insegne, modelli di utilità, disegni, diritti d’autore, know-how, brevetti, assistenza o consulenza tecnica o commerciale, inserendo l’affiliato in un sistema costituito da una pluralità di affiliati distribuiti sul territorio, allo scopo di commercializzare determinati beni o servizi».

 

Trattasi, dunque, di un contratto sinallagmatico, cioè a prestazioni corrispettive, tra imprenditori commerciali; più in particolare esso si caratterizza per una collaborazione tra un franchisor (che produce o rivende beni o offre servizi) ed un franchisee (che detti beni o servizi vende o distribuisce). La causa del contratto di affiliazione commerciale può individuarsi nello scambio di un insieme di diritti, facoltà o conoscenza verso il corrispettivo di una somma di denaro (royalty). Il contratto di affiliazione deve essere redatto per iscritto, a pena di nullità e deve indicare (art. 3):

 

ammontare degli investimenti e delle eventuali spese di ingresso (cioè una cifra fissa calcolata in base al valore e alle possibilità di sviluppo della rete) che l’affiliato deve sostenere prima dell’inizio dell’attività;

 

— modalità di calcolo e di pagamento delle royalties, cioè delle somme percentuali che l’affiliato dovrà versare all’affiliante;

 

— ambito dell’eventuale esclusiva territoriale;

 

— caratteristiche dei servizi offerti dall’affiliante;

 

— specifica del know-how fornito (da intendersi come insieme delle conoscenze indispensabili all’affiliato per la gestione e l’uso dei servizi o dei beni dedotti in contratto);

 

— condizioni di rinnovo, risoluzione o eventuale cessione del contratto.

 

A tutela dell’affiliato è previsto che:

 

— l’affiliante, il quale intenda costituire una rete di franchising, deve avere preventivamente sperimentato la propria formula commerciale sul mercato;

 

— qualora il contratto sia a tempo determinato, questo non può avere una durata inferiore a tre anni, in modo da agevolare l’ammortamento dell’investimento.

 

La medesima ratio di protezione dell’affiliato è sottesa alle obbligazioni dell’affiliante (franchisor), il quale deve consegnare, oltre alla copia del contratto di affiliazione, un’ulteriore documentazione comprendente, tra l’altro, una copia del bilancio relativo agli ultimi tre esercizi, la lista degli affiliati operanti nel sistema, nonché la descrizione sintetica degli eventuali procedimenti giudiziari promossi nei suoi confronti e conclusisi negli ultimi tre anni.

 

Quanto alle obbligazioni a carico dell’affiliato (franchisee), è previsto, innanzitutto, il divieto di trasferire la propria sede di attività, se indicata nel contratto, salvo che ricorra una causa di forza maggiore al fine di non concentrare più punti vendita nella stessa zona; in secondo luogo è sancito l’obbligo per l’affiliato (esteso anche ai suoi collaboratori e dipendenti) di osservare, anche dopo lo scioglimento del contratto, la massima riservatezza in ordine al contenuto dell’attività oggetto dell’affiliazione commerciale. L’art. 6 della legge prevede poi un generale obbligo, a carico della parti, di comportamento leale, corretto e secondo buona fede; in particolare è sancito l’obbligo, a carico di entrambe le parti, di fornire le informazioni e i dati che la controparte richiede (salva per l’affiliante la facoltà di rifiutare informazioni oggettivamente riservate o la cui divulgazione possa danneggiare i terzi).

 

La correttezza è un punto centrale della disciplina del franchising e, infatti, l’inadempimento a tale obbligo viene punito con la sanzione dell’annullabilità del contratto e con il risarcimento dell’eventuale danno. Si applica in questo caso l’art. 1439 in tema di annullamento per dolo. In caso di eventuali controversie tra affiliante ed affiliato è prevista (anzi consigliata) la possibilità di inserire nel contratto una clausola per cui prima di adire l’autorità giudiziaria o di ricorrere all’arbitrato, le parti debbano attivare una procedura di conciliazione presso la Camera di commercio dove ha sede l’affiliato.

 

 

Il factoring

L’espressione factoring definisce un particolare tipo di contratto con cui un imprenditore, (cedente o fornitore) si impegna a cedere ad un altro imprenditore (factor) tutti i crediti derivanti o derivandi (futuri) dall’esercizio della sua impresa. La cessione avviene talvolta pro soluto, quando il factor si assume il rischio dell’insolvenza del debitore, ma più spesso senza rivalsa, in caso di mancato pagamento. Dal valore nominale del credito viene detratta una «commissione» proporzionata all’attività ed al rischio del factor.

 

L’imprenditore cedente — mediante il ricorso al factoring — può ottenere molteplici vantaggi, come la semplificazione della gestione commerciale e l’alleggerimento dei servizi contabili; la possibilità di ottenere informazioni commerciali; un miglioramento della situazione finanziaria, mediante la mobilizzazione del portafoglio clienti; generali economie di gestione, per la riduzione di tutte le spese collegate con il contenzioso d’incasso.

 

La cessione dei crediti di impresa: la realizzazione degli interessi perseguiti con il contratto di factoring è stata affidata all’istituto della cessione del credito e la L. 21 febbraio 1991, n. 52 ha inteso dare una regolamentazione specifica alla cessione dei crediti di impresa, facendo salva — per le altre cessioni di credito — l’applicazione delle norme del codice civile (artt. da 1260 a 1267).

 

La principale peculiarità di questa disciplina riguarda il trasferimento del credito che è valido ed efficace nei confronti del ceduto a prescindere da ogni e qualsiasi comunicazione allo stesso ed il factor, alla scadenza, può pretendere il pagamento dal debitore purché dimostri di essere titolare del credito.

 

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