Abbandono tetto coniugale:  in cosa consiste
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9 Lug 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Abbandono tetto coniugale: in cosa consiste

Abbandono del tetto coniugale si ha se un coniuge si allontana dalla casa familiare interrompendo la convivenza. È un atto che ha delle conseguenze, influendo sulla causa di separazione e divorzio.

 

 

Abbandono del tetto coniugale: in cosa consiste?

L’abbandono del tetto coniugale da parte del coniuge consiste nell’allontanamento dalla casa familiare, interrompendo la convivenza matrimoniale.

 

Tale comportamento ha delle conseguenze legali che influiscono sul processo di separazione e divorzio.

 

 

Abbandono del tetto coniugale: cosa comporta?

In vista della separazione, uno degli interrogativi a cui un legale si trova a dover rispondere con maggiore frequenza è quali conseguenze possano derivare al coniuge che abbia abbandonato la casa familiare, il più delle volte perché esasperato da una situazione di convivenza divenuta ormai insostenibile. Frequentissimi, infatti, sono i casi in cui il partner in crisi lascia, con estrema leggerezza, l’abitazione coniugale, ritenendo che tale comportamento sia esente da rischi, salvo poi, successivamente, pentirsene, viste le possibili ripercussioni di una simile, e spesso frettolosa, decisione, sia in ambito civile che in quello penale.

 

  • Conseguenze civili

È risaputo che, tra gli obblighi derivanti dall’unione matrimoniale, vi sono quelli di assistenza morale e materiale e di coabitazione [1]. Ne consegue che, sino a quando non si è legalmente separati, il coniuge che abbandona la casa comune, senza un apparente o plausibile motivo, viola i doveri coniugali, esponendosi così all’eventualità di vedersi addebitare la separazione, con tutte ciò che ne consegue: ad esempio, la perdita del diritto all’assegno di mantenimento.

 

Per evitare che ciò accada, deve ricorrere, pertanto, una giusta causa che abbia reso la convivenza intollerabile, costringendo il consorte ad allontanarsi dal tetto familiare: tali possono essere la violazione dell’obbligo di fedeltà che abbia minato il rapporto di fiducia, i continui litigi tra i coniugi che abbiano reso il clima familiare di grave pregiudizio per i figli, la mancanza di un’intesa sessuale serena ed appagante tra le parti, la continua invadenza della suocera convivente, ecc…

 

 

  • Conseguenze penali

Passando ora al profilo penale di tale comportamento, va precisato, sin da subito, che è errata la convinzione piuttosto comune secondo la quale, con l’abbandono del tetto familiare, il consorte non commetterebbe alcun reato: al contrario, è punito con la pena della reclusione fino a un anno o della multa da € 103,00 a € 1.032,00 chiunque, abbandonando il domicilio domestico, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla qualità di coniuge [2].

Tuttavia, affinché sussista il reato, l’allontanamento deve risultare ingiustificato e connotato da un effettivo disvalore etico e sociale:

  1. con la volontà di non farvi ritorno almeno per un lungo lasso di tempo. Un allontanamento temporaneo non è idoneo a integrare il reato;
  2. se tale comportamento ha come conseguenza cosciente e volontaria il mancato adempimento degli obblighi di assistenza inerenti alla qualità di coniuge. Tale assistenza non ha natura esclusivamente materiale ed economica (come la necessità di provvedere alle spese per il mantenimento), ma anche morale ed affettiva [3].

In definitiva, solo laddove ricorra una giusta causa e sempre che il coniuge non abbia fatto venire meno i mezzi di sussistenza ai figli, l’abbandono della casa domestica sarà ritenuto legittimo, con esclusione della responsabilità penale.

 

 

Abbandono del tetto coniugale: cosa fare per non incorrere in conseguenze?

Ciò detto, onde evitare conseguenze spiacevoli, da un punto di vista prettamente più pratico, qualora la prosecuzione della convivenza si presenti realmente intollerabile, è sempre consigliabile, prima di lasciare il domicilio coniugale, informare il partner, mediante una raccomandata con ricevuta di ritorno (scritta personalmente o per il tramite di un legale), della propria intenzione di separarsi, specificando, inoltre, i motivi per cui si reputa che la coabitazione sia divenuta insostenibile.

In presenza di figli minori, è poi opportuno, per non dire d’obbligo, indicare nella comunicazione, l’indirizzo e i recapiti telefonici presso cui risultare sempre reperibili, per ogni necessità e urgenza che si dovesse verificare.

Infine, anche qualora si decida di andarsene dal tetto coniugale, è bene non far mancare al consorte e alla prole, il necessario sostegno materiale, fintanto che non sia intervenuto il provvedimento di separazione del Giudice che ne stabilisca esattamente la misura e le modalità di corresponsione.


[1] Art. 143 cod. civ.

[2] Art. 570 cod. civ.

[3] Cass., sent. n. 12310, del 02.04.2012.

 


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