Legge penale nello spazio: deroghe al principio di territorialità
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12 Ago 2016
 
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Legge penale nello spazio: deroghe al principio di territorialità

Deroghe al principio di territorialità; reati commessi all’estero; delitti politici; delitto comune commesso all’estero; riconoscimento di sentenze penali straniere.

 

In via generale vige il principio della territorialità della legge penale (art. 28 disp. prel.; artt. 3 e 6 c.p.) per il quale essa obbliga tutti coloro che (cittadini o stranieri) si trovano nel territorio dello stato e per i reati ivi commessi. Il capoverso dell’art. 3 prevede la possibilità di deroghe al principio della territorialità: ciò si verifica allorquando sono puniti dallo stato italiano e secondo le leggi italiane i reati commessi all’estero.

 

 

Reati commessi all’estero punibili incondizionatamente

Ai sensi dell’art. 7 c.p., come modificato dal d.l. 374/2001, conv. in l. 438/2001, è punito incondizionatamente­ te secondo la legge penale italiana h cittadino o lo straniero che commette in tenitorio estero i seguenti reati:

 

delitti contro la personalità dello stato italiano;

 

– delitti di contraffazione del sigillo dello stato e di uso di tale sigillo contraffatto;

 

– delitti di falsità in monete aventi corso legale nel territorio dello stato e in valori di bollo, o in carte di pubblico credito italiano;

 

– delitti commessi da pubblici ufficiali a servizio dello stato abusando dei poteri o violando i doveri inerenti alle loro funzioni;

 

– ogni reato per cui speciali disposizioni di legge o di convenzioni internazionali stabiliscano l’applicabilità della legge italiana.

 

Tale articolo accoglie, in sostanza, il principio della universalità e lo fa in considerazione della particolare natura dei delitti elencati dall’articolo (così antolisei e mantovani).

 

 

Delitti politici

Ai sensi dell’art. 8 è punito secondo la legge italiana, su richiesta del ministro della giustizia (cui si deve aggiungere la querela della persona offesa se si tratta di delitto punibile a querela), il cittadino o lo straniero che commette in tenitorio estero un delitto politico non compreso tra quelli indicati nel n. 1 dell’articolo precedente.

 

Ai sensi dell’ultimo comma dello stesso art. 8, agli effetti della legge penale, è delitto politico ogni delitto che offende un interesse politico dello stato ovvero un diritto politico del cittadino; è altresì considerato delitto politico il delitto comune determinato, in tutto o in parte, da motivi politici.

 

Due sono, dunque, le forme di delitto politico previste dal legislatore:

 

– il delitto oggettivamente politico, che è quello che offende un interesse politico dello stato (integrità territoriale, indipendenza, sovranità, forma di governo etc.) ovvero un diritto politico d el cittadino (diritti elettorali attivi e passivi);

 

– il delitto soggettivamente politico, che è il delitto comune determinato, in tutto o in parte, da motivi politici.

 

 

Delitto comune commesso all’estero dal cittadino italiano

 Ai sensi dell’art. 9 (modificato dalla l. 29-9-2000, n. 300), il delitto comune com­messo all’estero dal cittadino italiano è punibile in italia e secondo la legge italiana a condizione che:

 

– si tratti di delitto;

 

– sia punito con la reclusione e non con la sola multa;

 

– il reo sia presente nel territorio dello stato.

 

Occorre, altresì, distinguere tra:

 

delitto commesso a danno dello stato o di un cittadino italiano, che è punibile solo se la pena stabilita dalla legge è non inferiore nel minimo a tre anni di reclusione; se invece la pena è inferiore a tre anni occorre anche la richiesta del ministro della giustizia, o l’istanza o la querela della persona offesa;

 

delitto commesso a danno delle comunità europee, di uno stato estero o di un cittadino straniero, per il quale occorre che l’estradizione non sia stata concessa o non sia stata accettata dallo stato estero, e che vi sia la richiesta del ministro della giustizia.

 

 

Delitto comune commesso all’estero dallo straniero

Ai sensi dell’art. 10 (modificato dalla l. 29-9-2000, n. 300) anche in questo caso deve trattarsi di:

 

– delitto;

 

– punito con la reclusione;

 

– il cui autore sia presente nel territorio dello stato.

 

Occorre, inoltre, distinguere tra:

 

– delitto commesso a danno dello stato o di un cittadino italiano, per il quale occorre una pena minima non inferiore ad un anno di reclusione, la richiesta del ministro, o la querela o l’istanza dell’offeso;

 

– delitto commesso a danno delle comunità europee, di uno stato estero o di un cittadino straniero, per il quale occorre una pena minima non inferiore a tre anni di reclusione, la richiesta del ministro e la mancata concessione o accettazione dell’estradizione, sia da parte del governo dello stato in cui il reato fu commesso sia da parte del governo dello stato cui appartiene il reo.

 

 

Riconoscimento di sentenze penali straniere

In principio della territorialità del diritto penale importerebbe la inapplicabilità e ineseguibilità in Italia delle sentenze pronunziate da tribunali stranieri; tuttavia è am­messo eccezionalmente il riconoscimento delle sentenze straniere ai seguenti fini:

 

– per stabilire la recidiva o altro effetto penale della condanna ovvero per dichiarare l’abitualità o la professionalità nel reato o la tendenza a delinquere;

 

– quando la condanna penale importerebbe secondo la legge italiana una pena accessoria;

 

– quando, secondo la legge italiana, si dovrebbe sottoporre la persona condannata o prosciolta a misure di sicurezza;

 

– quando la sentenza straniera importa condanna alla restituzione o al risarcimento del danno o ad altri effetti civili (esempio: separazione personale), che devono essere fatti valere nel territorio dello Stato.

 

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