Noemi Secci
Noemi Secci
12 Ago 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Arretrati della pensione: quando ne ho diritto?

Domanda di pensione in ritardo: quando si ha diritto alla liquidazione degli assegni arretrati?

 

Hai presentato la domanda di pensione parecchio tempo dopo la maturazione dei requisiti? Forse non sai che potresti aver diritto al pagamento degli assegni arretrati da parte dell’Inps, cioè delle rate di pensione a partire dal raggiungimento dei requisiti per il trattamento sino alla data della domanda.

Il diritto agli arretrati della pensione, però, non sorge in tutti i casi in cui la pensione è liquidata tardivamente, ma solo in presenza di determinate condizioni.

 

 

Arretrati: per quali pensioni

Innanzitutto, nessun arretrato è dovuto se la pensione percepita è di anzianità (ora diventata, dopo la Legge Fornero, pensione anticipata), o di inabilità o invalidità, in quanto la decorrenza è collegata per legge alla data della domanda e non a quella di effettiva maturazione dei requisiti.

Si ha invece diritto agli arretrati per la pensione ai superstiti e per quella di vecchiaia, che deve essere liquidata a partire dalla data di maturazione dei requisiti: questo, a meno che l’interessato non abbia inserito nella domanda, quale data di decorrenza, la data dell’istanza.

 

 

Arretrati: quando non conviene chiederli

Può risultare maggiormente conveniente indicare come decorrenza la data della domanda soprattutto per chi possiede una quota della pensione calcolata col metodo contributivo, in quanto, in questo modo, hanno rilevanza ai fini del calcolo tutti i contributi versati sino alla data dell’istanza ed aumenta anche il coefficiente di trasformazione, che cresce con l’incremento dell’età pensionabile.

In pratica, non chiedere gli arretrati conviene a chi ha versato contributi dalla data della maturazione dei requisiti sino alla data della domanda di pensione, perché aumenta il capitale accantonato, o montante contributivo ed aumenta il coefficiente di trasformazione, cioè la cifra, espressa in percentuale, che trasforma il montante in assegno.

La convenienza aumenta all’aumentare degli anni calcolati col metodo contributivo, mentre è relativa per chi possiede una cospicua quota di trattamento da calcolare col sistema retributivo o col reddituale, in quanto tali conteggi non si basano sui contributi accantonati, ma sulla media delle ultime retribuzioni o degli ultimi redditi.

 

 

Diritto agli arretrati e continuazione dell’attività lavorativa

Bisogna poi considerare che il diritto alla pensione di vecchiaia sorge quando non si svolge più alcuna attività lavorativa: pertanto, per chi matura i requisiti per il trattamento di vecchiaia ma continua ancora a lavorare, il diritto alla prestazione sorge soltanto dal 1° giorno successivo al termine dell’attività.

 

 

Prescrizione degli arretrati

Si deve inoltre considerare che gli assegni arretrati si prescrivono in 10 anni: vuol dire che, dalla data della domanda, se si ha il diritto agli arretrati questi vengono recuperati a ritroso sino ai 10 anni precedenti.

Gli arretrati non possono comunque essere richiesti quando il tardivo accoglimento della domanda è dovuto a fatti causati da negligenza o colpa del pensionato [1].

 

Ricapitolando, hai diritto agli arretrati se:

 

– la pensione liquidata è di vecchiaia o ai superstiti (di reversibilità, se il dante causa era pensionato o indiretta, se ancora lavorava);

non hai lavorato dalla data di maturazione del requisito alla liquidazione della pensione (a meno che tu non abbia diritto alla pensione ai superstiti, nel qual caso l’attività lavorativa non rileva);

– non hai richiesto la decorrenza della pensione alla data della domanda.


[1] Cass sent. n. 12780/2012.

 


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