L’estradizione
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13 Ago 2016
 
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L’estradizione

Nozione e tipi estradizione; il principio di specialità; le immunità.

 

Secondo la più consolidata dottrina (QUADRI, ANTOLISEI, PAGLIARO, PANNAIN), l’estradizione consiste nella consegna che uno Stato fa di un individuo, che si sia rifugiato nel suo territorio, ad un altro Stato, perché ivi venga sottoposto al giudizio penale (se imputato) o alle sanzioni penali (se già condannato). L’estradizione può essere:

 

attiva, quando è lo Stato italiano che richiede ad uno Stato estero la consegna di un individuo imputato o condannato in Italia;

 

passiva, quando è lo Stato italiano che riceve da uno Stato estero, la richiesta di consegna.

 

 

Condizioni e limiti

Per l’estradizione passiva, la legge italiana (art. 13 c.p.) pone le seguenti condizioni:

 

– il fatto che forma oggetto della domanda di estradizione deve essere preveduto come reato sia dalla legge italiana che da quella straniera (cd. requisito della doppia incriminabilità);

 

– non si deve trattare di reato per il quale le convenzioni internazionali facciano espresso divieto di estradizione;

 

– l’estradando deve essere straniero: in caso contrario, l’estradizione deve essere espressamente consentita nelle convenzioni internazionali. In ogni caso, comunque, l’estradizione non può essere concessa: – per reati politici (artt. 10 e 26 Costituzione), esclusi i delitti di genocidio (L. Cost. 21 giugno 1967, n. 1);

 

– per motivi di razza, religione o nazionalità (L. 30 gennaio 1963 n. 300);

 

– per reati puniti all’estero con la pena di morte (v. sent. Corte Cast. 27 giugno 1996, n. 223).

 

La Cassazione (Sez. I, 23-1-1990, n. 3329) ha previsto che «Ai fini dell’estradizione il concetto di delitto politico non coincide con quello dell’art. 8 cod. pen. a causa del diverso piano di operatività nel quale lo stesso funziona nelle due distinte ipotesi (nel codice è definito in funzione repressiva, mentre nelle nonne costituzionali che vietano l’estradizione per reati politici è assunto a garanzia della persona umana entro i limiti in cui tale garanzia è costituzionalmente giustificabile), che rende giuridicamente contrastante l’applicazione di una norma creata nell’intento di attuare una maggiore repressione del delitto politico, in una prospettiva di limitazione del diritto punitivo dello Stato straniero). La procedura per la concessione dell’estradizione è disciplinata dal codice processuale penale (artt. 697- 722 c.p.p.).

 

 

Il cd. «principio di specialità» in tema di estradizione

Per un principio generale dell’ordinamento internazionale (principio che la dottrina chiama “di specialità”) la richiesta di estradizione per determinati reati importa la preventiva accettazione da parte dello Stato richiedente: dell’obbligo di non processare l’estradato per un fatto anteriore e diverso da quello per il quale è stata concessa l’estradizione;

 

– del dovere di non assoggettare lo stesso ad una pena diversa da quella relativa al fatto per cui è stata concessa l’estradizione. Il principio di specialità opera tanto nella estradizione attiva (art. 721 c.p.p.) quanto in quella passiva (aft. 699 c.p.p.).

 

 

 

Le immunità

L’art. 3 c.p. stabilisce che la legge penale obbliga tutti coloro che, cittadini o stranieri, si trovano nel territorio dello Stato. Costituiscono eccezione a tale principio le cd. «immunità»:

 

– derivanti dal diritto pubblico interno: il Capo dello Stato non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento e attentato alla Costituzione (art. 90 Cost.); i Membri del Parlamento e dei Consigli Regionali non sono perseguibili per le opinioni e i voti espressi nell’esercizio delle loro funzioni (art. 68 Cost.);

 

– derivanti dal diritto internazionale: riguarda i Capi di Stati esteri, i Ministri degli Esteri, gli agenti diplomatici e consolari, etc., e sono dettate da necessità di ordine politico. Le. immunità sono considerate cause personali di esclusione della punibilità.

 

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