Vitto e alloggio del professionista, come si deducono le spese
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10 Lug 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Vitto e alloggio del professionista, come si deducono le spese

Cambiano le modalità di deduzione delle spese di somministrazione ed alberghiere per i professionisti, se il costo è sostenuto dal committente.

 

Diventa più snella la disciplina relativa alla deduzione fiscale delle spese relative ai pasti e all’alloggio del professionista, se queste sono sostenute direttamente dal committente.

Dal 2015, infatti, le spese per le prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande a carico del committente non costituiscono compensi in natura per il lavoratore autonomo: da un lato, dunque, non vanno tassati, ma dall’altro lato non sono deducibili.

 

 

Spese di vitto e alloggio sostenute dal committente

Con la nuova disciplina, se i costi relativi all’alloggio, ai pasti e alla somministrazione di alimenti e bevande in genere sono direttamente pagati dal committente, il professionista non è più tenuto a fatturarli e riaddebitarli.

Conseguentemente, nella dichiarazione dei redditi non deve più indicare tali spese: dal modello Unico, difatti, sono stati tolti i relativi campi del rigo 15 del quadro RE (il quadro relativo ai redditi di lavoro autonomo), in quanto possono essere indicate le sole spese sostenute direttamente dal professionista.

Questi costi, al contrario, sono integralmente deducibili dal committente: bisogna però accertarsi che la documentazione fiscale (fattura o ricevuta), emessa da chi ha effettuato le prestazioni alberghiere o di somministrazione, contenga i dati del professionista e sia intestata al committente.

Le stesse regole valgono anche per chi esercita lavoro autonomo occasionale, cioè attività di lavoro autonomo non abituale, senza l’apertura della partita Iva. Non valgono, invece, per le spese di viaggio (biglietti aerei, treni, etc.).

 

 

Spese di vitto e alloggio sostenute dal professionista

Le spese di vitto e alloggio sostenute dal professionista possono essere dedotte con forti limitazioni:

 

– innanzitutto, la quota deducibile per le prestazioni alberghiere e di somministrazione alimenti e bevande è pari al 75% del loro ammontare;

– in secondo luogo, queste spese sono deducibili sino al 2% dei compensi.

 

Facciamo un esempio per capire meglio: Tizio, avvocato, si sposta per lavoro e paga, nell’anno, 5000 euro di prestazioni alberghiere e 2000 euro relativamente alla somministrazione di alimenti e bevande. Essendo le spese totali pari a 7000 euro, può dedurne il 75%, cioè  5250 euro.

Considerando che il totale dei compensi nell’anno è pari a 20.000 euro, però, le spese effettivamente deducibili risultano pari a soli 400 euro, cioè pari al 2% dei compensi.

La regola è valida nel caso in cui le spese risultino inerenti all’attività; se possono essere qualificate come spese di rappresentanza, invece, il limite di deducibilità si abbassa all’1% dei compensi.

 

 

Spese di viaggio

I limiti non operano per le spese di viaggio o di trasporto (aerei, traghetti, bus, etc.) sostenute dal professionista, se inerenti all’attività: questi costi, infatti, sono deducibili dal reddito al 100%, a condizione che si tratti di spese adeguatamente documentate e che ne sia provata l’inerenza con l’attività professionale.


 


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