I soggetti del reato e l’oggetto del reato
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13 Ago 2016
 
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I soggetti del reato e l’oggetto del reato

Soggetto attivo e soggetto passivo del reato; l’oggetto e la struttura del reato; reati commissivi e omissivi.

 

 

Il soggetto attivo del reato

 Il soggetto attivo del reato è colui (o coloro, nel caso di concorso) che pone in essere il comportamento vietato dalla norma incriminatrice. In relazione al soggetto, distinguiamo:

 

reati comuni: quelli che chiunque può commettere, indipendentemente da particolari caratteristiche soggettive. In tali ipotesi la norma, di regola, fa riferimento all’espressione «chiunque» (ad es.: l’omicidio);

 

reati propri: quelli che solo soggetti che rivestono una determinata qualità, ovvero si trovano in una determinata situazione possono porre in essere (così, solo un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio possono commettere il delitto di peculato, art. 314; solo chi è testimone in un processo può commettere il reato di falsa testimonianza, art. 372 etc.).

 

 

Il soggetto passivo del reato

 Il soggetto passivo del reato (nel codice si parla di «persona offesa dal reato») è il titolare del bene o dell’interesse che la norma giuridica tutela e che è leso dal comportamento umano costituente reato (es.: soggetto passivo del delitto di furto è il proprietario della cosa rubata).

 

Soggetto passivo può essere un singolo individuo ovvero una persona giuridica, ivi compreso lo Stato (ad esempio nei reati contro la personalità dello Stato, nei reati contro l’amministrazione della giustizia, etc.). Quando un reato lede o pone in pericolo più beni-interessi, appartenenti a soggetti distinti, si dice plurioffensivo (es.: la calunnia: offende nello stesso tempo lo Stato, nel suo interesse alla regolare amministrazione della giustizia, e la persona falsamente incolpata). Se offende un numero indeterminato di persone si parla di reati vaghi (o vaganti) (es. art. 422 c.p., strage). Il soggetto passivo va distinto dall’oggetto materiale del reato (la persona o la cosa su cui cade l’attività del reo). Quando l’oggetto materiale è una persona, esso può coincidere (come nel caso del delitto di percosse) o meno con il soggetto passivo. Questo va altresì distinto dal danneggiato civilmente (chi, pur non essendo titolare dell’interesse protetto, riceve dal reato un danno civilmente risarcibile). Le due figure, invero, possono non coincidere, come nel caso dell’omicidio, dove danneggiati sono i familiari della vittima.

 

 

Struttura del reato

 La dottrina, analizzando le singole figure criminose, ha elaborato una teoria generale del reato, che individua nella struttura dell’illecito penale una serie di elementi costitutivi comuni a tutte le fattispecie criminose. I:analisi della struttura del reato ha condotto alla formazione di due diverse concezioni: la teoria della tripartizione e la teoria della bipartizione. Secondo la prima teoria, il reato si compone di tre elementi ossia il fatto tipico, l’antigiuridicità obiettiva e la colpevolezza. Ad essa si contrappone quella della bipartizione, che distingue l’elemento oggettivo da quello soggettivo.

 

In esso vanno ricompresi:

 

– elementi positivi rappresentati dalla: condotta (unico elemento sempre necessario); evento; nesso di causalitàelementi negativi: ossia gli elementi che devono mancare perché si abbia la fattispecie criminosa. Si tratta dell’assenza di cause di giustificazione.

 

– elementi negativi: ossia gli elementi che devono mancare perché si abbia la fattispecie criminosa. Si tratta dell’assenza di cause di giustificazione.

 

 

La condotta umana

Si tratta di un requisito primo ed imprescindibile dell’illecito penale, ossia, è il comportamento- umano costituente reato. Può consistere in:

 

azione (cd. reati di azione o commissivi) quando si concreta in un movimento muscolare del corpo, idoneo ad offendere: – l’interesse protetto dalla norma e sentito dalla collettività (cd. reati di offesa); – l’interesse statuale perseguito dal legislatore attraverso l’incriminazione (cd. reati di scopo);

 

omissione (cd. reati di omissione o omissivi) quando si concreta in un non facere del soggetto. Per aversi reato, in tal caso, non è sufficiente la semplice inerzia da parte del soggetto, essendo necessario che egli ometta di compiere un’azione che, per legge, aveva l’obbligo di compiere. Esempio è dato dall’omissione di soccorso. I reati di omissione, in base alla struttura, si distinguono in: – reati omissivi propri quelli che consistono nel mancato compimento dell’azione comandata e per la sussistenza dei quali non occorre il verificarsi di alcun evento materiale, es. omissione di atti d’ufficio; – reati omissivi impropri (o commissivi mediante omissione) quelli che consistono nel mancato impedimento di un evento tipico e per l’esistenza dei quali occorre il suo verificarsi, es. omicidio del neonato per mancato allattamento della madre.

 

Si noti, da ultimo, che la condotta umana può consistere, al contempo, in un’azione e in una omissione: è questo il caso dei reati a condotta mista. In base alla condotta si distinguono:

 

Reati a forma libera: quando è sufficiente che la condotta cagioni l’evento previsto dalla norma. Es. l’omicidio, che può essere commesso con qualunque mezzo.

 

Reati a forma vincolata: quando la legge richiede che lazione tipica si svolga attraverso determinate modalità o mezzi. Es. nel furto l’impossessamento deve avvenire attraverso la sottrazione.

 

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