Facebook: reati e illeciti che si commettono sui social network
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10 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Facebook: reati e illeciti che si commettono sui social network

Come difendersi su Facebook da furto d’identità, ingiuria, molestie, diffamazione, pubblicazione di foto di minori: tutti i reati e gli illeciti civili che si compiono sul social network.

 

Facebook è una piazza e, come in ogni piazza, è all’ordine del giorno la commissione di reati, illeciti civili o semplici dispetti; tuttavia – come spiega la moderna scienza che studia l’approccio del criminale al delitto – l’assenza del rapporto “face to face” (ossia faccia a faccia) tra la vittima e il reo fa sì che quest’ultimo sia maggiormente “disinibito” e non avverta la presenza di freni alla commissione del reato. Il che agevola non di poco la commissione dell’illecito. Inoltre, sul web le occasioni per delinquere sono di gran lunga superiori rispetto alla realtà materiale: da un lato, infatti, su internet tutto è più immediato, veloce, alla portata di mano e non richiede attività fisica; dall’altro, ogni azione è (apparentemente) nascosta e schermata da un monitor, facendo ritenere il soggetto protetto da una sorta di invisibilità.

Quest’insieme di elementi ha fatto sì che aumentasse enormemente il numero di reati, tanto che ad alcuni di questi neanche più si fa caso e la stessa polizia ha, in gran parte, rinunciato alla repressione. Come ad esempio, nel caso delle numerose violazioni dei diritti d’autore, che avvengono quotidianamente.

 

Facebook, dicevamo, è il centro di una gran parte di reati e illeciti perché, a differenza di tutti gli altri settori di internet, è “sociale”, ossia favorisce l’incontro tra le persone, e quindi anche tra potenziali delinquenti e potenziali vittime. Ecco quindi un elenco di tutti i crimini o i semplici illeciti civili che possono essere commessi tramite il social network più famoso in questo momento e, nello stesso tempo, le possibili difese che ha il cittadino.

 

 

Furti d’identità su Facebook

Il furto d’identità consiste nella costituzione di un account Facebook falso, corrispondente agli estremi di un altro soggetto, ma da quest’ultimo mai autorizzato. Il criminale, in questo modo, fa credere agli altri utenti che quanto da lui scritto o realizzato sul social network sia invece riconducibile al titolare del profilo clonato. A volte, il furto riguarda solo la fotografia del profilo, cui però viene associato un nome diverso da quello reale. Altre volte, invece, la clonazione è totale e si estende anche agli estremi anagrafici.

Chi commette il furto d’identità lo fa spesso per molestare o danneggiare la vittima; in altri e più innocui casi, invece, si rubano le immagini di belle ragazze solo per chiedere l’amicizia a una cerchia sconosciuta di “amici virtuali” e poi postare, sulle loro timeline, contenuti di natura pubblicitaria.

 

Difesa dal furto d’identità

Il furto d’identità si può combattere in due modi:

  • il più, più immediato, mediante segnalazione allo stesso Facebook: si entra sul profilo dell’utente, si clicca sul bottone con tre punti sospensivi (“…”) dopo quello “messaggio”, posto sulla foto di copertina e si clicca su “Segnala”;
  • il secondo richiede una denuncia alla polizia postale, presso cui l’interessato dovrà recarsi, fornendo il nome del profilo clonato; la polizia invierà la denuncia alla Procura della Repubblica e quest’ultima, poi delegherà il magistrato per le indagini. Non sempre è possibile risalire all’autore del reato se questo ha utilizzato una connessione libera.

 

 

Ingiuria su Facebook

L’ingiuria, come noto, non è più un reato, ma un solo illecito civile cui, tuttavia, al termine della causa, consegue anche una multa da pagare allo Stato. Su Facebook l’ingiuria è uno dei reati più frequenti: la gente si sente stranamente libera di esprimersi, ribattere e contestare i post delle altre persone in modo assai aggressivo, a volte con parolacce o con minacce neanche tanto velate. Tuttavia, non esistono giustificazioni: anche su internet l’ingiuria resta un comportamento illecito.

Si verifica l’ingiuria quando una persona, all’interno di una discussione con un’altra persona o di un treat a cui partecipano più utenti, si rivolge a quest’ultimo con toni o parole fortemente offensive.

 

Difesa dall’ingiuria

La prima cosa da fare è procurarsi la prova del fatto. Un semplice screenshot potrebbe non essere sufficiente perché nel processo civile è considerato al pari di una fotocopia: ossia una riproduzione meccanica facilmente contestabile. Meglio è chiamare un amico che veda il post e possa eventualmente testimoniare davanti al giudice. La cosa migliore è stampare la schermata, andare da un notaio e chiedere di autenticarla, certificando che essa è corrispondente all’originale. In alternativa, si può sempre fare un video con il proprio smartphone e filmare la pagina ove compare il post. Dopo bisognerà rivolgersi a un avvocato che tratti cause di diritto civile. Il giudizio potrebbe essere lungo e, a volte, costoso. Quindi, per piccoli dispetti è meglio evitare di rivolgersi al tribunale.

 

 

Molestie e stalking su Facebook

Le molestie su Facebook sono purtroppo all’ordine del giorno e vanno dai semplici comportamenti assillanti (messaggini petulanti di un ammiratore non corrisposto) a vere e proprie minacce. Quando il comportamento persecutorio viene reiterato nel tempo tanto da far temere alla vittima per la propria stessa incolumità o la porta a modificare le abitudini della propria vita (come ad esempio sospendere il proprio account Facebook per paura di essere ancora molestata) scatta il reato di stalking e, in tal caso, il molestatore può subire un procedimento penale di particolare gravità.

 

Difesa da molestie e stalking

Trattandosi di reati, l’unica difesa è quella della querela, sebbene Facebook abbia predisposto un sistema di segnalazione (a cui, però, non conviene affidarsi nei casi più gravi). Per lo stalking ci si può rivolgere al Questore perché disponga l’ammonimento nei confronti del reo.

 

 

Diffamazione su Facebook

A differenza della dell’ingiuria, la diffamazione è ancora reato e, anzi, se commessa su Facebook è aggravata dall’uso del mezzo di pubblicità. In questo caso, la parte offesa non è presente alla discussione, per cui la frase viene proferita in sua assenza: è il caso di un post sul proprio profilo in cui si avvisano gli amici di stare in guardia da un determinato soggetto perché imbroglione o in cui si parla male del proprio datore di lavoro.

 

Difesa dalla diffamazione

Trattandosi di reato, la difesa in questo caso consiste nella querela presentata alle autorità (carabinieri, polizia postale o deposito di querela alla Procura della Repubblica). Dopo le indagini, qualora dovesse essere disposto il rinvio a giudizio del colpevole, la vittima potrà costituirsi parte civile nel processo penale e chiedere il risarcimento. In alternativa, potrebbe promuovere una causa civile per il solo risarcimento. Le due cose insieme non sono possibili.

 

 

Violazione del diritto d’autore su Facebook

Chi è un artista, un fotografo, uno scrittore, l’autore di un articolo su un sito di informazione sa quanto lavoro costi una produzione di questo tipo; per cui la riproduzione non autorizzata o la duplicazione costituisce un illecito che potrebbe privare l’autore dei ricavi attesi.

In teoria, su Facebook non si potrebbero condividere neanche link di YouTube “non ufficiali” ossia non autorizzati dai titolari dei diritti d’autore (si pensi al video di una canzone caricata senza il consenso della casa discografica). Così come è vietato caricare su Facebook stesso il video di un’opera teatrale, un concerto o un film senza aver ottenuto il consenso preventivo. Il copia e incolla di testi prelevati da altri siti è illegale: inutile richiamare il diritto di cronaca.

 

Difesa del copyright su Facebook

L’autore dell’opera clonata o piratata può difendersi in tre modi:

  • con una denuncia alla polizia postale, dimostrando di essere l’autore dell’opera. Anche in questo caso si aprirà un procedimento penale con possibilità di costituirsi parte civile;
  • con una denuncia al Garante delle Comunicazioni (Agcm) che provvederà ad avviare un’istruttoria contro il colpevole;
  • con una segnalazione a Facebook, chiedendo di far rimuovere il contenuto.

 

 

Pubblicazione su Facebook di foto di minori

Chi pubblica su Facebook le foto di minori di 18 anni e, in particolare di bambini commette un crimine e un comportamento sanzionato sia dalle norme nazionali che dalle carte internazionali come la Convenzione Onu dei diritti dell’infanzia e la Convenzione dei Diritti del Fanciullo di New York.

Si assiste spesso a genitori orgogliosi che pubblicano la foto del proprio bambino mentre gioca con i coetanei all’asilo o al parco, senza ottenere l’autorizzazione scritta dei relativi genitori. Questo comportamento è estremamente grave e viene sanzionato severamente dai giudici.

 

Difesa dalla pubblicazione di foto di minori non autorizzata

Il genitore che veda la foto del proprio figlio minore pubblicata da altri o anche dai gestori dell’asilo può:

  • agire in via penale, con una querela che può essere presentata anche davanti alla polizia postale;
  • segnalare l’abuso a Facebook;
  • agire con una causa civile di risarcimento del danno.

 

 

Spam su Facebook

Certo, dopo aver parlato di comportamenti così gravi, apparirà venale il reato di illecito trattamento di dati personali: è il caso di chi invia comunicazioni a mezzo chat con contenuto pubblicitario.

 

Difesa dalla pubblicità

L’utente infastidito da pubblicità indesiderata può segnalare l’utente a Facebook.

 

 

Peculato e comportamento infedele del dipendente

Il pubblico dipendente che utilizza il computer dell’ufficio, durante le ore di lavoro, per navigare su Facebook commette – secondo alcuni giudici – il reato di peculato. E ciò anche se tale comportamento non provoca alcun danno patrimoniale alla P.A. che ha, magari, una linea flat.

Lo stesso discorso, ma meno grave, riguarda il dipendente del comparto privato, il quale però rischia solo il licenziamento per comportamento infedele qualora venga pescato più volte su Facebook, e per molto tempo, nonostante i plurimi avvertimenti del datore di lavoro.

 

Come difendersi dal dipendente infedele

Non sono pochi i datori di lavoro che, per procurarsi le prove della navigazione su Facebook dei propri dipendenti durante le ore di lavoro, creano account falsi per adescarli e farsi scrivere in orari in cui invece questi dovrebbero svolgere altre mansioni. Tali prove possono essere utilizzate e portate innanzi al giudice.


Autore immagine: 123rf com

 


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