Mobilità temporanea, quando il dipendente ha diritto al trasferimento?
Lo sai che?
15 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Mobilità temporanea, quando il dipendente ha diritto al trasferimento?

Assegnazione temporanea dei dipendenti pubblici con figli piccoli: esiste un diritto al trasferimento per i lavoratori della pubblica amministrazione?

 

I dipendenti pubblici che hanno un figlio minore di 3 anni possono chiedere un distacco temporaneo in un’altra amministrazione, fino al momento del compimento del 3° anno di età del bambino. Questa possibilità, però, non è un diritto vero e proprio, ma un interesse legittimo, subordinato all’esistenza di posti disponibili nell’organico dell’amministrazione nella quale si vuole essere trasferiti. Inoltre, i posti disponibili devono risultare con una posizione retributiva corrispondente a quella posseduta.

 

 

Mobilità temporanea per ricongiungimento familiare

Il cosiddetto Testo Unico maternità/paternità, in particolare, prevede la possibilità, per il dipendente di una pubblica amministrazione con un figlio minore di 3 anni, di essere assegnato, a richiesta, anche in modo discontinuo e per un periodo non superiore a tre anni complessivi, ad una sede di servizio nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore lavora.

La domanda deve essere inviata entro il compimento del 3° anno di età del bambino, mentre il periodo di assegnazione può protrarsi anche dopo tale data, purché non si superino i 3 anni complessivi.

L’assegnazione, però, può essere disposta solo se esiste un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva ed è inoltre necessario l’assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione.

Per posizione retributiva non si intende, comunque, il profilo professionale, in quanto rileva la sola retribuzione: basta dunque che risulti vacante e disponibile un posto in organico che comporta, per l’amministrazione, gli stessi costi del posto ricoperto dall’interessato nell’amministrazione di provenienza, indipendentemente dallo specifico incarico.

 

 

Diritto all’assegnazione temporanea

La norma, ad ogni modo, prevede la possibilità, non il diritto all’assegnazione: il diritto vero e proprio sussiste soltanto nel caso in cui uno dei due coniugi sia dipendente delle forze dell’ordine e sia stato trasferito d’autorità.

Questo tuttavia non vuol dire che il dissenso dell’amministrazione possa risultare arbitrario: il diniego, infatti, deve essere motivato e comunicato, così come l’assenso, entro trenta giorni dalla domanda. Peraltro, la motivazione non deve contrastare con i principi di buona fede e correttezza, quindi non può essere pretestuosa o inconsistente. In pratica, nel diniego l’amministrazione deve indicare quali concrete ragioni organizzative impediscano la concessione della mobilità temporanea.

 

 

Diniego dell’assegnazione e blocco del turnover

In molti casi il trasferimento temporaneo viene negato a causa del cosiddetto blocco del turnover: in pratica, l’amministrazione di destinazione non permette le assegnazioni temporanee in quanto comportano dei costi aggiuntivi, alla pari delle nuove assunzioni. Il diniego basato su tale motivazione è sicuramente legittimo se non esistono posti vacanti, mentre la legittimità del dissenso viene a cadere dimostrando l’esistenza di carenze in organico.

Ad esempio, se l’amministrazione nega il trasferimento sulla base del cosiddetto Piano di Rientro [2], che impedisce le assunzioni di nuovo personale, assimilandovi anche le assegnazioni temporanee, la motivazione risulta insussistente se risultano pubblicati bandi di concorso o di mobilità che si riferiscono alla stessa posizione retributiva del richiedente.

 

 

Ricorso contro il diniego dell’assegnazione

In caso di diniego illegittimo, è consigliabile esperire un ricorso d’urgenza davanti al Giudice del Lavoro: i tempi del giudizio ordinario, difatti, non assicurerebbero un’adeguata tutela degli interessi in capo alla prole, in quanto probabilmente la causa andrebbe a concludersi non prima del compimento del 3° anno di età del figlio.

 


[1] Art. 42 bis D.Lgs. 151/2001.

[2] D.L. 78/2010.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti