Equitalia in liquidazione
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9 Lug 2016
 
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Equitalia in liquidazione

L’abolizione di Equitalia e dell’aggio: fermi auto, pignoramenti e ipoteche, dopo l’invio delle cartelle di pagamento, saranno effettuati direttamente dal personale dell’Agenzia delle Entrate. Che però, in questi ultimi tempi, è stato al centro di numerosi scandali.

 

Equitalia in liquidazione entro il 2017: questo il contenuto di una proposta di legge che, sebbene presentata nel lontano 2014, ora è stata “sponsorizzata” dal Governo, nella persona del viceministro all’economica Caseo, coerentemente a quanto promesso dal Premier Renzi. Non più di due mesi fa il Presidente del Consiglio aveva anticipato l’intenzione di sciogliere definitivamente Equitalia facendola confluire all’interno dell’Agenzia delle Entrate (leggi “Equitalia scompare: sarà assorbita dalle Entrate”); ed è proprio quanto prevede la bozza, che ora, con l’ok del Presidente della Commissione Finanze, dovrebbe andare avanti, nell’iter di approvazione, senza ulteriori intoppi.

 

Il testo, in particolare, prevede che Equitalia sia posta in liquidazione dal 2017, confluendo in una particolare divisione all’interno dell’Agenzia delle Entrate: sarà dunque quest’ultima, tra un anno, non solo a inviare gli avvisi di accertamento e le richieste di pagamento, ma ad occuparsi anche della successiva fase di riscossione, procedendo all’invio delle cartelle di pagamento, ai fermi auto e alle ipoteche. E se ciò non dovesse bastare, procederà anche a pignorare i beni dei debitori, stipendi e pensioni comprese.

Insomma, l’Agenzia delle Entrate farà il lavoro sporco che, sino ad oggi, ha delegato a Equitalia; il tutto in un momento storico particolarmente delicato per gli uffici territoriali del Fisco, accusati da più parti – anche attraverso alcuni servizi giornalistici – di avviare procedure di accertamento anche in carenza dei presupposti legali, solo al fine di aumentare la percentuale di riscosso e, quindi, i premi produzione. A ciò si aggiungono i numerosi procedimenti penali per corruzione messi in luce, dalle stesse Entrate, negli ultimi tempi che hanno rivelato abusi di ufficio da parte del personale.

 

L’Agenzia delle Entrate fungerà da riscossore non solo per i propri crediti, ma anche per quelli degli enti previdenziali (Inps e Inail davanti a tutti), gli enti nazionali (ad es. Camere di Commercio) e gli enti locali che abbiano sottoscritto un’apposita convenzione per l’affidamento dei carichi iscritti a ruolo (Comuni).

 

Quanto al personale di Equitalia sarà trasferito in automatico e senza “interruzioni” nel rapporto di lavoro all’Agenzia delle Entrate e potrà essere distaccato presso gli enti territoriali che ne facciano richiesta per aiutarli a gestire in proprio la riscossione senza bandire ulteriori concorsi. Non ci saranno dunque esuberi.

Il problema però si pone per via del fatto che i dipendenti di Equitalia rientrano tra quelli del settore privato (Equitalia è, infatti, una società privata, sebbene partecipata da enti pubblici), mentre l’assunzione a nome dell’Agenzia delle Entrate trasformerebbe gli stessi in pubblici dipendenti: il che avverrebbe, però, in violazione dell’obbligo del preventivo concorso di Stato come richiesto invece dalla nostra Costituzione.

 

Il vantaggio dell’assorbimento di Equitalia nell’Agenzia delle Entrate sta nel fatto che verrebbe definitivamente eliminato l’aggio oggi applicato da Equitalia ai contribuenti, ossia gli oneri di riscossione consistenti in una percentuale sul debito complessivo, che serve per remunerare la società privata e pagare così le sue spese: cosa che, invece, in questo modo sarebbe addebitata allo Stato. Oggi, comunque, gli aggi sono stati notevolmente ridotti da una recente riforma: se il pagamento della cartella avviene entro 60 giorni dalla notifica, debitore ed ente creditore pagano il 3% a testa. Dopo tale termine solo il debitore paga il 6%.

 

Nella proposta di legge si prevede invece che se il pagamento avviene entro 120 giorni dalla notifica è solo l’ente impositore a pagare (il 4% del riscosso). Dopo 120 giorni i costi di riscossione saranno a carico del contribuente che dovrà pagare gli interessi di mora e di maggiore rateazione maturati sulle partite iscritte a ruolo dall’Agenzia delle entrate.


 


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