Penale troppo alta: come difendersi?
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10 Lug 2016
 
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Penale troppo alta: come difendersi?

Contratti: in caso di inadempimento e applicazione della penale, il giudice può ridurne l’importo se elevato e ingiusto.

 

Se ti sembra che un contratto preveda una penale eccessivamente elevata e ingiusta, prevista quasi allo scopo di lucrare illegittimamente dal tuo eventuale inadempimento, sappi che non sei tenuto a pagarla: questo perché, secondo una recente sentenza della Cassazione [1], il giudice può, su richiesta della parte interessata, annullare la penale sproporzionata.

 

 

Cos’è la penale?

La penale è una clausola che spesso viene inserita nel contratto: con essa si prevede la misura di un risarcimento dovuto, in automatico, a una delle due parti del contratto se l’altra è stata inadempiente ai propri obblighi. Si pensi al caso di una fornitura da consegnare entro un determinato giorno: l’ordinante potrebbe disporre che, in caso di inadempimento nella consegna, gli debba essere versato l’importo di 100 euro a titolo di risarcimento del danno.

In buona sostanza, con la penale si evita, alla parte rimasta senza la prestazione, di andare dal giudice, fare una causa e dimostrare il danno subito: infatti, la clausola in questione contiene già una quantificazione – fatto in anticipo – del possibile danno. Quindi il debitore inadempiente non potrà contestare tale quantificazione del danno effettuata nella penale, sempre che – come afferma la sentenza in commento – essa sia del tutto sproporzionata.

 

 

La penale sproporzionata è ingiusta

La nostra legge lascia sempre liberi i cittadini di regolare, come meglio credono, i propri rapporti economici e commerciali. Questo significa che vi è libertà di determinare il prezzo di una prestazione, anche se eccessivo rispetto al mercato, o di far pagare di più un soggetto rispetto ad altri: si pensi al caso di un negozio che venda a un cliente un abito che altre persone hanno acquistato invece con un forte sconto. È questo il principio di autonomia negoziale, in virtù del quale il contenuto del contratto (sia esso scritto o orale) si determina con il semplice incontro delle due volontà: se c’è questo incontro, la legge non può dire cosa sia giusto o meno, cosa sia equo o meno (salvo rare ipotesi).

 

Questo stesso principio si applica alla penale, ma con un limite: essa non può essere eccessivamente sproporzionata rispetto al presumibile danno subito dalla parte che non ha ottenuto la prestazione. Facciamo un esempio: se Tizio ordina, per il giorno della sua festa di compleanno, un servizio di catering e il servizio di ristorazione si dimentica di lui, il danno è certamente elevato (almeno in termini di immagine e di rispetto degli ospiti), ma non può certo arrivare a un milione di euro se gli invitati erano poche decine e non si trattava di ospiti “internazionali”. L’esempio è iperbolico, ma ci serve per capire che, comunque, tra il tipo di danno e il ristoro previsto dalla penale ci deve essere, comunque, una sorta di continuo bilanciamento. La sentenza in commento infatti precisa che la penale si può ridurre se dalla sua applicazione derivi un ingiusto arricchimento di una delle due parti. Secondo la Cassazione, in particolare, il potere di diminuire la penale concesso al giudice trova la sua ragione nella necessità di ricostruzione dell’equilibrio contrattuale, evitando cioè che da un inadempimento parziale, o comunque di importanza non enorme, possano derivare conseguenze troppo gravi per l’inadempiente [2].

 

 

Come difendersi?

Chi abbia firmato un contratto con una penale eccessivamente elevata, può – qualora sia costretto dalle circostanze a doverla pagare – farne ridurre l’importo dal giudice. Dovrà, cioè, impiantare una causa contro l’altra parte e rivolgersi al tribunale affinché riconduca ad equità la clausola in questione. Questo, dunque, non significa annullare del tutto la penale da pagare, ma far sì che l’importo sia più equo, proporzionato cioè al danno che la controparte ha subìto a seguito dell’inadempimento.

 

Poiché comunque il giudizio ha un suo costo tra spese legali e oneri dell’avvocato, chi agisce deve sempre farsi i conti in tasca e verificare che effettivamente ne valga la pena. Si tenga peraltro conto che il giudice non starà a misurare con la bilancia il rispetto di proporzione tra danno e penale e, quindi, non è detto che la decurtazione sia proprio quella che la parte si attende di ricevere.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, sentenza 17 dicembre 2015 – 7 luglio 2016, n. 13902
Presidente Petitti – Relatore Scalisi

Svolgimento del processo

Il Condominio Lajla opponeva il decreto ingiuntivo con il quale il Presidente del Tribunale di Teramo gli ingiungeva su istanza della ditta P.D.G. di pagare a quest’ultimo l’importo di € 5.003,60 dovuti al saldo dei lavori commissionati con contratto del 23 luglio 2002 ed aventi ad oggetto il rifacimento della pavimentazione della strada privata condominiale. Il Condominio chiedeva la revoca del decreto ingiuntivo esponendo: 1) che erano stati versati in pagamento dei lavori due acconti per la complessiva somma di €. 8.002,00; 2) che la ditta ricorrente non aveva ultimato i lavori, nonostante il direttore dei lavori avesse rilasciato certificato attestante la regolare esecuzione dei lavori; 3) che l’amministratore aveva provveduto a comunicare alla ditta che i lavori non risultavano ultimati e l’opera realizzata presentava dei vizi. Chiamava in giudizio anche il direttore dei lavori, che assumeva essere corresponsabile, ma tale domanda veniva dichiarata inammissibile implicando la chiamata in causa da parte del convenuto in senso sostanziale nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, che, in quanto tale, avrebbe

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[1] Cass. sent. n. 13902/16 del 7.07.2016.

[2] La decisione della Cassazione ed i principi ai quali essa si richiama, tengono conto (per usare le parole della decisione in esame) “del nuovo e moderno sistema contrattuale quale viene sempre più emergendo anche dalla normativa europea, corollario di un liberismo che al contempo è anche solidaristico», dal quale emerge pertanto una maggiore attenzione per la giustizia contrattuale, cioè «per un contratto che non presenti né uno squilibrio contrattuale, né, soprattutto, uno squilibrio di prestazioni o di contenuto”.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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