Imposta di donazione anche se a pagare è un parente
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10 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Imposta di donazione anche se a pagare è un parente

Donazione indirette tassate: se il padre versa l’anticipo per la casa o l’auto del figlio si paga ugualmente l’imposta e senza limiti di tempo; una sentenza della Cassazione apre scenari inquietanti.

 

L’imposta sulla donazione va pagata non solo quando si riceve in regalo una somma di denaro da un familiare, ma anche quando quest’ultimo, allo scopo di contribuire all’acquisto di un bene come una casa o un’auto, versa questa somma direttamente nelle mani del venditore, facendo intestare poi il bene al donatario. È la cosiddetta donazione indiretta che, stando a una recente sentenza della Cassazione [1], non solo viene tassata, ma addirittura può essere accertata anche dopo numerosi anni, in barba a qualsiasi prescrizione. Il che significa che il fisco può recuperare a tassazione le donazioni anche anteriori all’entrata in vigore delle franchigie (le quali hanno previsto l’esenzione delle donazioni tra genitori e figli per importi inferiori a 1 milione di euro). Ma procediamo con ordine e cerchiamo di comprendere quando e come si pagano le imposte sulle donazioni tra parenti. Ma procediamo con ordine.

 

 

La donazione indiretta: cos’è e come funziona

Lo schema della donazione è noto: un soggetto acquista un oggetto (che può essere anche una casa, un’automobile, un motorino) e lo regala a un altro soggetto senza nulla in cambio. Per i beni di non modico valore, l’atto è valido solo se avvenuto davanti al notaio e alla presenza di due testimoni. Ciò vale anche per le somme di denaro. Fiscalmente, tali donazioni sono soggette a regolare tassazione secondo le regole che vedremo più avanti.

 

Meno noto è, invece, lo schema della donazione indiretta anche se, nella prassi, è utilizzato quanto quella ordinaria. In questo caso, il donante non si limita a dare i soldi al donatario affinché questi poi acquisti ciò che gli serve, ma versa la somma (o solo un anticipo) direttamente al venditore, il quale poi cede il bene al donatario. L’esempio più classico si ha quando un genitore paga il costruttore affinché questi intesti la casa al figlio. Ma lo stesso discorso può essere fatto, ad esempio, per l’acquisto di un’automobile, di un motorino, ecc.

 

 

Le imposte sulla donazione

Salvo i casi in cui si applica quella fissa, l’imposta sulle donazioni si determina applicando le aliquote differenziate in base al grado di parentela esistente tra beneficiario e donante al netto dell’eventuale franchigia.

 

Nel caso di coniuge e i parenti in linea retta (genitori e i figli, i rispettivi ascendenti e discendenti in linea retta come i nonni, gli adottanti e gli adottati, gli affiliati e gli affilianti) la franchigia è di 1.000.000 di euro. Oltre tale tetto, l’imposta sulla donazione è del 4%.

 

Tra fratelli e sorelle, la franchigia è di 100.000 euro. Oltre tale importo, l’imposta è del 6%.

 

Nel caso di altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al 3° grado, non c’è franchigia e l’imposta è del 6%.

 

Per tutti gli altri soggetti l’imposta è sempre dell’8%.

 

Nel caso di persona con handicap c’è una franchigia di 1.500.000, oltre la quale l’imposta è del 4%, 6% o 8% a seconda della parentela.

 

 

L’imposta si paga anche per le donazioni indirette

Per essere esente da imposta – dice la Cassazione con la sentenza in commento – la donazione indiretta deve essere espressamente menzionata nel contratto di compravendita; in caso contrario, è dovuta l’imposta di donazione.

Anche per le donazioni indirette, dunque, il beneficiario (cosiddetto donatario) è tenuto a pagare l’imposta sulle donazioni [2] nei termini appena indicati. Bisogna in ogni caso tenere conto delle franchigie predette; per cui, se la donazione avviene tra padre e figlio, l’imposta si paga solo dopo 1milione di euro. Ad esempio, se il papà acquista una casa al figlio del valore di 500 euro, l’imposta non si paga. Lo stesso dicasi se l’acquisto avviene dal portafoglio del nonno. Non così, invece, se a pagare è la zia o lo zio, nel qual caso, infatti, non vi sono franchigie.

In ogni caso, si applicano le regole vigenti al momento in cui è stata posta in essere la donazione: per cui, se la donazione è avvenuta in un periodo in cui non erano ancora vigenti le franchigia [3], l’imposta va pagata per intero.

 

 

Ma non c’è la prescrizione?

L’Agenzia delle Entrate potrebbe imporre a tassazione anche donazioni molto vecchi, per periodi in cui non vi erano le franchigie, in barba alla prescrizione. È questa la sintesi (allarmante) della sentenza in commento. Infatti, se nell’ambito di un accertamento fiscale con redditometro, il fisco chiede chiarimenti al contribuente su come sia stato in grado di acquistare un determinato bene e questi ammette che esso è stato acquistato grazie alla donazione del parente, tale sua dichiarazione costituisce un’ammissione che riapre i termini di prescrizione. Insomma, il contribuente che voglia difendersi dal cosiddetto accertamento sintetico, quello tramite redditometro, è costretto ad autodenunciare la propria evasione relativa alla donazione indiretta. In un modo o nell’altro, quindi, il contribuente è tenuto a pagare qualcosa al fisco.

 

Secondo infatti la Cassazione, l’autodichiarazione del contribuente di aver ricevuto una liberalità indiretta dai genitori molti anni prima riapre il termine per l’applicazione dell’imposta di donazione. Senza limiti di tempo. E se in tale periodo non esistevano ancora le franchigie, egli è tenuto a pagare! Ed è così che la spiegazione addotta da un soggetto per difendersi da un redditometro può trasformarsi in un vero e proprio “autogol” sotto il profilo dell’imposta di donazione.

 


[1] Cass. sent. n. 13133/16 del 24.06.2016.

[2] Le donazioni indirette sono soggette all’imposta di donazione in caso di:

– accertamento dell’Agenzia delle Entrate secondo particolari condizioni (v. dopo);

– registrazione volontaria delle parti.

Sono tuttavia comunque escluse da tassazione:

– le liberalità indirette collegate ad atti concernenti il trasferimento o la costituzione di diritti immobiliari o il trasferimento di aziende che siano già assoggettati all’imposta di registro in misura proporzionale oppure all’IVA;

– le liberalità relative a spese non soggette a collazione, tra le quali rientrano, ad esempio, le spese di mantenimento e di educazione nonché quelle sostenute per malattia;

– le donazioni di modico valore, aventi per oggetto beni mobili;

– i comportamenti che le parti non manifestano in atti (es. pagamento di debito altrui).

La donazione indiretta è tassabile se emerge nell’ambito di un procedimento di accertamento dell’Agenzia delle Entrate e se ricorrono, congiuntamente, le seguenti 2 condizioni:

– l’esistenza di liberalità risulta da dichiarazioni rese dall’interessato nell’ambito di procedimenti diretti all’accertamento di tributi (es. nel caso di accertamento sintetico per incrementi patrimoniali, o “redditometro“);

– le liberalità così emerse abbiano determinato (anche cumulativamente se più di una) un incremento patrimoniale superiore all’eventuale franchigia con riferimento ad un unico beneficiario.

[3] Dl n. 262/2006.

 


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