Pensione donne, quali requisiti per l’uscita anticipata?
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15 Ago 2016
 
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Noemi Secci
 


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Pensione donne, quali requisiti per l’uscita anticipata?

Pensione anticipata e Opzione contributiva donne, Salvacondotto, anticipo requisiti per maternità, invalidità: quando le lavoratrici possono anticipare il pensionamento.

 

Anche se l’età pensionabile (quella utile al pensionamento di vecchiaia) dal 2018 sarà uguale per uomini e donne, restano diverse opzioni per il pensionamento grazie alle quali le lavoratrici possono uscire prima dal lavoro, rispetto ai lavoratori. In alcuni casi si tratta di possibilità che tra poco tempo non saranno più utilizzabili, come il Salvacondotto e l’Opzione donna (anche se quest’ultima potrebbe essere prorogata), in altri casi di possibilità destinate a durare negli anni, come la pensione anticipata. Vediamole insieme.

 

 

Pensione anticipata donne

La pensione anticipata consente alle donne di uscire dal lavoro un anno prima degli uomini. Il trattamento, attualmente, è raggiungibile con 41 anni e 10 mesi di contributi, mentre per i lavoratori il requisito è pari a 42 anni e 10 mesi. I requisiti aumenteranno, in base a quanto previsto dalla Legge Fornero, di 4 mesi (anche se una circolare Inps parla di un probabile incremento di 5 mesi) a partire dal 2019. I requisiti, dal 1° gennaio 2019, saranno dunque pari a 42 anni e 2 mesi per le donne ed a 43 anni e 2 mesi per gli uomini.

In seguito i requisiti dovrebbero aumentare, per entrambi, di 3 mesi ogni biennio.

Dal 2018, inoltre, sarà prevista, sia per gli uomini che per le donne, una penalità per chi si pensiona prima dei 62 anni: la penalità sarà pari all’1% per ogni anno di anticipo della pensione dai 60 sino ai 62 anni di età, mentre sarà del 2% annuo sotto i 60 anni.

 

 

Opzione donna

L’Opzione contributiva donne, nota anche come regime sperimentale, dà alle lavoratrici la possibilità di pensionarsi a 57 anni e 3 mesi di età (se dipendenti) o 58 anni e 3 mesi (se autonome), con 35 anni di contributi; le dipendenti devono attendere un periodo di 12 mesi dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione(la cosiddetta finestra), mentre le autonome devono attendere 18 mesi.

Il calcolo della pensione, in cambio dell’anticipo, è però effettuato col sistema contributivo, che risulta parecchio penalizzante perché si basa sui contributi accreditati e non sulla media degli ultimi stipendi.

I requisiti per l’Opzione donna devono essere stati raggiunti entro il 31 dicembre 2015: chi li ha maturati entro quella data può pensionarsi anche una volta trascorso il periodo di finestra. In base alle risorse a disposizione, comunque, l’Opzione potrebbe essere prorogata, dunque estesa a chi non ha raggiunto i requisiti entro il 2015.

 

 

Salvacondotto

Il Salvacondotto consiste nella possibilità, per i nati sino al 31 dicembre 1952, di pensionarsi a 64 anni di età (il requisito per il 2016 è di 64 anni e 7 mesi, a causa degli incrementi legati alla speranza di vita), se si possiedono:

 

– almeno 20 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2012, se donne;

– almeno 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2012, se uomini.

 

Le donne risultano dunque agevolate da questa opzione, potendo pensionarsi con 15 anni di contributi in meno rispetto agli uomini.

Purtroppo questa forma di pensionamento non è aperta ai dipendenti pubblici, né a coloro che non risultano occupati alla data del 28 dicembre 2011.

 

 

Anticipo pensione contributiva per maternità

Le donne il cui assegno di pensione è calcolato interamente col sistema contributivo possono anticipare la pensione di 4 mesi per ogni figlio, fino ad un massimo di 12 mesi di anticipo(dunque l’agevolazione si limita a 3 figli, dal 4°in poi non sono previsti anticipi ulteriori).

In alternativa, chi ha sino a 2 figli può aumentare il coefficiente di trasformazione della pensione di 1 anno, mentre chi ha 3 o più figli può aumentarlo di 2 anni: il coefficiente di trasformazione è la cifra, espressa in percentuale, che trasforma i contributi accantonati (montante contributivo) in assegno di pensione. Più è alto il coefficiente, dunque, più è alta la pensione: ad esempio, chi possiede 300.000 euro di montante contributivo e un coefficiente del 5% ha diritto a una pensione annua di 15.000 euro, mentre chi lo possiede del 5,5% ha diritto a una pensione annua di 16.500 euro.

 

Per quanto riguarda la pensione contributiva, sono poi riconosciuti dei contributi figurativi per le assenze dal lavoro dovute a:

 

educazione e assistenza dei figli, sino al compimento di 6 anni di età: sono accreditati non più  di 170 giorni per ciascun figlio;

– assistenza a figli dai 6 anni di età, al coniuge e al genitore conviventi, secondo quanto previsto dalla Legge 104: possono essere accreditati al massimo 25 giorni complessivi l’anno, con una soglia limite nella vita lavorativa di 24 mesi.

Questi benefici sono validi per tutte le pensioni calcolate col contributivo, esclusa l’Opzione donna; sono dunque utilizzabili:

 

– dalle lavoratrici cosiddette contributive pure, cioè che non possiedono contributi versati prima del 1996 (le quali non hanno diritto al calcolo retributivo, più vantaggioso perché si basa sugli ultimi stipendi e non sui versamenti, nemmeno per una quota della pensione);

 

– dalle lavoratrici che utilizzano il computo nella Gestione Separata (cioè versano tutti i contributi posseduti in questa gestione: quanto accreditato passa così al calcolo interamente contributivo);

 

– dalle lavoratrici che utilizzano l’Opzione Contributiva Dini (si tratta di un’agevolazione diversa dall’Opzione Donna, con la quale si può raggiungere la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi in cambio del calcolo contributivo).

 

 

Pensione di vecchiaia anticipata

Le donne in possesso di invalidità superiore all’80% possono raggiungere la pensione di vecchiaia a 55 anni e 7 mesi, mentre gli uomini invalidi oltre l’80% possono raggiungerla a 60 anni e 7 mesi (previa attesa di una finestra di 12 mesi, per entrambi).

Il requisito per il trattamento si abbassa a 55 anni e 7 mesi per gli uomini e 50 anni e 7 mesi per le donne, se non vedenti.

Per questa prestazione, nonostante si tratti di pensione di vecchiaia, non è prevista la parificazione dell’età pensionabile come per la pensione di vecchiaia ordinaria.


 


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