Cartellino e badge: il licenziamento del pubblico dipendente
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11 Lug 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Cartellino e badge: il licenziamento del pubblico dipendente

Licenziamento sprint dei furbetti del cartellino: quando e a chi può essere applicato, quanto dura la procedura, denuncia penale e risarcimento.

 

Licenziamento ultra veloce, denuncia penale e risarcimento del danno d’immagine alla Pubblica Amministrazione: sono queste le conseguenze per i dipendenti pubblici che timbrano il cartellino senza recarsi in ufficio previste dal decreto attuativo della Riforma Madia, il cosiddetto decreto Assenteismo.

I cosiddetti furbetti del cartellino hanno dunque vita molto breve, anche se non è vero che possono essere licenziati in 2 giorni: entro questo lasso di tempo vengono solo allontanati, per permettere l’attività di indagine accelerata, che può durare al massimo un mese. Vediamo come funziona la nuova procedura disciplinare e quali sono le conseguenze per il dipendente assenteista.

 

 

Licenziamento lampo: a chi può essere applicato

Innanzitutto, il licenziamento veloce può essere applicato solo ai dipendenti pubblici che sono colti in flagranza, anche con una foto o con un video, a timbrare il cartellino senza recarsi in ufficio, o che si allontanano dal luogo di lavoro. Lo stesso ovviamente vale per i dipendenti che si fanno timbrare il cartellino da altre persone senza recarsi al lavoro.

Rischia il licenziamento anche il dirigente che scopre la falsa timbratura del cartellino e non dispone alcun provvedimento contro il dipendente nel giro di 48 ore.

 

 

Licenziamento lampo: la procedura

Il procedimento per licenziare i furbetti del cartellino è molto veloce: il dipendente colto in flagranza deve essere allontanato dall’ufficio entro 48 ore per permettere le indagini. In pratica, il dirigente deve allontanare il lavoratore entro 2 giorni e inoltrare gli atti necessari per l’azione disciplinare all’ufficio competente per i procedimenti. L’intervento nel giro di 48 ore è obbligatorio, non più facoltativo: se il dirigente non fa nulla, come appena esposto, può essere a sua volta licenziato.

Le indagini sono accelerate, difatti la procedura deve concludersi entro un mese, salvo irreperibilità del lavoratore, e non più in 120 giorni.

Durante il periodo di allontanamento, cioè di sospensione cautelare, il dipendente non percepisce la retribuzione, ma solo un compenso, l’assegno alimentare, pari alla metà dello stipendio base.

Il lavoratore ha 15 giorni, dal momento in cui è messo al corrente del procedimento a suo carico, per preparare la difesa per il contradditorio: può redigere una memoria scritta e farsi assistere nel contradditorio da un rappresentante sindacale. Il termine di 15 giorni può essere rinviato di ulteriori 15 giorni per legittimo impedimento (ad esempio in caso di malattia certificata).

Se il dipendente è irreperibile deve essergli inviata una raccomandata: i 15 giorni di tempo per la difesa scattano, in questo caso, dal momento della notifica (comunque non possono trascorrere più di 30 giorni anche se la raccomandata non viene ritirata)

Nei 15 giorni successivi al contradditorio deve essere completata l’istruttoria: si deve dunque decidere se licenziare o meno il lavoratore, o se applicare sanzioni disciplinari diverse.

 

 

Le altre conseguenze

Gli effetti della timbratura facile, per il lavoratore, non si esauriscono nel licenziamento. Scattano, infatti, in automatico, sia la denuncia penale che quella alla Corte dei Conti per il danno d’immagine causato alla PA col comportamento fraudolento: per risarcire il danno, il dipendente può essere condannato a pagare una cifra almeno pari a 6 mesi di stipendio.


 


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