Quale reddito ci vuole per avere un mutuo dalla banca?
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11 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Quale reddito ci vuole per avere un mutuo dalla banca?

L’istruttoria della banca: come sapere se verrà accettata una richiesta di un mutuo.

 

Quando viene richiesto un mutuo, la prima cosa che fa la banca è sapere a quanto ammonta il nostro reddito, se si tratta di reddito fisso, ossia da lavoro dipendente, o di reddito variabile, ossia da lavoro autonomo (professioni, partite IVA) o imprenditoriale. Proprio per questo la banca chiede le dichiarazioni dei redditi, unici documenti – sebbene autodichiarati e quindi non sempre veritieri – che possano dare un’idea della ricchezza del consumatore e della sostenibilità delle rate del mutuo.

 

In realtà, nel caso dei professionisti e imprenditori, le maglie per la concessione del mutuo sono un po’ più flessibili rispetto al caso del lavoratore dipendente, consapevoli anche gli istituti di credito che il fenomeno “evasione fiscale” – laddove possibile – porta spesso alcune dichiarazioni dei redditi ad essere più ridotte rispetto all’effettiva situazione reddituale del cittadino.

 

In ogni caso, per sapere se la banca accetterà la richiesta di mutuo è necessario procedere all’istruttoria, che verrà avviata dallo stesso Istituto di credito a cui il finanziamento è stato chiesto; istruttoria che spesso richiede alcune settimane di tempo. Una volta effettuata l’istruttoria, la banca potrà dare una risposta definitiva al cliente.

 

Ma quale reddito ci vuole per avere un mutuo dalla banca? Di norma, per il livello di sostenibilità della rata, ancora oggi è valido un rapporto: la somma degli importi delle rate mensili da pagare non deve essere superiore a un terzo (1/3) del reddito che il cliente ha denunciato al fisco con l’annuale dichiarazione dei redditi. Altrimenti è verosimile che la banca bocci la richiesta di finanziamento o inviti a cercare una soluzione diversa. La soluzione è spesso la concessione di garanzie come una fideiussione di un terzo (di norma un familiare con un reddito superiore e di età non troppo avanzata) o la concessione di un’ipoteca su un immobile come la casa.

 

Una parte essenziale dell’istruttoria che conduce la banca è verificare il passato del cliente. Le banche si affidano, in questi casi, a due tipi di banche dati:

  • le società di due intelligence: si tratta di organizzazioni che raccolgono i dati pregiudizievoli, come indagini, procedimenti penali, amministrativi o fallimentari. Chi crede che il passato giudiziario di una persona sia noto solo alle autorità di polizia si sbaglia di grosso. A riguardo rinviamo all’articolo “Spiati dalle banche grazie a World Check”;
  • le società che calcolano l’affidabilità creditizia di un soggetto, che dicono tutto su finanziamenti e mutui richiesti in precedenza o ancora in corso: sui tempi di restituzione delle rate, su eventuali ritardi o inadempimenti, su eventuali segnalazioni alla Centrale Rischi, ma anche sulla corretta esecuzione del contratto. Società di questo tipo raccolgono, insomma, sia le note di merito che di demerito dei clienti delle banche. Questi archivi, chiamati Sic (sistemi di informazione creditizia) sono quattro. Eurisc di Crif è il più usato in assoluto, seguito da Experian-Cerved. Poi ci sono quello di Ctc (Consorzio tutela credito), rivolto soprattutto alle società di credito al consumo (prestiti, carte revolving, cessione del quinto) e quello gestito da Assilea, l’associazione di categoria delle società di leasing. A questi si aggiunge la Centrale rischi della Banca d’Italia, che però a differenza degli altri contiene solo informazioni relative a finanziamenti superiori a 30mila euro.

 

Questi archivi memorizzano una grande quantità di informazioni. Ad esempio, registrano le nostre richieste di finanziamento degli ultimi sei mesi (se sono state accolte o bocciate), segnalano se abbiamo accusato ritardi nei pagamenti di due o più rate (la traccia resta al massimo per un anno dal momento in cui saniamo la posizione) o se abbiamo avuto morosità più gravi (il dato rimane per 36 mesi dall’ultima segnalazione della banca o dalla conclusione del contratto), ma evidenziano anche, per tre anni, il dato “positivo”, quando abbiamo onorato un finanziamento senza problemi.

 

Ognuno può chiedere a Crif di accedere ai propri dati al fine di verificare la propria posizione, per sapere se vi sono indicazioni pregiudizievoli o meno che possano ostacolare la concessione di un mutuo. Se le informazioni raccolte da Crif non sono più attuali si può chiederne la cancellazione, anche se di norma ciò avviene in automatico al decorso di tempi standart.

 

A riguardo, leggi “Per quanto tempo resto segnalato in Crif se non pago?

 

Per ottenere l’accesso alla propria posizione in Crif occorre inviare un apposito modulo di richiesta firmato, corredato da una copia del codice fiscale e di un documento di identità. Quanto ai tempi, la risposta può farsi aspettare fino a 15 giorni lavorativi. L’accesso costa 4 euro, nel caso vengano individuati informazioni riguardanti il richiedente e 10 euro in assenza di dati.

Crif, inoltre, al costo di 35 euro ha creato un servizio extra per i consumatori, chiamato Mettinconto: restituisce la risposta in soli 2 giorni lavorativi.


Autore immagine: 123rf com

 


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