Musacchio: ecco cosa modificherei nella giustizia italiana
Editoriali
11 Lug 2016
 
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Musacchio: ecco cosa modificherei nella giustizia italiana

Intervista a Vincenzo Musacchio, docente di diritto penale e criminologia in varie Università italiane e straniere. Studioso ed esperto di criminalità organizzata e di strategie di lotta alla corruzione. Fondatore e direttore scientifico della prima Scuola di Legalità in Italia intitolata a don Giuseppe Diana (Fonte: Wikipedia).

 

 

Prof. Musacchio perché la giustizia in Italia non funziona?

 

Solone, legislatore ateniese del 596 a.c., riteneva fosse un buon ordinamento giuridico quello che molto semplicemente avrebbe consentito alla “Polis” di vivere in pace e stabilità, evitando le guerre civili causate dall’ingiustizia e dall’abuso di potere, soprattutto da parte degli aristocratici. Da allora, non mi sembra che le cose siano molto cambiate, ciò che auspicava Solone è tutt’ora pienamente valido e condivisibile. Se il sistema Giustizia non funziona o funziona male lo Stato cammina con una sola gamba!

 

 

Nell’attuale sistema giudiziario italiano uno dei punti cruciali è la durata esasperante dei processi. Cosa si può fare?

 

Occorre un nuovo sistema normativo, capace di espungere migliaia di leggi confuse, contraddittorie e spesso inutili, la cui interpretazione genera discrasie che angustiano la vita del cittadino. Il nostro sistema giudiziario non va al passo con la storia, con le evoluzioni politiche, economiche, sociali e culturali ma procede con regole incerte ed antiquate, apparentemente ignaro di ciò che determina con le sue decisioni, inappuntabili, nel migliore dei casi, in punta di diritto, ma oltremisura lontane dalle esigenze di funzionamento di una moderna società democratica di matrice solidaristico sociale. In campo penale, occorre decriminalizzare ad ampio raggio cominciando dai reati bagattellari. Come Falcone, sono favorevole alla separazione delle carriere, ogni processo si deve svolgere concretamente nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. Non ritengo sia giusto che i giudici facciano corpo unico con le procure. Questa separazione porterà il giudice ad avere una maggiore autonomia, quella che poi sancisce la nostra Carta Costituzionale.

 

 

Si ma in concreto lei cosa proporrebbe?

 

Per esempio, una mia idea – molto osteggiata – è l’abolizione del grado d’appello, consentendo solo la possibilità di ricorrere ad una Corte suprema che entri sia nel merito che nella legittimità di una decisione giudiziale. Questo darebbe, di fatto, una forte accelerazione al processo evitando gli attuali tempi biblici. Tra le altre cose che farei subito certamente vi rientra una vera riforma delle prescrizione. La interromperei dopo il rinvio a giudizio. Poi creerei una corsia preferenziale per i reati commessi da amministratori pubblici mediante un rito immediato. I politici dovrebbero dare l’esempio ed essere messi immediatamente fuori gioco quando ci siano reati gravi a loro carico. Non si può consentire che il denaro pubblico sia gestito da una persona rinviata a giudizio per corruzione. Ecco, le ho detto alcune idee concrete.

 

 

Cosa ne pensa del nostro sistema carcerario e del ruolo della pena?

 

Sono sempre stato convinto che il carcere non serva più di tanto così com’è concepito (salvo rari casi) perché la vera sfida è riuscire a fare in modo che le persone che escono dal carcere non tornino a delinquere, solo così saremmo tutti più sicuri. Oggi invece, in Italia, il 70% di chi esce dal carcere poi vi fa quasi automaticamente ritorno. La mia idea di diritto penale, quella che ho sempre insegnato a tutti i miei allievi all’Università, è che nel delitto non debba contare solo il fatto, ma anche perché lo si è commesso e quale possa essere il rimedio per prevenirlo ed eventualmente provare a guarire il reo. Questo ovviamente impone un ruolo centrale della vittima e la effettività della pena, cose che attualmente non esistono nel nostro ordinamento penale. Il mio maestro Giuliano Vassalli insisteva nel dirmi sempre che la pena deve essere la extrema ratio e non la panacea di tutti i mali della società. Resto ancora oggi fermamente convinto di questa sua tesi.

 

 

Cosa ne pensa dell’ampliamento dei limiti della legittima difesa molto di moda in questo periodo?

 

Che la causa di giustificazione possa essere rivista non vi sono dubbi, ma sono contrario ad ampliare la legittimità della risposta privata. Ma anche questa situazione attuale è conseguenza del non funzionamento del sistema penale italiano. Io ho sempre pensato che se armiamo i cittadini chi delinque si attrezzerà di conseguenza e diventerà quindi molto più pericoloso. Piuttosto darei mezzi e strumenti alle forze di polizia e valuterei seriamente il sistema preventivo e l’efficacia e l’effettività delle conseguenze penali.

 

 

Cosa ne pensa dell’omicidio stradale recentemente diventato nuovo delitto?

 

Avrei riflettuto più approfonditamente sulla proporzionalità della pena rispetto al disvalore dell’atteggiamento soggettivo proprio per evitare di rendere ancora più contraddittorio il nostro sistema penale già pervaso da discrasie notevoli. Si poteva fare di più e meglio soprattutto non trascurando l’ambito della prevenzione dei reati stradali.

 

 

Che mi dice invece sulle intercettazioni e sulla diffusione nei media?

 

Sono convinto che siano lo strumento investigativo più efficace che abbiamo e uno dei pochi che funziona veramente. Le sue storture riguardano sempre il cattivo funzionamento della giustizia e non un problema di regolamentazione che c’è ma non è di fatto rispettata. Il segreto istruttorio, purtroppo, in questi anni si è trasformato in una chimera ormai buona solo per le lezioni agli studenti universitari.

 

 

Ultima domanda. Forse la più difficile. Che mi dice della magistratura italiana?

 

Nei miei ventidue anni di vita vissuta con funzioni organizzative, sia in uffici requirenti che giudicanti, ho potuto constatare che spesso i magistrati non sanno organizzare il proprio ufficio. Ho conosciuto tanti magistrati che lavorano per tre e tanti altri che lavoravano pochissimo, di conseguenza, occorrerebbe riequilibrare. Il lavoro del magistrato necessita di una sensibilità incredibile. Spesso si decide sulla libertà delle persone e sul futuro della vita di un individuo e non sempre viene rispettata la dignità di coloro che commettono un reato. Lo Stato quindi dovrebbe dotarli di mezzi adeguati che ad oggi purtroppo non ci sono. Anche le loro carriere vanno riviste. Io credo che sia indispensabile rafforzare la responsabilità disciplinare dei magistrati e attuare interventi che assicurino la prevalenza del merito non solo sull’anzianità, ma anche sulle correnti che a mio giudizio non dovrebbero esistere. Un magistrato nell’esercizio delle sue funzioni dovrebbe applicare la Costituzione e la legge senza alcun condizionamento ideologico. Per i magistrati che fanno politica attiva ritengo sia improrogabile un serio intervento legislativo che disciplini le loro modalità di accesso alle funzioni politiche e al tempo stesso introduca forti limitazioni di tipo territoriale e funzionale, dell’elettorato passivo, dell’accesso diretto alle cariche amministrative e di governo, nonché del ritorno del magistrato all’esercizio delle funzioni giudiziarie, non escludendo in alcuni casi tassativamente previsti, il divieto di ritorno all’esercizio di funzioni giurisdizionali. Per dirla con parole più semplici, nel territorio dove esercita la sua funzione, il magistrato non dovrebbe accettare candidature ne assumere incarichi politici e amministrativi negli enti locali.


Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
12 Lug 2016 CECILIA LOLIVA PINTO

A MIO MODESTO AVVISO,PRIMA DI SCRIVERE E’ FIRMARE LE LEGGI;TUTTO SOMMATO L’IDEALE SAREBBE,MEGLIO CHIAMARLE LE “LOGICHE”,POICHE’ TRATTASI DI SEMPLICISSIME RIFLESSIONI DA PARTE DEL PERSONALE CHE PENSANO,SCRIVONO,E’FIRMANO I DECRETI.

PER CUI,RIBADISCO,AI PREDETTI,BASTEREBBERO SEMPLICISSIME DETTAGLIATE RIFLESSIONE,PER FAR SCATURIRE LE “LOGICHE” A REGOLA D’ARTE;INOLTRE,E’ NON DA MENO,LE LOGICHE DOVREBBERE ESSERE UGUALI E MAI,RIBADISCO “MAI” DOVREBBERO ESSERE CONTRASTANTI TRA DI LORO;INOLTRE,SI DOVREBBE IMPORRE A TUTTI,RIBADISCO HA “TUTTI” I GIUDICI DI APPLICARE LE LOGICHE CONSONE AI SVARIATI TIPI DI REATI,CIVILI O PENALI CHE ESSI SIANO,SOLO COSI L’INTERA ORGANIZZAZIONE FORENSE POTRA’ FARSI “ONORE” OVUNQUE,POICHE’ CON L’ANOMALO ANDAZZO CHE SI E’ VERIFICATO SVARIATE VOLTE,IN TANTI CI SIAMO RIMASTI MALISSIMO,POICHE’ NONOSTANTE LE SACRO SANTI RAGIONI DI SVARIATE VITTIME DI CASI ANOMALI, ILLEGALI E’ VIA DICENDO,CI SIAMO RESI CONTO CHE SIAMO CADUTI DALLA PADELLA ALLA BRACE; PER CUI,NON E GIUSTO CHE LE VITTIME DOPO AVER SBORSATO PARECCHIO DANARO ALL’AVVOCATO PER ESSERE DIFESI SONO PRESI ANCHE HA BEFFE E’ PER I FONDELLI,POICHE’ “REALMENTE” SONO ESISTENTI SVARIATE PROCEDURE COMPLETAMENTE AL “ROVESCIO”,DIFATTI PER ESPERIENZE E’ TANGIBILI PROVE PERSONALI,SVARIATE CAUSE SI FONDANO SU ATTI ABBONDANTEMENTE FALSIFICATI,SU CUI SONO STATE MESSE ANCHE FIRME “FALSE”,COSI AGENDO, SVARIATI AVVOCATI E’ “ALCUNI” UFFICIALI GIUDIZIORI, CERCANO DI INGANNARE SVARIATI GIUDICI.

PER CUI,CERTO,E’ PIU’ CHE LOGICO CHE LE PARTI “LESE” DEBBONO INSISTERE PIU’ DI TANTO PER FAR VALERE I LORO SACRO SANTI DIRITTI,POICHE’ HANNO RAGIONE E’ GIUSTAMENTE ESIGONO “GIUSTIZIA”.

CON L’AUGURIO E LA SPERANZA CHE SIA MESSA LA PAROLA FINE ALLE INGIUSTIZIE,TRAMITE SENTENZE AL COPLETO ROVESCIO, POICHE’ PRIMA DI EMETTERE LE SENTENZE DEBBONO PRENDERE IN CONSIDERAZIONE,E’ DETTAGLIATAMENTE LEGGERE ANCHE GLI ATTI “GIUSTI” DELLE VITTIME DEGLI AVVOLTOI ED ESSERI SENZA SCRUPOLI.

CHIEDO SCUSA DEGLI EVENTUALI ERRORI GRAMMATICALI ED ORTOGRAFICI,POICHE’ O FREQUENTATO SOO FINO ALLA IV E. PER CRUDELTA’ E’ IGNOBILTA’ DI TERZI. PRESIDENTE ASSOCIAZIONE A.N.I.O.P.A. CECILIA LOLIVA PINTO