Indennità di paternità dei lavoratori autonomi
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11 Lug 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Indennità di paternità dei lavoratori autonomi

Diritto all’assegno di paternità per artigiani, commercianti, agricoltori e pescatori: per quanti mesi e in quali situazioni spetta, come ottenerlo.

 

Dal 2015, anche il padre che lavora in proprio può usufruire dell’indennità di maternità corrisposta dall’Inps, nel caso in cui l’assegno non spetti alla madre: questo beneficio, noto come indennità di paternità, è stato confermato definitivamente da una legge recentemente entrata in vigore [1] e da una successiva circolare dell’Istituto [2].

Vediamo tutte le ipotesi in cui il papà lavoratore autonomo ha diritto all’indennità da parte dell’Inps, a quanto ammonta, per quanto spetta l’assegno e come richiederlo.

 

 

Indennità di paternità lavoratori autonomi: a chi spetta

I lavoratori autonomi che hanno diritto all’indennità di paternità dell’Inps sono:

 

– artigiani;

– commercianti;

– coltivatori diretti, coloni, mezzadri, imprenditori agricoli;

– pescatori autonomi della piccola pesca marittima e delle acque interne;

 

– purché iscritti alle rispettive gestioni previdenziali ed in regola con il pagamento dei contributi.

 

L’assegno di paternità spetta quando la madre, che deve essere lavoratrice dipendente oppure lavoratrice autonoma (cioè artigiana, commerciante, coltivatrice diretta, pescatrice etc.), si trova in una delle seguenti situazioni:

 

– è morta o gravemente malata;

– ha abbandonato il figlio;

– oppure non ha l’affido del figlio, in quanto questo risulta affidato in via esclusiva al padre.

 

 

Indennità di paternità lavoratori autonomi: per quanto spetta

Se si verifica una delle situazioni elencate in capo alla madre, a partire da tale data il padre lavoratore autonomo ha diritto all’indennità di paternità, fino alla fine del periodo di congedo successivo al parto (post partum) che sarebbe spettato alla madre lavoratrice.

Il congedo successivo al parto, per il quale spetta l’indennità di paternità, è il periodo di 3 mesi dopo il parto: se la madre è lavoratrice dipendente, al padre possono competere, in aggiunta, eventuali periodi di congedo di maternità spettanti prima del parto non goduti.

Qualora, però, il padre abbia iniziato l’attività di lavoro autonomo dopo l’inizio del periodo di spettanza dell’assegno, potrà beneficiarne solo dalla data di avvio dell’attività, se questa è stata comunicata all’Inps nei termini; diversamente, l’assegno spetta a partire dalla data di iscrizione alla gestione dell’Inps.

Il papà lavoratore autonomo, così come la madre lavoratrice autonoma, è libero di svolgere l’attività lavorativa nei periodi indennizzati con l’indennità di paternità senza per questo decadere dal beneficio.

 

 

Indennità di paternità lavoratori autonomi: a quanto ammonta

L’ammontare dell’assegno di paternità dei lavoratori autonomi è calcolato allo stesso modo dell’indennità di maternità delle lavoratrici autonome.

L’assegno giornaliero è dunque pari:

 

– all’80% del minimale di retribuzione giornaliera degli impiegati dell’artigianato e del commercio, per artigiani e commercianti; il minimale è riferito all’anno in cui inizia l’indennità di paternità;

– all’80% del minimale di retribuzione per gli operai dell’agricoltura, per i lavoratori autonomi agricoli;  il minimale è riferito all’anno che precede il parto;

– all’80% del salario giornaliero convenzionale per i pescatori delle cooperative della piccola pesca marittima e delle acque interne; il salario è riferito all’anno in cui inizia l’indennità di paternità.

 

 

Indennità di paternità lavoratori autonomi: come si richiede

La domanda di indennità di paternità deve essere compilata in modalità cartacea, stampando il modello SR01, reperibile nel sito dell’Inps alla sezione modulistica. Il modulo deve essere poi:

 

– inviato tramite posta elettronica certificata all’indirizzo pec della sede Inps competente;

– inviato alla sede Inps competente con raccomandata;

– presentato direttamente allo sportello.

A partire da settembre 2016 sarà possibile inviare la domanda in modalità telematica, utilizzando il sito dell’Inps (se si possiede il codice Pin, la carta nazionale dei servizi o l’indennità digitale), il contact center oppure tramite patronato.

 

Alla domanda bisogna sempre allegare i seguenti documenti:

 

– in caso di morte della madre, i suoi dati e la data del decesso (mentre non si deve presentare il certificato di morte);

 

– in caso di grave malattia della madre, si deve presentare una specifica certificazione medica;

 

– in caso di abbandono del figlio non riconosciuto dalla madre, il padre deve allegare l’apposita dichiarazione sostitutiva di atto notorio;

 

– in caso di abbandono del figlio riconosciuto dalla madre, sono necessari gli estremi o la copia conforme del provvedimento con il quale il giudice ha deciso la decadenza della potestà dell’altro genitore; se il provvedimento non è stato ancora emesso, basta la copia delladomanda diretta ad ottenere il provvedimento stesso;

 

– in caso di affidamento esclusivo del figlio, sono necessari gli estremi o la copia conforme del provvedimento.


In pratica

I lavoratori autonomi possono presentare la domanda per chiedere l’indennità di paternità al posto della madre; le lavoratrici o i lavoratori autonomi possono beneficiare della maternità estesa a cinque mesi, invece di tre, in caso di adozione e affidamento.

Nella definizione di lavoratore autonomo in questo caso rientrano artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni, mezzadri, imprenditori agricoli a titolo principale, pescatori autonomi della piccola pesca marittima e delle acque interne, iscritti alle relative gestioni previdenziali presso l’Inps e in regola con il versamento dei contributi. Questi lavoratori possono chiedere l’indennità di paternità a fronte della morte o grave infermità della madre, oppure abbandono del figlio da parte della stessa o, ancora, affidamento esclusivo del figlio al padre. In questi casi l’interessato può beneficiare dell’indennità a partire dal giorno in cui si verifica l’evento fino al termine previsto dei tre mesi successivi al parto riconosciuti alla madre (se quest’ultima svolge un lavoro dipendente si aggiungono anche gli eventuali giorni non utilizzati nei 2 mesi precedenti il parto).

[1] L. 80/2016

[2] Inps Circ. n. 128/2016.

 


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