Come si interpreta un testamento?
Editoriali
11 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Come si interpreta un testamento?

Il giudice può dare al testamento un significato diverso da quello letterale delle parole se quest’ultimo non può essere attuato, purché non abbia un senso completamente antitetico.

 

Interpretare un testamento è quanto di più difficile ci possa essere, non fosse altro per il fatto che – a differenza di contratti e altre scritture private – il suo autore non è più un grado di fornire spiegazioni e chiarimenti su ciò che, con una determinata frase, intendeva dire. Così non rimane che sforzarsi, tentare di “entrare nella sua testa” e cercare di comprendere cosa, nel momento in cui ha redatto le sue ultime volontà, volesse dire.

Fin quando il senso letterale delle parole è coerente con la realtà di fatto e, quindi, alle singole disposizioni testamentarie si può dare un significato e un’attuazione pratica, non vi è alcun tipo di problema. Le difficoltà, invece, sorgono nel momento in cui il senso letterale delle parole porti a dei risultati impossibili da attuare, perché magari la consistenza dei beni del defunto è differente da quello che appare all’interno del testamento. Per dare una soluzione a questi casi c’è la giurisprudenza che, con una recente sentenza della Cassazione [1], ha spiegato come interpretare un testamento.

 

I giudici ricordano che una disposizione testamentaria va sempre interpretata ricercando la reale volontà del defunto e assegnando, per quanto possibile, un senso compiuto alle espressioni dubbie. Quindi, nell’incertezza tra due significati, di cui uno impossibile da attuare e l’altro, invece, possibile, bisogna preferire quest’ultima interpretazione. È il cosiddetto principio di conservazione previsto dal codice civile [2].

 

Il giudice è tenuto ad accertare l’effettiva volontà del testatore comunque espressa, badando al significato specifico e concreto delle singole espressioni usate, dando prevalenza a tale significato rispetto a quello letterale; tenendo presente, nei casi dubbi, l’insieme del testamento in rapporto anche alla mentalità, alla cultura e all’ambiente di vita del testatore; preferendo, infine, in tali casi una soluzione che consenta di conferire un effetto concreto ad una interpretazione che non sia suscettibile di esecuzione.

 

Spetta quindi al giudice del merito procedere a un esame globale del testamento e non di ciascuna singola disposizione, valutando anche elementi estrinseci e potendo sempre attribuire alle parole usate dal testatore un significato diverso da quello tecnico e letterale, purché non contrastante e antitetico.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 27 aprile – 8 luglio 2016, n. 14070
Presidente Migliucci – Relatore Falabella

Svolgimento del processo

Con citazione notificata in data 5 ottobre 1991, Monteverde s.r.l. – ora S.A.I.T.E.M. s.p.a. – evocava in giudizio T.M. deducendo di aver acquistato dagli eredi di T.D. e da T.C. i diritti di superficie e di sopraelevazione sul secondo piano di un fabbricato in (omissis):
diritti collegati a una scalinata coperta ivi ubicata.
Tale scalinata era stata infatti assegnata ai predetti T.D. e Celestino nel testamento di T.P. e nel predetto testamento era disposto che gli eredi ne potessero usufruire per una eventuale sopraelevazione. Lamentava l’attrice che il convenuto aveva chiuso la scalinata realizzando due stanze, una nella parte inferiore e una nella parte superiore, che la stessa era inutilizzabile e che non potevano più essere esercitati i diritti di superficie e di sopraelevazione.
Nella resistenza di T.M. , il Tribunale di Pescara accoglieva la domanda attrice e condannava il convenuto al ripristino dello stato dei luoghi attraverso la rimozione delle opere interclusive.
Proposto appello, era esperita attività istruttoria diretta ad accertare a quando risalisse il lamentato mutamento dello stato dei luoghi. Quindi

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[1] Cass. sent. n. 14070/16 dell’8.07.2016.

[2] Art. 1367 cod. civ.

 


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Commenti
11 Lug 2016 Mario Di Giambattista

Si puo’ escludere un figlio da un’eredità’, non nato da matrimonio riconosciuto dal padre naturale dando il cognome.
Il padre e’ vissuto è morto a Rochester NY U.S.A mentre il figlio in
Italia.
Distinti saluti
Mario Di Giambattista.