Avvocato responsabile per consulenze e pareri
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12 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Avvocato responsabile per consulenze e pareri

Responsabilità professionale: l’avvocato che sbaglia il parere, fornendo al cliente delle indicazioni non corrette ancor prima della causa o a prescindere dall’esistenza di un giudizio in tribunale, deve risarcire i danni.

 

Avvocati: anche il semplice parere, se sbagliato, può essere fonte di responsabilità professionale nei confronti del cliente e dar diritto a quest’ultimo al risarcimento del danno. Non è solo l’attività tipica del legale – quella cioè di difesa nel corso di una causa, in udienza davanti al giudice o in studio nel redigere l’atto di difesa – a consentire all’assistito di rivendicare l’indennizzo in caso di errore o di omessa diligenza nell’espletamento del mandato: c’è anche la cosiddetta consulenza stragiudiziale, quella cioè espletata al di fuori e a prescindere del giudizio in tribunale. È quanto si evince da un orientamento ormai consolidato della giurisprudenza, da ultimo ribadito dalla Cassazione con due sentenze di quest’anno [1].

 

Paradossalmente è più rischiosa, per il professionista, l’attività stragiudiziale che quella svolta nel processo, nella quale ultima l’esito della prestazione dipende anche da ulteriori fattori, non in ultimo le diverse interpretazioni dei giudici, le dichiarazioni dei testimoni, il comportamento della controparte e le prove fornite da quest’ultima.

A tal fine il codice deontologico degli avvocati impone a questi ultimi di svolgere la propria attività con coscienza e diligenza, assicurando la qualità della prestazione professionale.

 

 

Il primo contatto in studio con l’avvocato

La responsabilità dell’avvocato si può manifestare già solo al primo contatto con il cliente, all’accesso in studio, quando questi – ad esempio – gli chiede di essere difeso in causa e il professionista tuttavia declini l’incarico, sostenendo che non vi sono i presupposti per l’azione: se così non dovesse essere e il parere errato dovesse far decorrere i termini per procedere in un momento successivo, non ci sarebbe scampo al risarcimento del danno.

Allo stesso modo, si configura la responsabilità dell’avvocato quando questi accetta l’incarico, ma senza ancora raccogliere la firma del cliente sulla procura processuale: scatta il risarcimento se il professionista ritarda nell’avviare il giudizio, pregiudicando il diritto del proprio assistito (si pensi al caso in cui il ritardo consenta alla controparte di disporre del tempo necessario ad occultare i propri beni o a “solidificare” gli effetti del proprio illecito).

 

Dunque l’avvocato è sempre libero di rifiutare il mandato conferitogli dal cliente, anche senza fornire alcuna spiegazione in merito al suo diniego; ma se prende in esame la questione e rende il parere sull’esperibilità dell’azione dovrà farlo con la massima cura e diligenza.

 

 

Pareri, lettere e diffide

Ed ancora la responsabilità dell’avvocato si configura non solo quando questi sia chiamato a redigere un parere scritto o a fornirlo in forma orale o telefonica, ma altresì nel caso di redazione di atti, lettere, scritti di ogni genere come ad esempio contratti, richieste di pagamento o dilazioni. Si pensi al caso di una lettera che, erroneamente, nel contestare un debito finisce per ammetterne un altro. O ancora al caso in cui l’avvocato, nel contestare il mancato pagamento di alcuni arretrati per il dipendente, dimentichi di contestare il licenziamento nei termini di legge.

 

 

L’avvocato serio suggerisce sempre un accordo bonario

Non vi sono quindi dubbi che la responsabilità dell’avvocato non consegue solo per la sua attività usuale, nella difesa in giudizio, ma pure ancor prima d’iniziare la causa, nella scelta se intraprenderla o meno e anche nel consigliare la parte circa il possibile avvio dell’azione, le speranze di un esito positivo o negativo.

 

Si verte nell’ambito dell’attività stragiudiziale, appunto perché l’accesso alla giustizia non è stato ancora iniziato, e quindi sembrerebbe un terreno ancora neutro. Anzi a quello stadio il cliente è chiamato a usare la massima prudenza, valutando tutti i pro e i contro circa la convenienza della causa, anche perché il desiderio di guadagno può indurre il legale con pochi scrupoli a convincere chi gli si rivolga ad andare in giudizio, e così accettare di patrocinare anche cause perse in partenza.

 

Leggi “Non fidarti di un avvocato se ti dice che… le 8 bugie dei legali”.

 

Di questi tempi è possibile valutare la serietà dell’avvocato in relazione a quante volte dissuade il potenziale cliente dall’agire in giudizio: le cause non sono più soltanto lunghe e costose, ma presentano ormai profili di forte rischio per il cliente. La sconfitta, infatti, può comportare sonore condanne non solo alle spese processuali, ma anche al risarcimento per lite temeraria. Senza contare che chi perde in appello viene obbligato anche a pagare, a titolo di sanzione, un somma pari al contributo unificato della relativa causa (il che significa versarlo due volte).

 

Ecco perché l’avvocato che si rispetti tenta sempre, prima di iniziare la causa, un tentativo di soluzione amichevole con la controparte, anche se quest’ultima dovesse portare a un non integrale soddisfacimento delle ragioni del proprio cliente. Meglio una mezza vittoria immediata, che una completa dopo numerosi anni, quando ormai potrebbe non servire più.

 

 

L’avvocato non nasconde nulla al cliente

La responsabilità dell’avvocato si manifesta anche in relazione ai doveri deontologici di informazione preventiva sulle possibilità di riuscita della causa, sui rischi che il giudizio può comportare (si pensi al caso di un orientamento ancora controverso tra i giudici) e alla condivisione della strategia processuale che si intende seguire. Quest’ultima non è più una scelta univoca del difensore da non comunicare all’assistito: al contrario quest’ultimo deve essere reso partecipe di tutte le scelte prima e durante la causa, anche al fine di valutare se proseguire o meno il giudizio (qualora esso diventi più complicato) e/o accettare un’offerta transattiva dalla controparte.

 

 

L’avvocato deve rispettare i termini

Il codice civile e quello di procedura civile sono pieni zeppi di “termini” da rispettare, scaduti i quali la difesa di un diritto, seppur supportata dalla ragione nei fatti, non è più possibile. Questi termini non riguardano solo le varie scadenze processuali (udienze, deposito di documenti, ecc.), ma iniziano a decorrere ancora prima: si pensi alla necessità di una lettera interruttiva della prescrizione, al deposito della costituzione in tribunale, all’avvio della causa dopo il tentativo di mediazione o di negoziazione assistita.

 

In base al codice civile la responsabilità del professionista non sussiste tutte le volte in cui la prestazione d’opera implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà; in tal caso l’avvocato non risponde dei danni, se non in caso di malafede o di colpa grave. Ma quando si tratta di mancato rispetto di termini c’è poco da discutere, come ben sanno gli avvocati che ne son terrorizzati: con i numeri non si discute. Termini di prescrizione e di decadenza costituiscono l’abc per un avvocato: in tali casi la colpa è sempre lieve e, quindi, non sono ammessi sconti.


La sentenza

La responsabilità professionale dell’avvocato, la cui obbligazione è di mezzi e non di risultato, presuppone la violazione del dovere di diligenza media esigibile ai sensi dell’art. 1176, secondo comma, cod. civ.; tale violazione, ove consista nell’adozione di mezzi difensivi pregiudizievoli al cliente, non è esclusa né ridotta quando tali modalità siano state sollecitate dal cliente stesso, poiché costituisce compito esclusivo del legale la scelta della linea tecnica da seguire nella prestazione dell’attività professionale.

Corte cassazione, sezione III, sentenza 28 giugno 2016 n. 13292

 

La responsabilità del difensore non è attenuata nel caso in cui il cliente abbia tenuto dei comportamenti su consiglio o comunque con l’assistenza del difensore medesimo, ove si tratti di comportamenti la cui illiceità non sia di immediata evidenza per un soggetto non esperto in materie giuridiche: è, infatti, compito del difensore indirizzare le scelte del cliente in senso conforme alla legge, se dal caso astenendosi dalla difesa ove gli siano richiesti comportamenti non ortodossi.

Corte cassazione, sezione VI – 3, ordinanza 5 settembre 2013 n. 20379

 

La responsabilità dell’avvocato non può affermarsi per il solo fatto del

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[1] Cass. sent. n. 13007/2016 e n. 13008/2016.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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